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La fede dirige, il retto comportamento obbliga, la sottomissione implica la retribuzione ultraterrena.
- non vi è altro Dio se non Iddio e Muhammad è il suo Inviato.
- non deve esserci distinzione fra atti di culto e atti sociali del comportamento, essi coincidono.
- l’Islam è la religione naturale dell’uomo, quella in cui ogni individuo è nato.
- l’Ilsam è religione profetica. Si fonda sull’idea che il messaggio di Dio è stato rivelato attraverso l’invio di profeti.
- l’Islam è religione anti-dogmatica, sia per l’estrema semplificazione della professione di fede, che per la mancanza di un magistero ecclesiastico e di una autorità centrale.
Lo studio della teologia è inessenziale, ciò che vincola i mussulmani piuttosto è la pratica degli atti del culto, i cinque pilastri previsti dal retto comportamento:
1) la professione di fede;
2) la preghiera;
3) il digiuno;
4) il pellegrinaggio;
5) l’elemosina legale.
Per salvarsi è indispensabile AGIRE.
Il rapporto tra Dio e il credente è diretto, immediato, senza intermediari.
E’ composto da 114 Sure divise in versetti.
La Creazione non è un processo concluso e definitivo: Dio produce il creato e lo riproduce.
Ribellione di Lucifero secondo il Corano: Iblis, uno degli angeli più vicini all’Altissimo, si rifiutò di prostrarsi a una creatura mortale, ma venne perciò maledetto e diventò Satana, il più grande nemico dell’uomo.
La salvezza o la punizione ultraterrena in proporzione o relazione a ciò che l’uomo ha fatto rappresentano una convinzione irrinunciabile dell’Islam. Ogni mussulmano ha il dovere di riparare o di impedire i torti di cui è testimone con la mano, la parola o il cuore, cioè con l’azione, l’ammonizione o la preghiera.
L’obbedienza al governante è dovuta solo se costui implementa le leggi di Dio, altrimenti la ribellione è lecita, anzi doverosa.
“E’ dato permesso di combattere a coloro che combattono perché hanno subito ingiustizia.” (23,39)
Esistono due tipi di jihad: il “grande” che è lotta per la purificazione di se stessi e per vincere le inclinazioni malvagie del carattere e del comportamento. Il “piccolo” che in effetti corrisponde alla guerra. Questo secondo jihad è nettamente inferiore agli occhi di Dio.
Il Corano, come la Bibbia ebraica e a differenza dei Vangeli cristiani, include prescrizioni legali, anche molto minuziose.
Come accade in tutte le società patriarcali, il Corano afferma la superiorità dell’uomo sulla donna e del marito sulla moglie, ma non prescrive la segregazione delle donne, né l’obbligo del velo o del burqa. Si limita a suggerire la pudicizia e la modestia.
Un versetto di grande rilevanza è il 2,275 che dichiara totalmente e definitivamente illecita l’usura: da questo nasce il sistema bancario islamico.
L’Islam non condivide l’idea del peccato originale e la salvezza è un affare diretto tra il credente e Dio.
Il Corano è anzitutto Logos di Dio.
Versetto della spada 9,5: “Uccidete i miscredenti dovunque li troviate. Prendeteli, circondateli, tendete loro imboscate.”
Sei sono i fini del Corano:
- esporre con semplicità gli elementi del dogma;
- determinare le regole essenziali del lecito e dell’illecito;
- mettere in rilievo i valori morali;
- attirare l’attenzione sulle meraviglie dell’universo;
- affinché l’uomo rifletta sui segni di Dio, mediti e comprenda con la ragione il disegno della creazione;
- insegnare la sunna e l’esempio del Profeta.
La giustizia è il fondamento del potere. Se questa non c’è allora il potere va combattuto.
L’Islamismo radicale denuncia la società contemporanea come corrotta e senza Dio.
Il Corano svela i suoi segreti solo a chi sa trasformare la conoscenza in abbrivio per l’azione.
Non è un libro di teorie astratte o di fredde dottrine che il lettore può comodamente intendere standosene seduto in poltrona, né i suoi segreti vengono svelati nei seminari o negli oratori. Al contrario, è il programma, il testo guida di un messaggio, di una missione, di un movimento, E’ azione concreta.
