"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera."
Sette sermoni ai morti - C.G.Jung
"Ho sofferto abbastanza a lungo dell'incomprensione e dell'isolamento a cui si va incontro quando si dicono cose che la gente non capisce", così confida Jung alla sua segretaria (eppure questo è il destino per ogni serio ricercatore. NdRC).
Ma quanto triste sarebbe il mondo, se le regole qualche volta non fossero violate! ~Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni.
Esistono due forme del pensare: il pensiero indirizzato e il sognare o fantasticare. Il primo, operando con gli elementi del linguaggio, serve a comunicare ed è faticoso, sfibrante. Il secondo per contro opera senza sforzo, spontaneamente potremmo dire, con contenuti già belli e pronti e giudato da motivi inconsci. Il primo crea acquisizioni nuove, adattamenti, imita la realtà e cerca di influire su di essa. Il secondo invece volge le spalle alla realtà, mette in libertà tendenze soggettive ed è, per quel che concerne l'adattamento, improduttivo. Questa seconda forma di pensiero, non analitico e linguistico, trascorre dal fluire spontaneo di immagini, tutt'altro che accidentale, al pensiero onirico vero e proprio, in una condizione di trance autoipnotica.
La meditazione, lungamente e profondamente coltivata, è l'unico modo di entrare desti nell'inconscio. (NdRC: il quale partorisce parte dei 60.000 pensieri che ci attraversano la mente ogni santo giorno, senza che noi ne abbiamo alcun controllo.)
Vi sono delle cose nella psiche che non sono prodotte dell'io, ma che si producono da sé, e hanno una vita propria.
Il magico è buono e cattivo, e insieme né buono né cattivo. La modalità magica si produce da sola. Si aprono le porte al caos, ne scaturisce la magia.
L'inconscio corrisponde alla mitica terra dei morti, la terra degli antenati.
Il razionalismo e il dottrinarismo sono malattie del nostro tempo: pretendono di sapere tutto. Vi è un sapere profondo dell'anima, custodito nell'inconscio, i cui messaggi fanno capolino attraverso i sogni, il simbolismo mitico delle religioni, le esperienze straordinarie o parapsicologiche che la nostra scienza, la quale finora ha assunto la posizione più comoda, si rifiuta di prendere in considerazione.
L'inconscio collettivo è comune a tutti; è il fondamento di ciò che gli antichi chiamavano la simpatia di tutte le cose.
Il tema delle due personalità in ciascuno di noi (NdRC: il Doppelgänger) ricorre costantemente: una personalità profonda, antica (un'intelligenza maggiore della mia dice Jung), ed una cosciente e limitata, governata dallo spirito del tempo.
Ciò che si apre nel nostro intimo, inoltrandoci nel mondo dell'inconscio, è una dimensione che supera e sconvolge i limiti della visione cosciente, del mondo che presumiamo oggettivo, ordinato nello spazio, nel tempo, nei nessi causali meccanici della scienza positivistica, fino a sconfinare in ciò che in modo inadeguato e simbolico viene detto eternità. Può accadere di imbattersi in simboli dietro cui si celano forze potenti, nuclei emozionali impellenti al pari degli istinti, che operano come kantiane forme a priori dell'esperienza, della comprensione del suo senso, da cui si sviluppa il nostro immaginario. Gli archetipi, che sono preesistenti alla coscienza e la condizionano, appaiono nella parte che essi in realtà rappresentano, cioè di forme strutturali aprioristiche del fondamento istintivo della coscienza.
(NdRC: vedi il Saggio sulla visione degli spiriti di Schopenhauer)
Ci sono indicazioni che almeno una parte della nostra psiche non è soggetta alle leggi dello spazio e del tempo. Essa a volte funziona al di fuori della legge di casualità spazio-temporale. Allora la possibilità di una realtà al di là del mondo fenomenico, realtà in cui regnino altri valori, diventa un problema a cui non si sfugge.
L'illuminismo e l'irreligiosità moderne conducono a una condizione nevrotica di dissociazione. Dallo studio dell'esperienza dei singoli e delle grandi culture umane risulta come al fondo dell'immaginario religioso, stupefacente nella varietà e mutevolezza storica dei suoi simboli, giacciano quegli archetipi numinosi da cui quel simbolo sempre si genera: nelle sue ricorrenze, nell'impressionante trama di rispondenze in culture fra loro così distanti nel tempo e nello spazio.
Il sacro Mistero custodito sotto la terra, la divinità ctonia, è quindi Principio di creazione e di distruzione, elargitore di vita e divoratore al tempo stesso. Il cristianesimo, osserva Jung, ha occultato questo aspetto del divino, ma esso traspare sensibilmente nel Mistero di morte e resurrezione, nel battesimo di Cristo e attraverso il rituale dell'eucarestia, atto di teofagia.
L'aspetto dionisiaco della natura, il processo impietoso di creazione e distruzione in cui le Forze potenti della vita (i Daimona del naturalismo pagano) celebrano il loro trionfo deve trovare posto in una spiritualità "sana".
Il nuovo Dio, afferma Jung, sta in ciò che è relativo. Gli è necessaria una perfetta compiutezza, la sintesi degli opposti.
Il Dio-natura, andrà reintegrato nel Dio-creatore biblico-cristiano.
Nessuna scienza sostituirà mai il mito. Non siamo noi a inventare il mito, ma esso parla a noi come verbo di Dio.
Ciò che la natura ha lasciato imperfetto, lo compie l'arte, dicono gli alchimisti. Soltanto io, l'uomo, con un invisibile atto di creazione, ho dato al mondo il compimento. L'uomo è il secondo creatore del mondo. La coscienza umana ha creato l'esistenza obiettiva e il significato, e così l'uomo ha trovato il suo posto indispensabile nel grande processo dell'essere.
(Approfondisci Basilide e Valentino, Origene e Plotino)
Sermoni
Il Nulla o la Pienezza noi la chiamiamo il Pleroma.
L'insegnamento di Jung-Basilide esordisce col Nulla della mistica. Omnia et Nihil omnium, tutte le cose e nulla di esse: è la formula del neoplatonismo pagano e cristiano che esprime la Trascendenza assoluta, ciò che per Eckhart era la Gottheir, la Divinità, il Fondo senza fondo, anteriore al Dio "persona".
La memoria quotidiana del Nulla, e della propria nullità, nelle pratiche di meditazione e di preghiera, è l'atto religioso per eccellenza, che può e deve congiungersi ai compiti dell'agire fra gli uomini. La coscienza è la seconda e autentica cosmogonia.
Dio e il Diavolo, non abbiamo bisogno di alcuna prova della loro esistenza, basta il fatto che siamo comunque obbligati a parlarne.
Abraxas è il Dio sopra Dio, al di sopra cioè di Helios, il Padre che è nei cieli. Il capo dei cieli è Abraxas per questo ha in sé trecentosessantacinque numeri. Esso è la completezza dei cieli e del tempo.
Ciò che il dio Sole dice è vita. Ciò che il Diavolo dice è morte. Ma ciò che Abraxas pronuncia è quella veneranda e maledetta parola che è vita e morte a un tempo. Abraxas dice verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra in una sola parola. Perciò egli incute paura.
Innanzi alla terrificante ambiguità di Abraxas, il cui Potere è la VIta stessa, ciò che Jung-Basilide insegna ai morti è che "non resistergli è liberazione". Ossia accettare la contrapposizione bene-male, le loro Sante Nozze. Quindi non resistergli è anche e soprattutto non indentificarsi con un opposto o con l'altro, che è la condizione del "vedere" stesso.
Eros fiammeggia e svanisce morendo, mentre l'albero della vita cresce lentamente e costantemente, per incalcolabili età. Bene e male sono uniti nella fiamma. Bene e male sono uniti nella crescita dell'albero.
Quattro è il numero degli dei principali, poiché quattro è il numero delle misure del mondo.
Primo è l'inizio, il Dio Sole.
Secondo è Eros, che mette due insieme e s'effonde luminoso.
Terzo è l'Albero della Vita, poiché ricolma lo spazio dei corpi.
Quattro è il Diavolo, poiché disserra tutto ciò che è chiuso. Egli dissolve quanto ha preso forma e copro, è il distruttore per cui tutto torna al nulla.
Come potreste essere fedeli alla vostra essenza se tentate di fare uno di ciò che è molteplice? Ma quel che fate agli dei si ritorce non meno contro di voi. Diverrete voi anche tutti uguali, e la vostra natura ne verrà mutilata.
Un insegnamento che risale agli esordi della filosofia è che "tutto è pieno di anime e di dei".
L'esteriorità "fuori" è illimitata, così come lo è l'interiorità "dentro". L'uomo è la porta che li congiunge, il transito che li riversa l'uno nell'altro. Per varcarla è sufficiente obbedire all'ammonimento dell'Apollo delfico: "conosci te stesso".


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