venerdì 16 aprile 2021

Lo Gnosticismo

 


Alla concezione ottimistica del Kosmos greco classico, lo gnostico ne contrappone una perfettamente antitetica: anch'egli vedeva il mondo come complesso di leggi ineluttabili, ma ben lingi dal considerarlo quale espressione di una benefica provvidenza divina, lo sentiva come costrizione, come destino malefico, controllato da divinità sostanzialmente ostili alle creature del mondo, soprattutto all'uomo. Tale tirannia si esercità però solo sulla parte materiale della sua persona, così che la scintilla divina che alberga in lui potrà un giorno spezzare la ferrea prigionia delimitata dall'ambito della volta celeste e dalle leggi governanti il moto degli astri celesti-divinità. Teocrasia: mescolanza degli dei.

Il termine gnosticismo è stato assunto per designare una molteplicità di dottrine settarie che sorsero all'interno e intorno al cristianesimo durante i primi secoli della sua travagliata storia. Deriva da gnosis, conoscenza, nel senso di mezzo per raggiungere la salvezza stessa. Una conoscenza con un significato decisamente religioso e soprannaturale piuttosto che di ragione. Conoscenza anzitutto di Dio, di qualcosa quindi di naturalmente inconoscibile. Il non conformismo fu un principio della mentalità gnostica e fu strettamente collegato alla dottrina di uno spirito sovrano come sorgente di conoscenza diretta e di illuminazione. 

Per gli gnostici la divinità è assolutamente transmondana, la sua natura è del tutto estranea a quella dell'universo. Il regno divino della luce, in sé perfetto e remoto, si contrappone al cosmo come regno delle tenebre. Il mondo è opera di potenze inferiori. L'universo, il dominio degli Arconti (governanti), è come una vasta prigione la cui cavità più interna è la terra, lo scenario della vita dell'uomo. Intorno e al di sopra di esso le sfere cosmiche sono disposte in orbite concentriche che lo racchiudono. Le sfere sono i seggi degli Arconti, specialmente dei Sette, ossia degli Dei planetari presi a prestito dal pantheon babilonese e spesso chiamati con i nomi che l'Antico Testamento usa per Dio. GLi Arconti governano collettivamente sul mondi, e ciascuno individualmente nella sua sfera è un guardiano della prigione cosmica. Il loro tirannico governo del mondo è chiamato heimarméne, Fato universale colorito di spirito gnostico anticosmico. Una legge che mira all'asservimento dell'uomo. Ciascun Arconte sbarra la strada alle anime che cercano di ascendere dopo la morte, allo scopo di impedirne la fuga dal mondo e il ritorno a Dio. Il fine ultimo dello sforzo gnostico è la liberazione dell'uomo interiore dai legami del mondo e il suo ritorno al regno nativo della luce. Condizione necessaria è che egli conosca il Dio transmondano e se stesso. 

Il concetto di Vita Straniera è una delle parole simbolo maggiormente espressive che si incontrano nel linguaggio gnostico. Straniero è ciò che proviene da altro luogo e non appartiene a qui. A coloro che sono di qui appare strano, non familiare e incomprensibile. Lo Straniero soffre perciò del destino dello straniero che è solitario, senza protezione, incompreso e incapace a comprendere, in una situazione piena di pericoli. Angoscia e nostalgia della patria sono parte del suo destino. I gradi di separazione dalla Luce vengono di volta in volta definiti mondi o eoni, ossia luoghi/forze che si frappongono in modo ostile alla scintilla verso il cammino di ritorno. I demoni stessi sono sia regni spaziali che persone. 

Quanto vasti sono i confini di questi mondi di tenebre!

Ho viaggiato attraverso mondi e generazioni, dice il redentore.

Il concetto ellenistico di eone rappresenta proprio questa doppia valenza di spaziale e temporale con l'aggiunta della connotazione di terrore cosmico aggiunta dagli gnostici. Ma gli eoni hanno anche caratterizzazione concreta di esseri sia divini che semidivini, che demoniaci. 

L'immagine di sonno è probabilmente quella di uso più costante e più ampio. L'anima è assopita nella materia. Gli uomini non sono soltanto addormentati, ma amano il sonno. L'incoscienza di sonno e ubriachezza è una vera infezione portata dal veleno delle tenebre. Il mondo fa ogni sforzo per creare e mantenere tale stato nelle sue vittime e contrastare l'operazione di risveglio: sono infatti in gioco il suo potere e la sua esistenza stessa. L'uomo attirato nel vortice e fatto dimentico del suo vero essere diventa uno dei figli del mondo. Tale è lo scopo confessato dei poteri del mondo nell'offrire il loro vino e nel tenere il loro banchetto. All'ubriachezza di ignoranza si oppone la sobrietà di conoscenza. Il banchetto orgiastico, che ha lo scopo di trascinare l'uomo nel suo turbine ubriacatore ha un altro aspetto: il suo rumore impedisce di udire il richiamo della Vita e rende l'uomo sordo alla voce dell'Uomo Forestiero. Mentre in passato la Vita, ora impigliata nel mondo, vi giunse per via di caduta, di affondamento, gettata, presa prigioniera, questa volta il suo ingresso è di natura diversa: mandato dalla Grande Vita e investito di autorità, l'Uomo Straniero non è caduto, ma si è portato nel mondo. Con il semplice fatto della sua discesa il Messaggero prepara la via per le anime che ascendono, altrimenti il solo risvegliarsi non sarebbe stato comunque sufficiente.

Egli ruppe le loro torri di guardia e fece una breccia nella loro compattezza.

Gli Arconti, minacciati nel loro dominio e nella loro stessa esistenza dalla missione del Messaggero, gli infliggono sofferenza e morte (spesso non reali ma simboliche. Passione di Cristo). Per lo gnosticismo il Salvatore non viene una sola volta nel mondo, ma dall'inizio del tempo egli si aggira in forme differenti attraverso la storia, egli stesso esiliato nel mondo finché la sua missione cosmica non sarà ultimata e ne sarà liberato, così come l'uomo libererà la propria scintilla. La triade fede-conoscenza-speranza è la risposta all'ascolto della chiamata.

Ho mandato una chiamata nel mondo: ogni uomo sia vigilante su se stesso. Chiunque è vigilante su di sé sarà salvato dal fuoco divoratore. 

La caratteristica gnostica specifica del processo creativo è di rappresentarlo come progressiva deteriorazione durante la quale l'Epinoia, portatrice delle potenze creatrici separate dalla loro sorgente, perde il controllo sulle sue proprie creazioni e diviene sempre di più vittima delle loro forze che tendono ad affermare se stesse. 

Inno della Perla: si trova negli Atti apocrifi dell'apostolo Tommaso. Il termine pneuma è usato nello gnosticismo come equivalente dell'espressione sé spirituale, negli gnostici cristiani anche scintilla o seme di luce.

Gli angeli, o il demiurgo, sono detti creatori e reggitori del mondo, anche quando la loro linea di provenienza non è dal Dio supremo, siamo in presenza di un principio non completamente malvagio, ma piuttosto inferiore o degenerato. Saturnino, discepolo di Simon Mago ci dice che il Padre inconoscibile ha fatto gli angeli, gli arcangeli, le potenze e le dominazioni. Il mondo tuttavia, e quanto esso contiene, è stato fatto da sette angeli particolari, e anche l'uomo è opera degli angeli, uno dei quali è il dio ebraico Yahweh. Il tema dell'orgoglio demiurgico è frequente nella letteratura gnostica, comprese le allusioni all'Antico Testamento. 

Con la denominazione di Ofiti (greco antico: ὄφις, "serpente") o Naasseni (ebraico: nâhâsh, "serpente") si individuano tutti i sistemi gnostici, che veneravano il Serpente corruttore di Adamo ed Eva, ritenuto elargitore agli uomini della conoscenza del Bene e del Male preclusa dal Dio del Vecchio Testamento, creatore del mondo, ma, ritenuto dalla gnosi, inferiore al Dio supremo.

L'eletto gnostico disprezza profondamente le potenze inferiori, anche se sono le reggitrici di questo mondo. Ciò non esclude un sentimento di paura, che si trova curiosamente mescolato all'audacia della provocazione. La preoccupazione principale dell'anima è di sfuggire ai terribili arconti, e piuttosto che trovarsi faccia a faccia con loro essa preferisce, se le riesce, di svignarsela inosservata. 

Per Marcione giustizia e bontà sono contraddittorie e quindi non possono trovarsi riunite in un medesimo dio. Il dio giusto è quello della Legge, il dio buono è quello del Vangelo. Qui Marcione intende la giustizia della Legge come puramente formale, ristretta, retributiva e vendicativa (occhio per occhio, dente per dente): una tale giustizia, non proprio cattiveria, è proprietà fondamentale del dio-creatore. Perciò il dio che Cristo ha indicato come falso non è il persiano Ahriman, non l'assoluta tenebra, né la materia, ma semplicemente il dio del mondo come presentato dalla Legge e dai Profeti, il dio dell'Antico Testamento. La virtù morale sotto la Legge sarebbe preferibile secondo norme terrene alla licenziosità, ma non ha grande importanza dal punto di vista della salvezza trascendente. Antitesi fra "grazia gratis data" e "giustificazione per mezzo delle opere". (NdRC: collegamento con la Sephirah Geburah del giudizio e dei rischi di eccessi di severità, se non temperata dal pilastro della pietà).

Il Poimandres di Ermete Trismegisto: Dio è extramondano, mentre il Demiurgo ha il suo seggio all'interno del sistema cosmico, sebbene nella sfera più elevata e più esterna, l'ottava (Leviathan?).

Nella loro discesa le anime trascinano con sé il torpore di Saturno, la collera di Marte, la concupiscenza di Venere, l'avidità di guadagno di Mercurio, la bramosia di potere di Giove; le quali cose provocano una confusione nelle anime, di modo che esse non possano più servirsi del loro potere e delle facoltà loro proprie.

Ermete afferma che coloro i quali conoscono Dio non soltanto sono salvi dagli attacchi dei demoni, ma non sono più sotto il potere del fato. Tre idee gnostiche: La Tenebra che si innamora della Luce e si impossessa di una parte di essa; quella della Luce che si innamora della Tenebra e si sprofonda volontariamente in essa; quella di una radiazione, riflesso (un eidolon) o immagine della Luce proiettata giù (o che si rispecchia generando un alter ego di livello inferiore) nella Tenebra e qui trattenuta fermamente da quest’ultima. (Liturgia di Mitra)

E' necessario conoscere i nomi segreti degli Arconti perché questo è un mezzo indispensabile per vincerli. Ma qual'è l'interesse degli Arconti nell'ostacolare l'esodo dell'anima dal mondo?Epifanio risponde così: Essi dicono che l'anima è il nutrimento degli Arconti e delle Potenze senza il quale non possono vivere, perché essa proviene dalla rugiada dall'alto e da loro forza. Quando si è impregnata di conoscenza... essa ascende in cielo e si difende innanzi a ciascun potere e sale al di là di essi fino alla Madre eccelsa e al Padre del Tutto da dove essa è discesa in questo mondo. 

Due figure simboliche che rappresentano nel loro fato la caduta divina: l'Uomo Primordiale, maschile e il Pensiero di Dio, femminile, sotto il nome di Sophia. In molte tradizioni è questo secondo aspetto quello fallace del Dio ultramondano, che finisce precipitato in balia degli Arconti. Tre essenze ebbero origine dalle esperienze della Sophia: dalla sua passione, la materia; dalla sua conversione, l'anima; dalla sua ricezione della luce del Salvatore dopo la purificazione, il pneuma.

Il Demiurgo crea sette cieli, che sono angeli nello stesso tempo, al di sopra dei quali risiede. Perciò è chiamato anche Heptade e la Madre, sopra di lui, Ogdoade. In tale posizione egli è il Luogo del Mezzo, avendo al di sopra la Sophia e al di sotto il mondo materiale da lui formato. Sotto altro aspetto, la Madre, è nel mezzo, ossia sopra al Demiurgo, ma sotto il Pleroma, da cui è tenuta fuori "fino alla consumazione". Il Demiurgo, in altre tradizioni, è anche visto come il "principio di Mezzo", inferiore al Padre perfetto ingenerato e superiore all'avversario. Né buono come il primo, né malvagio e ingiusto come il secondo, ma propriamente chiamato "giusto" e arbitro del suo tipo di giustizia, inferiore a quella del Padre. Come il Demiurgo è una creatura della Madre formato dalla sostanza psichica, così il Demonio, chiamato anche "Cosmocrator", è una creatura del Demiurgo, formata dalla sostanza spirituale di malvagità, che a sua volta ha origine nell'angoscia: e qui abbiamo l'insegnamento sconcertante che Satana, con i demoni, essendo lo spirito (pneuma) di malvagità, conosce le cose che sono al di sopra, mentre il Demiurgo, essendo soltanto psichico, non le conosce!

L'imitazione illecita ed errata del divino da parte delle potenze inferiori è un'idea largamente diffusa nello gnosticismo: essa culmina nella creazione dell'uomo naturale. Ciascun Arconte dà il suo contributo all'anima, che perciò è settemplice.

Quello di Mani è l'unico sistema gnostico che divenne una forza storica di ampia portata, e la religione basata su di esso, nonostante il suo tramonto finale, deve essere annoverata tra le maggiori religioni dell'umanità. Egli fuse deliberatamente elementi buddisti, zoroastriani e cristiani considerando se stesso il quarto e ultimo profeta. Il fondamento della sua dottrina è l'infinità dei primi principi; la parte di mezzo riguarda il loro mescolamento e la fine, la separazione della Luce dalle Tenebre. I Manichei persiani chiamavano la Tenebra personificata Ahriman, le fonti arabe Arcidiavolo o Iblis, quelle greche quasi unanimemente Hyle, ossia Materia. Per i Manichei il male è senza possibilità di redenzione, per l'eternità. La lotta tra Luce e Tenebra si concentra sull'uomo che diviene la posta principale e nello stesso tempo il principale campo di battaglia delle due parti contendenti. Questo innalza le gesta e il destino dell'uomo singolo ad un'importanza assoluta nella storia dell'esistenza stessa. La creazione di Eva per i seguaci di Mani aveva uno scopo particolare. Essa è più completamente soggetta ai demoni, divenendo così il loro strumento contro Adamo; ad essa infusero la loro concupiscenza per sedurre Adamo: una seduzione non soltanto di concupiscenza carnale, ma per mezzo di questa un desiderio di riproduzione, l'invenzione più potente della strategia di Satana. Perché non soltanto avrebbe prolungato indefinitamente la cattività della Luce, ma avrebbe anche disperso la Luce per mezzo della moltiplicazione così da rendere infinitamente più difficile l'opera di salvezza, la cui unica via consiste nel risvegliare ogni anima individuale. Dal Shauhpurakan di Mani: "Da eone ed eone gli apostoli di Dio non cessarono di portare quaggiù la Sapienza e le Opere. Così in una data epoca la loro venuta si manifestò nelle regioni dell'India per mezzo dell'apostolo che fu Budda; in altra epoca, nella terra di Persia per mezzo di Zoroastro; in un'altra ancora, nella terra di Occidente, per mezzo di Gesù. Dopo ciò, in quest'ultima epoca, codesta rivelazione discese e lo spirito di profezia per mezzo di me, Mani, l'apostolo del vero Dio, giunse nella terra di Babilonia.

Si conferma la triade dello gnosticismo cristiano formata di pneumatici, psichici e sarkici (ilici, uomini carnali). Di conseguenza ci sono tre vie per le anime dopo la morte: gli eletti vanno al Paradiso della Luce; i Soldati, i guardiani della religione e sostenitori degli eletti, devono ritornare nel mondo e nei suoi terrori così spesso e così a lungo fintantoché la loro luce e il oro spirito siano stati liberati e dopo molto vagabondare raggiungeranno l'assemblea degli eletti; i peccatori cadono in potere del Demonio e finiscono nell'Inferno (En-Nadim).

L'idea greca di Cosmos indica ordine in generale, sia del mondo che di una famiglia, di uno stato o di una vita. Gli gnostici invece introducono il concetto di heimarméne, il fato cosmico oppressivo, separando il Dio esterno dal cosmo materiale. Un'aperta bestemmia agli occhi dell'antichità. Il regno del divino inizia dove finisce quello del cosmo, ossia all'ottava sfera. La visione gnostica non è né pessimistica, né ottimistica, ma escatologica: anche se il mondo è una prigione esiste un'alternativa costituita dal Dio oltremondano. 

Gli angeli che hanno creato il mondo stabilirono "giuste azioni" per condurre l'uomo in schiavitù con tali precetti. Simon Mago

Due vie quindi, una che prevede il rifiuto all'obbedienza alla natura per mezzo dell'eccesso, l'altra per mezzo dell'astensione. Sono entrambe vie per vivere all'infuori delle norme del mondo, dell'inganno arcontico.

L'heimarméne è il governo che le potenze cosmiche esercitano su di noi per mezzo di noi stessi e la sua manifestazione è il vizio umano in ogni sua forma, il cui principio comune non è altro che l'abbandono dell'io al mondo. Perciò l'esistenza nel mondo è essenzialmente uno stato di essere posseduto dal mondo, nel senso letterale, ossia demonologico del termine. 

Ciascuno ha con sé dalla nascita un demone come buon mistagogo della vita. Menandro

L'uomo è un accampamento di molti spiriti diversi. Basilide

Dove prevale l'ignoranza di Dio, là necessariamente deve abitare il demone malvagio; perché come hai imparato, l'anima è un ricettacolo o degli dei o dei demoni. Porfirio

Ad uno ad uno i 7 poteri demoniaci (planetari o zodiacali) vengono espulsi dal soggetto e sostituiti dai poteri di Dio che discendono in lui mediante la grazia e progressivamente col loro ingresso compongono la persona nuova. L'iniziato, preparato asceticamente, è del tutto ricettivo anziché attivo. 

(Approfondire, Samael che si dice significhi il dio cieco)

Per gli gnostici, sebbene siamo gettati nella temporalità, abbiamo un'origine nell'eternità e perciò anche un fine nell'eternità.





 

mercoledì 7 aprile 2021

L'iniziazione di Rudolf Steiner


 La conoscenza occulta è un mistero per l'uomo medio soltanto nel senso in cui la scrittura è un mistero per chi non l'ha imparata. 

Soltanto nella propria anima l'uomo può trovare i mezzi che gli schiudano la parola degli iniziati. Egli deve sviluppare in sé certe facoltà fino a un determinato grado superiore, e allora potranno essergli partecipati i tesori più elevati dello spirito. 

L'atteggiamento fondamentale dell'anima, il sentiero della venerazione, della devozione di fronte alla verità e alla conoscenza. Se non sviluppiamo in noi il profondo sentimento che esiste qualcosa di superiore a noi, non troveremo in noi neppure la forza di svilupparci fino a qualcosa di più elevato. Si può ascendere alle altezze dello spirito soltanto attraverso l'umiltà. Ogni critica, ogni censura, danneggia le forze dell'anima per la sua conoscenza superiore, quanto invece le sviluppa la devota venerazione. A questo non si giunge con lo studio ma con la vita. Se incontro un uomo e ne biasimo le sue debolezze, mi tolgo forza per acquistare conoscenze superiori; se cerco invece amorevolmente di approfondirmi nelle sue qualità, accumulo tale forza. Ma non basta che esteriormente, con il mio contegno, io dimostri rispetto verso un essere. Devo avere questo rispetto nel mio pensiero. La devozione deve essere accolta nella vita dei miei pensieri. Si deve sorvegliare i pensieri di irriverenza e di critica negativa nella coscienza. Con questo mezzo vengono aperti gli occhi spirituali dell'uomo. Egli comincia a vedere attorno a sé cose che prima non poteva vedere. L'uomo deve imparare ad abbandonarsi sempre meno alle impressioni del mondo esteriore, ed a sviluppare invece un'attiva vita interiore. 

Sorveglia ogni tua azione, ogni tua parola, in modo che per opera tua non si interferisca nella libera volontà di alcuno.

Procurati momenti di calma interiore e in questi momenti impara a distinguere l'essenziale dal non essenziale. Il discepolo della scienza occulta deve acquistare la forza di porsi, in determinati momenti, innanzi a se stesso come un estraneo. Egli deve osservare se stesso con la calma interiore di un critico. Per chiunque perseveri, arriverà il giorno in cui spiritualmente gli si farà luce. L'insegnamento della disciplina spirituale può dirsi costituito da tre gradini: - la preparazione, che sviluppa i sensi spirituali; - l'illuminazione, che accende la luce spirituale; - l'iniziazione, che mette in relazione con le entità superiori dello spirito.

La preparazione: occorre iniziare col dirigere l'attenzione dell'anima su determinati processi del mondo che ci circonda. Da un lato sulla vita germogliante, crescente e fiorente, e dall'altro su tutti i fenomeni connessi con l'appassire, lo sfiorire e il morire. L'uomo volge lo sguardo su questi eventi e li osserva, nascono in lui dei sentimenti in modo naturale, ma esso corre, ha sempre fretta. Deve imparare a dirigere con intensità la propria attenzione su questi fatti e sulla propria interiorità, così si generano nuovi sentimenti e pensieri, prima sconosciuti. Aumentando l'attenzione che proveremo innanzi ai fenomeni di crescita e sfioritura, più vivaci diventeranno i nostri nuovi pensieri. E dai sentimenti e pensieri si costruiscono gli organi della chiaroveggenza. Abbandonandosi sistematicamente a questi sentimenti si vedrà schiuso il mondo delle anime. Se si raggiunge la calma necessaria e ci si abbandona a ciò che sorge nell'anima, dopo un dato tempo si sperimenterà quanto segue: si vedranno sorgere i paesaggi del mondo di sogno, il cosiddetto piano astrale. Lo si consegue se ci si compenetra interamente della coscienza che sentimenti e pensieri sono cose altrettanto reali, quanto le tavole e le sedie lo sono nel mondo fisico sensibile. Nella scienza occulta non si può progredire se non sorvegliando i propri sentimenti e pensieri con la medesima cura con cui si bada ai propri passi nel mondo fisico. Di particolare importanza per l'educazione del discepolo è il modo in cui egli ascolta gli altri uomini quando parlano. Deve abituarsi, quando ascolta, a far tacere completamente la propria interiorità, azzittire sul nascere il sentimento di approvazione o di opposizione, e meno che meno di giudizio negativo, che sorge spontaneo. Questo anche perché le entità superiori possono parlare solo a chi, ascoltando imparzialmente, sia capace veramente di accogliere interiormente le loro comunicazioni con calma, senza l'emozione di un'opinione personale o di un sentimento personale. Finché gli uomini oppongono un'opinione o un sentimento qualsiasi a quel che si ascolta, le entità del mondo spirituale tacciono. 

Esercizio: ci si ponga innanzi ad una pianta che si trovi in uno stato di pieno sviluppo. Ci si compenetri del pensiero che verrà un tempo in cui la pianta morrà. Nulla vi sarà più di ciò che vedo ora innanzi a me. Ma la pianta avrà allora sviluppato dei semi che alla loro volta diverranno piante. Anche qui mi accorgo che in ciò che vedo esiste qualcosa di nascosto che io non vedo. Mi riempio completamente del pensiero che questa pianta, con la sua forma e i suoi colori, non esisterà più nell'avvenire. Ma l'idea che la pianta formi dei semi mi insegna che essa non sparirà nel nulla. Io non posso vedere con i miei occhio ciò che la salva dall'annientamento, così come prima non potevo scorgere la pianta nel granellino del seme. Vi è dunque in essa qualcosa che non posso vedere con gli occhi. Se in me faccio vivere questo pensiero, e ad esso si unisce in me il sentimento che vi corrisponde, si sviluppa a sua volta nella mia anima, dopo un determinato tempo, una forza che si trasforma in una nuova percezione. Dalla pianta scaturisce anche qui una specie di fiamma spirituale. La parte centrale di questa fiamma può essere sentita come celeste verdastra, e l'orlo esterno come rosso giallognolo. Percepire spiritualmente un colore significa sentire qualcosa di simile a ciò che si sente quando lo sguardo dell'occhio fisico si posa su quel determinato colore. Chi desidera assurgere alle percezioni spirituali deve tenerne conto, altrimenti si aspetterà di trovare nello spirito soltanto una ripetizione del fisico e ciò lo porterebbe solo ad amare delusioni. 

Regola aurea della vera scienza occulta:

Per ogni passo innanzi che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene.

Impara a non parlare delle tue visioni spirituali. E' bene anzi tacere anche verso te stesso. Non cercare di rivestire di parole ciò che vedi nello spirito o di interpretarlo con l'intelletto inadeguato. Abbandonati liberamente alla visione spirituale, e non disturbarla con troppe riflessioni, perché devi ricordare che da principio le tue riflessioni non sono affatto all'altezza della tua visione. La capacità di riflettere è stata fin ora acquistata da te soltanto nella vita che è limitata al mondo fisico sensibile.

L'uomo vigile osservando i suoi simili con attenzione corre il rischio di cadere in un errore mortale: può diventare incapace d'amare. Occorre adoperare ogni mezzo per evitare che questo succeda. Per praticare quelle osservazioni occorre assolutamente essere arrivati alla completa certezza che i pensieri sono cose reali. Allora non ci è più permesso di avere, sui nostri simili, pensieri che non siano compatibili con il più alto rispetto della dignità e della libertà umana. L'autoeducazione deve condurre ad apprezzare incondizionatamente il pieno valore di ogni singolo individuo (NdRC: ricordando la scintilla divina che, impaurita, alberga in ognuno di noi).

Le forze del mondo sono distruttrici e costruttrici; il destino degli esseri esteriori è di nascere e perire. Il savio deve osservare l'azione di queste forze, il corso di questo destino. Il velo che si stende nella vita ordinaria davanti all'occhio spirituale deve essere allontanato.

 "Voglio dimenticare che ancora una volta questo non mi è riuscito, e tornare alla prova come se niente fosse successo." (NdRC: Übung macht den Meister) Così si conquista la convinzione che nel mondo le fonti di forza, alle quali si può attingere, sono inesauribili. 

Le prime istruzioni impartite ai candidati all'iniziazione mirano appunto a sostituire le esperienze future. Sono le cosiddette prove che l'iniziando deve attraversare, e che vengono come naturale conseguenza della vita dell'anima, quando si praticano regolarmente gli esercizi. La prima prova consiste nell'acquisto di una percezione più vera, che non sia quella della media degli uomini, delle qualità corporee dei corpi inanimati, e poi delle piante, degli animali e dell'uomo. Deve imparare a conoscere come le cose della natura e gli esseri viventi si manifestino all'orecchio e all'occhio spirituale. Questa è la prova della combustione spirituale o prova del fuoco. 

Se dopo esser passato per tale prova, il candidato vuol proseguire la sua educazione occulta, gli verrà rivelato un determinato sistema di scrittura, di quelli in uso nelle scuole occulte. In questi sistemi sono rivelati i veri insegnamenti occulti, perché ciò che vi è di veramente segreto sulle cose, non può essere espresso direttamente per mezzo delle parole del linguaggio abituale, né esposto per mezzo dei sistemi ordinari di scrittura. La scrittura occulta si manifesta nell'anima, quando questa ha conseguito la percezione spirituale, perché questa scrittura sta sempre scritta nel mondo spirituale. I segni di tale scrittura infatti non sono ideati arbitrariamente, ma corrispondono alle forze che sono attive nel mondo. 

Non vi è dovere nel mondo superiore che possa obbligare il discepolo a trascurare uno solo dei suoi doveri nel mondo ordinario. E' necessario tenere salde le radici sul mondo fisico(NdRC: è infatti nel mondo fisico che si maturano le esperienze necessarie per progedire in quello superiore) 

Le cose del mondo fisico non cambiano a seconda della nostra volontà, o desideri. Nei mondi superiori invece le nostre passioni esercitano un'azione sulle cose, se si ha il dominio su se stesso, seguendo le giuste norme direttive senza lasciarsi guidare dal proprio arbitrio. Si può progredire solo se si è capaci di distinguere l'illusione, le vuote creazioni della fantasia, la superstizione e altri errori simili, dalla vera realtà. La sicurezza nei mondi superiori si può conseguire soltanto se non si ha riguardo per la propria opinione. Non bisogna però credere che il discepolo dell'occultismo debba perdere la poesia della vita e la capacità dell'entusiasmo, perché sulla porta che conduce alla seconda prova dell'iniziazione stanno scritte le parole: "ogni pregiudizio deve da te essere abbandonato", e perché sulla porta d'entrata della prima prova, egli ha potuto leggere: "se non hai sano buon senso, i tuoi sforzi sono vani." Quando il candidato è a questo modo sufficientemente progredito, si trova di fronte la terza prova. In questa nessuno scopo gli viene indicato. Tutto è posto nelle sue mani. Egli si trova in una situazione in cui non vi è nulla che lo stimoli all'azione. Deve da solo trovare la sua strada. Solo allora gli sarà permesso di penetrare nel "tempio delle conoscenze superiori." 

Non si può giudicare quel che succede oggi, alla stregua di ciò che ho sperimentato ieri. Non si deve rinunziare all'esperienza, certo, ma come iniziato si deve avere la capacità di giudicare ogni nuova esperienza di per se stessa, senza farsi turbare dai ricordi del passato. 

Bisogna tendere a uno sviluppo speciale della pazienza. Ogni moto d'impazienza è letale sulle capacità superiori latenti nell'uomo. La collera va tenuta a freno. "Questa offesa non cambia nulla del mio valore", quindi con calma e serenità si compie ciò che deve essere fatto per punire l'offesa. Non si tratta quindi di sopportare semplicemente, ma di eliminare la collera e rimanere calmi e fermi quanto lo si sarebbe se quell'offesa fosse stata diretta contro altri.  La pazienza esercita un'azione di attrazione sui tesori del sapere superiore. L'impazienza invece li respinge. Nelle regioni superiori nulla si consegue con la fretta e l'irrequietezza. Prima di ogni altra cosa bisogna far tacere desideri e passioni. Il discepolo deve limitarsi a chiedere ciò che può servire al perfezionamento della propria entità, ai fini dell'evoluzione.

Bisogna sviluppare devozione, piacere per ciò che si impara, senza mirare allo scopo ricordato, perché così soltanto si impara al tempo stesso a sviluppare il desiderio in modo che esso possa portare seco il proprio esaudimento. Fra le qualità che bisogna combattere altrettanto quanto la collera e l'irritazione, sono la paura, la superstizione e il pregiudizio, la vanità e l'ambizione, la curiosità e le chiacchiere inutili, la tendenza a stabilire distinzioni fra gli uomini in ordine alla loro posizione esteriore, alla loro razza, alla loro discendenza e così via.

La virtù della mitezza è un mezzo essenziale per ogni disciplina occulta. La durezza scaccia da te le figure animiche che devono destare il tuo occhio animico.

Enumeriamo ora per ordine le condizioni che vengono imposte al discepolo dell'occultismo. Va sottolineato che di nessuna di queste si richiede il completo adempimento, ma unicamente lo sforzo verso un tale adempimento. Ciò che importa è la volontà, l'intenzione di avviarsi su questa strada. La prima condizione è di porre attenzione alla salute del corpo e dello spirito. La seconda è di sentirsi membro della vita complessiva. L'atteggiamento è questo "io sono soltanto un uomo come lui, pecco e sbaglio di continuo, perché pretendo da lui la perfezione?"

Si arriva a capire di essere solo un granello nell'umanità e tale pensiero va coltivato nel silenzio dell'anima. Allora gradatamente si esprimerà nella condotta esteriore dell'uomo. La terza condizione prevede che il discepolo si possa elevare all'idea che i suoi pensieri e i suoi sentimenti hanno per il mondo altrettanta importanza quanto le sue azioni. Deve riconoscere che è altrettanto nocivo odiare il prossimo, quanto colpirlo. Quando si capisce che il mio sentimento ha un effetto come lo ha un'azione della mia mano allora ci si convince che la vera entità dell'uomo non risiede nel suo essere esteriore, ma in quello interiore. La quinta qualità concerne la costanza nell'esecuzione di una decisione presa. Nulla deve indurre il discepolo ad abbandonare una decisione presa tranne la constatazione di essere caduto in errore. Ogni decisione è una forza, e anche se questa forza non porta ad un risultato immediato nella direzione desiderata, essa nondimeno agisce a suo modo. Il risultato ha importanza decisiva solo quando si compia un'azione per passione. Ma tutte le azioni compiute per passione non hanno valore rispetto al mondo superiore. Qui decide soltanto l'amore verso un'azione. In tale amore deve esplicarsi tutto ciò che spinge il discepolo a un'azione. Una sesta condizione è lo sviluppo del sentimento di riconoscenza per tutto ciò che l'uomo riceve. 

La settima e ultima condizione è quella di considerare costantemente la vita alla stregua di queste sei condizioni precedenti. Ricordiamo che non può esserci disciplina occulta senza espressione esteriore. Le severe forme esteriori sono tenute in poco conto soltanto da chi non sa che nell'esteriore deve esprimersi ciò che è interiore. E' vero che è lo spirito di una cosa che conta, e non la forma, ma come la forma è vacua senza lo spirito, così lo spirito rimarrebbe inerte se non si creasse una forma. 

I nuovi organi sensori che si svilupperanno seguendo il cammino vengono chiamate ruote o anche fiori di loto. Sono gli organi sensori dell'anima, e non appena il discepolo principia con gli esercizi queste "ruote" cominciano a muoversi su se stesse in modo sempre più rapido. La loro rotazione significa che ora si percepisce nel soprasensibile. 

Una virtù, la cui pratica costa ancora uno sforzo, non ha per l'occultismo alcun valore. Finché il discepolo ha dei desideri, questi disturbano il suo progresso, anche se egli si adopera a non assecondarli; e poco importa che questi riguardino il corpo o l'anima. In certi casi, una rinuncia ragionevole è una conquista molto maggiore che non il tendere a qualcosa che, nelle condizioni date, non è possibile raggiungere (ad esempio potrebbe essere necessario attendere la prossima reincarnazione per superare un dato aspetto). Una rinunzia ragionevole può favorire l'evoluzione.

Lo sviluppo del corpo animico permette all'uomo di percepire dei fenomeni soprasensibili. Ma chi vuole orientarsi in questo mondo, non deve fermarsi a questo gradino di evoluzione. La semplice mobilità dei fiori di loto non basta. L'uomo deve essere in grado di regolare e di dominare i movimenti dei suoi organi spirituali con indipendenza e piena coscienza. Altrimenti si troverebbe in balia di forze e potenze esteriori. Per evitare questo pericolo deve acquistarsi la capacità d'intendere la cosiddetta parola interiore. Per riuscirvi occorre che sviluppi non soltanto il corpo animico, ma anche il corpo eterico. Questo è il corpo tenue che si palesa al chiaroveggente come una specie di doppio del corpo fisico. In certo qual modo è un gradino intermedio tra corpo fisico e corpo animico. Giunti a un determinato grado l'evoluzione superiore consiste appunto nel fatto che nel corpo eterico, alle correnti e ai movimenti indipendenti dalla coscienza, se ne aggiungano altri che l'uomo produce in modo cosciente. 

La scienza dello spirito parla di quattro qualità che l'uomo deve acquistarsi per poter ascendere alla conoscenza superiore. La prima di queste è la capacità dello scindere nei pensieri il vero dalla parvenza, la verità dalla semplice opinione. La seconda qualità è la valutazione giusta del vero e del reale, rispetto alla parvenza. La terza consiste nell'esercizio delle sei doti: controllo del pensiero, controllo delle azioni, perseveranza, tolleranza, fede e imperturbabilità. La quarta è l'amore per la libertà interiore. La semplice comprensione intellettuale del contenuto di queste qualità non serve a niente. 

Perfezionarsi non è affatto egoismo, perché l'uomo imperfetto è anche un servo imperfetto dell'umanità e del mondo. Qui vale il detto: "Quando la rosa si fa bella, adorna anche il giardino."

L'uomo per mezzo dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti coscienti, può esercitare un'influenza su tutte le figure che non emanano da lui stesso; su quelle invece che produce nel mondo superiore per mezzo del proprio essere, dal momento che le ha create, egli non ha alcuna influenza. Per la percezione superiore la vita interiore dell'uomo, i suoi istinti, i suoi desideri e l'intero mondo delle sue rappresentazioni, si esprime in forme esteriori, proprio come gli altri oggetti e gli altri esseri. Per la conoscenza superiore il mondo interiore diventa una parte del mondo esteriore. 

Durante il sogno l'uomo si trova effettivamente in un mondo diverso da quello dei suoi sensi fisici. Se i suoi organi spirituali non sono sviluppati, egli è capace di formarsi di quel mondo solo delle rappresentazioni confuse. Quando progredirà si verifica il fatto che le immagini sognate non sfuggono più come prima alla direzione dell'intelligenza assennata, ma possono essere da questa dirette e ordinatamente osservate, come le rappresentazioni e i sentimenti della coscienza di veglia. L'uomo infatti oltre la sua abituale vita diurna cosciente, ne svolge una seconda, incosciente, nel mondo di sogno. Tutto ciò che egli percepisce e pensa, viene da lui impresso in quel mondo. 

Come le stelle durante il giorno risultano invisibili travolte dalla potenza dei raggi del sole, così le deboli impressioni spirituali non arrivano a farsi sentire di fronte alle potenti impressioni dei sensi fisici. Quando poi nel sonno le porte dei sensi esteriori sono chiuse, quelle impressioni emergono in modo confuso e il sognatore si avvede allora di esperienze che vengono fatte in un altro mondo. L'intero mondo degli istinti, impulsi, desideri e passioni di un animale o di un uomo diventa l'aura, la nube astrale in cui questo è avviluppato. 

La vita dell'uomo si svolge alternandosi fra tre strati: la veglia, il sonno popolato di sogni, e il sonno profondo senza sogni. 

La concentrazione consiste nel dirigere l'attenzione su rappresentazioni e concetti ben determinati che sono connessi con i segreti dell'universo. Vi è pure la meditazione, vale a dire il vivere in quelle idee, il completo immergersi in esse. Con la meditazione e la concentrazione elabora la propria anima. Vi sviluppa in tal modo gli organi animici della percezione. Mentre egli si dedica a tali pratiche la sua anima cresce entro il suo corpo, come l'embrione umano cresce nel corpo della madre. Quando le singole esperienze si presentano durante il sonno, è vicino il momento della nascita dell'anima, fattasi libera. La consapevolezza della vita del sonno, nella scienza occulta si chiama continuità della coscienza. 

L'anima vive ininterrottamente in mondi superiori, ed è attiva in essi. Dai mondi superiori trae gli stimoli a mezzo dei quali agisce di continuo sul corpo fisico. Soltanto che l'uomo rimane incosciente di questa sua vita superiore. Il discepolo dell'occultismo ne diventa invece cosciente. In tal modo la sua vita viene ad essere del tutto trasformata. Finché l'anima non è veggente nel senso più alto, essa è guidata da esseri cosmici superiori. Tale trasformazione è connessa con determinati processi di evoluzione delle tre forze fondamentali dell'anima: volere, sentire e pensare. L'uomo non risvegliato non vuole, né sente, né pensa arbitrariamente. Lui re-agisce a stimoli esterni e a determinate rappresentazioni affioranti nella di lui coscienza ad opera di leggi cosmiche superiori. La grande conquista del discepolo dell'occultismo è quella di acquistare completa padronanza sulla collaborazione delle tre forze animiche; ma di contro tale collaborazione ricade anche completamente sotto la sua responsabilità. Esperienze importanti durante l'ascesa ai mondi superiori sono gli incontri con il guardiano della soglia. Essenzialmente ve ne sono due, uno piccolo e un altro grande. L'uomo incontra il primo quando i fili che uniscono volontà, pensiero e sentimento cominciano a disciogliersi nei corpi più sottili (corpo astrale e corpo eterico). Incontra poi il secondo quando lo scioglimento dei legami si estende fin nelle parti fisiche del corpo. 

Quando avrai varcato la mia soglia penetrerai nei regni in cui prima penetravi soltanto dopo la morte fisica. Tu penetri in essi con piena coscienza, e da ora in poi, mentre ti aggiri esteriormente visibile sulla terra, tu ti aggirerai contemporaneamente nel regno della morte, che però è il regno della vita eterna. Io sono realmente anche l'angelo della morte, ma al tempo stesso il portatore di una imperitura vita superiore.

Nel piccolo guardiano della soglia l'uomo scorge un essere soprasensibile che in certo qual modo ha prodotto egli stesso. Il corpo di questo essere è costituito dalle conseguenze, per lui finora invisibili, delle sue azioni, dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri. Ma queste forze invisibili sono divenute le cause del suo destino e del suo carattere. L'uomo si rende ora conto come nel passato egli stesso abbia posto le basi del suo presente. In tal modo gli si rivela fino a un certo grado il suo essere. In lui esistono per esempio determinate tendenze e abitudini. Ora può darsi ragione perché le ha. La vita visibile gli diventa comprensibile per mezzo delle cause invisibili. Occorre che egli possa vedere spiritualmente per divenire cosciente nel mondo invisibile. Ma questa facoltà visiva nel mondo superiore si sviluppa gradatamente dalle esperienze fatte in quello inferiore.  

Umiltà

Devota venerazione

Pazienza

Mitezza

Sorvegliare i pensieri sin nella coscienza

- Attenzione alla salute di corpo e spirito

- Sentirsi membro della vita complessiva

- Pensieri ed emozioni rilevano quanto le azioni

- Sentimento di riconoscenza per tutto ciò che riceviamo

Ruote o fiori di loto sono gli organi sensori dell'anima