giovedì 9 settembre 2021

L'Inno alla Perla o Canto della Perla

Opera di Zdislaw Beksinski 


Inserita negli Atti apocrifi dell'apostolo Tommaso è una composizione gnostica di matrice iranica probabilmente composta nel terzo secolo dopo Cristo nella regione di Edessa, l'odierna Urfa, in Turchia.


 Testo integrale:

L'Inno della Perla

Quando ero bambino e abitavo nel regno della casa di mio Padre e mi dilettavo della ricchezza e dello splendore di coloro che mi avevano allevato, i miei genitori mi mandarono dall'oriente, nostra patria, con le provviste per il viaggio. Delle ricchezze della nostra casa fecero un carico per me: esso era grande eppure leggero, in modo che potessi portarlo da solo.

Mi tolsero il vestito di gloria che nel loro amore avevano fatto per me, e il manto di porpora che era stato tessuto in modo che si adattasse perfettamente alla mia persona, e fecero un patto con me e lo scrissero nel mio cuore perchè non lo potessi scordare: "Quando andrai in Egitto e ne riporterai l'Unica Perla che giace in mezzo al mare, accerchiata dal serpente sibilante, indosserai di nuovo il tuo vestito di gloria e il manto sopra esso, e con tuo fratello, prossimo a noi in dignità, sii erede del nostro regno".

Lasciai l'Oriente e mi avviai alla discesa, accompagnato da due messi reali, poichè il cammino era pericoloso e difficile ed io ero troppo giovane per un tale viaggio; oltrepassai i confini di Maishan, punto d'incontro dei mercati dell'Oriente, giunsi nella terra di Babel ed entrai nelle mura di Sarburg. Scesi in Egitto e i miei compagni mi lasciarono. Mi diressi deciso al serpente e mi stabilii vicino alla sua dimora in attesa che si riposasse e dormisse per potergli prendere la Perla.

Poichè ero solo e me ne stavo in disparte, ero forestiero per gli abitanti dell'albergo. Pure vidi lì uno della mia razza, un giovane leggiadro e bello, figlio di re. Egli venne e si unì a me; io lo accolsi familiarmente e con fiducia e gli raccontai della mia missione. Io (egli?) lo (me?) avvertii di guardarsi dagli Egiziani e di evitare il contatto con gli impuri.

Tuttavia mi vestii con i loro abiti, perchè non sospettassero di me, che ero venuto da fuori per prendere la Perla, e non risvegliassero il serpente contro di me. Ma in qualche modo si accorsero che non ero uno di loro e cercarono di rendersi graditi a me; mi mescerono nella loro astuzia (una bevanda), e mi dettero da mangiare della loro carne; e io dimenticai la Perla per la quale i miei genitori mi avevano mandato.

Per la pesantezza dei loro cibi caddi in un sonno profondo. I miei genitori avevano notato tutto quello che mi accadeva ed erano afflitti per me. Fu proclamato nel nostro regno che tutti dovevano presentarsi alle nostre porte. E i re e i grandi della Partia e tutti i nobili dell'Oriente formarono un piano perchè io non fossi lasciato in Egitto. E mi scrissero una lettera firmata col nome di ciascuno dei grandi. "Da tuo padre, il re dei re, e da tua madre signora dell'Oriente e da tuo fratello, nostro prossimo di rango, a te nostro figlio in Egitto.

"Svegliati e sorgi dal tuo sonno e intendi le parole della nostra lettera. Ricordati che sei figlio di re: guarda chi hai servito in schiavitù. Poni mente alla Perla per la quale sei partito per l'Egitto. Ricordati del vestito di gloria, richiama il manto splendido, per indossarli e adornarti con essi, e il tuo nome possa essere letto nel libro degli eroi e tu divenga con tuo fratello, nostro delegato, erede nel nostro regno". 

Come un messaggero era la lettera che il Re aveva sigillato con la mano destra contro i malvagi, i figli di Babel e i demoni ribelli di Sarb˘rg. Si levò in forma di aquila, il re di tutti gli alti, e volò finché discese vicino a me e divenne interamente parola. Al suono della sua voce mi svegliai e mi destai dal sonno; la presi, la baciai, ruppi il sigillo e lessi.

Conformi a quanto era stato scritto nel mio cuore si potevano leggere le parole della mia lettera. Mi ricordai che ero figlio di re e che la mia anima, nata libera, aspirava ai suoi salimi. Mi ricordai della Perla per la quale ero stato mandato in Egitto e cominciai ad incantare il terribile serpente sibilante. Lo indussi al sonno invocando il nome di mio Padre, il nome del nostro prossimo in rango e quello di mia madre la regina d'Oriente.

Presi la Perla e mi volsi per tornare a casa da mio Padre. Mi spogliai del loro vestito sordido e impuro e lo abbandonai nella loro terra; diressi il mio cammino onde giungere alla luce della nostra patria, l'Oriente.

Trovai la lettera che mi aveva ridestato davanti a me sul mio cammino; e come mi aveva svegliato con la sua voce, ora mi guidava con la sua luce che brillava dinanzi a me; e con la voce incoraggiava il mio timore e col suo amore mi traeva. E andai avanti. I miei genitori mandarono incontro a me a mezzo dei loro tesorieri, a cui erano stati affidati, il vestito di gloria che avevo tolto e il manto che doveva coprirlo. Avevo dimenticato il suo splendore, avendolo lasciato da bambino nella casa di mio Padre.

Mentre ora osservavo il vestito, mi sembrò che diventasse improvvisamente uno specchio-immagine di me stesso: mi vidi tutto intero in esso ed esso tutto vidi in me, cosicché eravamo due separati eppure ancora uno per l'eguaglianza della forma. E l'immagine del Re dei Re era raffigurata dappertutto su di esso. E vidi anche vibrare dappertutto su di esso i movimenti della gnosi.

Vidi che stava per parlare e percepii il suono delle canzoni che mormorava lungo la discesa: "Sono io che ho agito nelle azioni di colui per il quale sono stato allevato nella casa di mio Padre, ed ho sentito in me stesso che la mia statura cresceva in corrispondenza delle sue fatiche". E con i suoi movimenti regali si offerse tutto a me e dalle mani di quelli che lo portavano si affrettò perché potessi prenderlo; e anch'io ero mosso dall'amore a correre verso di esse per riceverlo. E mi protesi verso di lui, lo presi, e mi avvolsi nella bellezza dei suoi colori. E gettai il manto regale intorno a tutta la mia persona. Così rivestito, salii alla porta della salvezza e dell'adorazione.

Inchinai la testa e adorai lo splendore di mio Padre che me lo aveva mandato, i cui comandi avevo adempiuto perché anch'egli aveva mantenuto ciò che aveva promesso.

Mi accolse gioiosamente ed ero con lui nel suo regno, e tutti i suoi servitori lo lodarono con voce d'organo, cantando che egli aveva promesso che avrei raggiunto la corte del Re dei Re e avendo portato la mia Perla sarei apparso insieme a lui".

La gerarchia ecclesiastica, Pseudo-Dionigi L'Areopagita

 



Il primo e più alto ordine gerarchico degli Iniziatori, o esecutori di operazioni sacre, è quello dei vescovi. Il secondo ordine, intermedio e subordinato al primo, è quello dei sacerdoti. Il terzo e più basso è infine quello dei ministri o diaconi. Anche nello stesso ordine gerarchico i singoli componenti sono disposti gerarchicamente. 
Per Plotino solo l'anima illuminata è in grado di contemplare. 
Analogamente a quanto avviene nella gerarchia celesta, il membro più alto della gerarchia ecclesiastica, il vescovo, riceve l'iniziazione (deificazione), vale a dire le sue conoscenze esoteriche, le sue illuminazioni e i suoi poteri, direttamente da Dio, il principio originario di ogni conoscenza e iniziazione, e la trasmette quindi ai membri dell'ordine immediatamente inferiore; allo stesso modo si comportano, nella scala gerarchica, i membri degli ordini intermedi, che da una parte vengono iniziati dall'ordine immediatamente superiore, e dall'altra iniziano e guidano i membri degli ordini inferiori. 
La funzione inferiore e preliminare è quella della purificazione affidata all'ordine dei diaconi. Essi devono purificare coloro che intendono ricevere i sacramenti a cominciare dal battesimo, assistere ai riti liturgici e progredire ulteriormente. La funzione intermedia è quella dell'illuminazione, affidata all'ordine dei sacerdoti, che in tal modo danno agli illuminati o battezzati la possibilità di contemplare i riti sacri e i loro simboli, di ricevere, dopo il battesimo, anche gli altri sacramenti, ed infine accostarsi al vescovo in vista di una loro eventuale elevazione. La terza e più alta funzione è una prerogativa esclusiva dei vescovi: essi trasmettono la perfezione, vale a dire un'iniziazione che consiste in primo luogo nella consacrazione dei vari simboli sacramentali, un vero e proprio atto teurgico, in secondo luogo nella somministrazione dei sacramenti tramite i simboli sacramentali trasformati, in terzo luogo nella trasmissione delle più alte conoscenze teologiche, riguardanti anzitutto la vera natura dei simboli sacramentali consacrati che prima erano solo contemplati. La potenza che il vescovo riceve, e che a sua volta trasmette, è lo Spirito Santo.  
Plotino: L'intelligenza sta a capo del mondo delle idee. 
L'uomo simile a Dio, personificato nel monaco, deve possedere per quanto è possibile, due caratteristiche fondamentali di Dio stesso: non deve ammettere in sé alcun mutamento e deve rimanere assolutamente semplice e "monadico" ossia combattere ogni tipo di vita frazionata, riducendosi (come nell'ideale neoplatonico) all'unità. Secondo lo pseudo Dionigi nell'uomo si trova un elemento simile a Dio, un'unità che si identifica con la parte più alta e divina della sua intelligenza. E' questa l'idea fondamentale di tutto il neoplatonismo, a partire da Plotino, ma anche dello Gnosticismo. 
Virtù teoretiche: si tratta delle virtù superiori proprie dell'intelligenza umana che, oramai del tutto purificata ed impassibile, proprio grazie ad esse ha realizzato la più alta somiglianza a Dio ed è in grado di contemplare l'intelligenza divina. 
Lo pseudo Dionigi allude talvolta alle idee-modelli presenti nell'intelligenza divina. Da una parte esse si identificano con le verità archetipali, i modelli delle più alte virtù umane, che sono le loro immagini. Dall'altra sono esse stesse simili a Dio e pensieri. 
Chi vuole progredire deve elevarsi alle verità nascoste adottando il metodo "anagogico", basato sull'interpretazione allegorica o spirituale dei simboli stessi. L'ascesa basata su questo metodo si tinge inevitabilmente di un marcato esoterismo, un processo di continuativa iniziazione. 
La risurrezione del corpo è un Dogma del Cristianesimo. 

Testo:
Guardando lo splendore beato e divino di Gesù e contemplando santamente ciò che ci è possibile vedere, verremo anche illuminati dalla scienza mistica propria della conoscenza che ha per oggetto le visioni; e potremo diventare nello stesso tempo luminosi sacerdoti consacrati e consacratori, teurgi iniziati e iniziatori. 
Le essenze angeliche pensano in quanto intelligenze così come è loro consentito; noi invece, per quanto è possibile, veniamo elevati dalle immagini sensibili verso le contemplazioni divine. La bellezza, la sapienza e il bene sono tre nomi divini (o manifestazioni della divinità).

Luca 8,10

Ed egli disse: "A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano."

Matteo 13,11

Egli rispose: "Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato."

Il primo inizio del movimento della mente verso le cose divine è rappresentato dall'amore per Dio. 

Salmi 28

1 Di Davide.

Io grido a te, o SIGNORE;

Rocca mia, non essere sordo alla mia voce,

perché, se non mi rispondi,

io sarò simile a quelli che scendono nella tomba.

2 Ascolta la voce delle mie suppliche quando grido a te,

quando alzo le mani verso la tua santa dimora.

3 Non trascinarmi via con gli empi e con i malfattori,

i quali parlano di pace con il prossimo, ma hanno la malizia nel cuore.

4 Ripagali secondo le loro opere,

secondo la malvagità delle loro azioni;

retribuiscili secondo l'opera delle loro mani;

da' loro ciò che si meritano.

Chi osserverà bene la propria natura con occhi impassibili, si allontanerà dai tenebrosi penetrali dell'ignoranza, e non godendo ancora di un'iniziazione perfetta non desidererà la perfettissima unione e partecipazione a Dio, ma lasciandosi iniziare a poco a poco dalle realtà immediatamente superiori alle realtà ancora più alte e da queste ultime alle primissime realtà si eleverà verso la sommità divina in modo ordinato e santo.

Matteo 6,24

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.

L'iniziato non deve infatti limitarsi ad abbandonare ogni vizio, ma deve anche rimanere sempre virilmente inesorabile e impavido nei confronti del funesto degrado che porta ad esso, non fare mai venire meno il sacro amore per la verità e, per quanto è possibile, perseguirla seriamente e in eterno, impegnandosi sempre santamente nell'ascesa verso le più alte perfezioni divine.

Presupposto alla contemplazione: Matteo 5,8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Chi è santamente iniziato alla contemplazione può concentrarsi sulle verità archetipali, le idee-modello contenute nell'intelligenza di Dio. 

La suddivisione prodotta dalle passioni ci allontana da Dio: mano a mano che ci si abbassa e ci si allontana da Dio ha luogo una progressiva frammentazione dell'unità originaria (NdRC: si instaura così un circolo vizioso frutto dell'operato arcontico). Il Logos (la parola divina che si rivela in forma umana) è il guaritore delle passioni dell'anima, considerate come vere e proprie malattie e Cristo è il Logos incarnato. Per la tradizione platonica le passioni, originate dal corpo, hanno la loro sede nella parte irrazionale dell'anima umana, quella che maggiormente subisce l'influenza del corpo stesso.  

I Serafini sono chiamati dalla teologia incendiari e portatori di calore, appellativi questi che indicano la condizione del loro essere nell'iconografia simbolica. Sono guide illuminatrici verso la sacra perfezione, essenze che si trovano attorno a Dio. Queste trasmettono benevolmente e secondo una giusta proporzione ai sacri ordini inferiori le conoscenze teurgiche. 

Gli Arcangeli sono intermedi fra Principati e Angeli secondo lo ps. Dionigi. 

Il primo potere degli iniziati è quello di sentirsi purificati, l'intermedio è quello di sentirsi illuminati dopo la purificazione e di contemplare certe realtà sacre, l'ultimo e più divino è quello di vedersi irradiata la conoscenza iniziatrice dei sacri splendori che prima erano giunti a contemplare. 

I comandamenti dati da Dio, l'unità assoluta, mirano ad eliminare il frazionamento della vita e ad agevolare il processo della riduzione all'unità. 

Come dicono gli oracoli, chi non crede non è neppure in grado di comprendere. 

Non è lecito spiegare per iscritto le invocazioni consacranti né fare uscire dall'arcano e divulgare il loro significato mistico o i poteri trasmessi ad esse da Dio. Invece, come prescrive la nostra santa tradizione, dopo averle apprese in iniziazioni irrivelabili ed essere stato posto dall'amore divino e dai tuoi santi atti in una condizione divina più alta, verrai elevato da un'illuminazione iniziatrice verso la loro somma conoscenza.






mercoledì 8 settembre 2021

Magia originaria. Rituali e iniziazioni dei Magi persiani

 


Vi è, al di sopra delle luci celesti, una fiamma incorruttibile sempre accesa.
In essa è la sorgente della vita, la formazione di tutti gli enti, l'origine di tutte le cose!
Questa fiamma tutto genera, e nulla perisce se non ciò ch'essa consuma... Ravvolge i cieli.
E ne promanano sottili faville che formano i fuochi del Sole, della Luna e delle stelle.
Ecco! Questo io so di Dio!
Porfirio

La Legge viene trasmessa a Mosè sul monte Sinai, dove Dio gli si manifesta sotto forma di fiamma: un fuoco acceso in un roveto, che tuttavia non consuma ciò da cui trae alimento. 
Sentire la chiamata di Dio significa esserne attratti: non si resiste all'amor Dei.
"Io sono il fuoco della vita eterna."
Per ascoltare la parola di Dio, Elia, come Mosè, si copre il volto col mantello, isolandosi dal mondo (meditando in sostanza).
Nel "SILENZIO" non si avverte più alcun segnale proveniente dal corpo né dalla psiche, comprendendo con questo termine tanto ciò che ci viene dalla parte razionale del cervello, quanto le emozioni. L'obbiettivo è quello di mantenere il Silenzio il più a lungo possibile raggiungendo l'equilibrio nella nostra mente tra comunicazione verbale e comunicazione imaginale. Possediamo infatti due modi di pensare, il primo è il pensiero verbale una sorta di monologo interiore. Questo tipo di pensiero può servire a comprendere un fenomeno, ma non ci fornisce la "sapienza", ovvero la conoscenza profonda che trascende le quantità e mette in luce le qualità dei fenomeni. La seconda modalità di pensiero è caratterizzata dalla sua "plasticità". Non procede attraverso scansioni sequenziali, ma valuta insieme più elementi differenti, non formula parole, bensì evoca immagini e sensazioni. 
L'equilibrio fra questi due tipi di pensiero è fondamentale per poter ascoltare la Bath Qol, ovvero la "Figlia della Voce", ossia l'entità che recava le visioni dopo che in Israele, successivamente alla distruzione del Secondo Tempio, si perse lo spirito profetico, ovvero la capacità di udire direttamente la Voce di Dio. Le visioni, sancirono i rabbini, erano convogliate da un'entità considerata "l'eco" della Voce, o Voce del Cielo, Bath Qol appunto.
E' concentrandosi su pensieri astratti ma bene identificati (come i 72 nomi di Dio, equilibrio fra pensiero verbale e immaginale) che l'iniziato si concentra dopo essere entrato nella sua casa interiore. 
Liberare il proprio pensiero da ogni contenuto grossolano, ogni divagazione non voluta, ogni immagine erratica e mantenerlo fisso sui simboli tradizionali legati all'esperienza che si deve compiere, questo è il processo per comprendere i segreti dell'anima. Il kabbalista Isacco Luria usava il termine efess, che vuol dire "nulla" o "annullamento".
Fra tutti gli elementi, Aria, Acqua e Terra, il Fuoco è l'unico che l'uomo è in grado di produrre. In questo fatto è nascosto un simbolismo molto vasto. 
Con le nostre mani possiamo agire sul mondo fisico. Con la mente sul mondo spirituale. Anche sull'anima possiamo agire, per esempio con la preghiera. Più difficile è agire contemporaneamente su due dei tre mondi. Possiamo agire sul piano fisico con atti efferati e averne le conseguenze su quello dell'anima. Con l'ipnosi possiamo ad esempio agire sulla mente ed avere effetti sul corpo fisico. Solo l'atto generativo agisce simultaneamente su tutti i tre i mondi. 
Rivolgersi al Fuoco, ascoltarne la voce, significa entrare in contatto con la più potente delle energie cosmiche: quella che genera la vita ed è al contempo l'unico elemento che siamo in grado di generare come uomini. 

La distinzione tra religione e magia era minima per i Magi persiani. La loro era infatti una religione magica a tutti gli effetti. I Magi erano praticanti della teurgia operativa iraniana mazdaica. Tale scuola di pensiero è stata originariamente fondata dal profeta Zarathustra, il cui sistema operativo è conosciuto in occidente come zoroastrismo. Tale sistema esiste da oltre 4000 anni.  
Il cuore, l'anima e la mente dell'allievo mago devono essere tutti pienamente coinvolti nell'argomento per far si che questo prenda vita. Perché la magia diventi possibile, lo sviluppo iniziatico deve avvenire all'interno di un contesto mitico e simbolico, che fornisca l'accesso al piano causale. Per l'individuo lo scopo ultimo della magia è la felicità.
Il profeta iraniano Zarathustra (in greco Zoroastro) nacque molto probabilmente intorno al 1700 a.C. Fu un sacerdote della tradizione iraniana, che condivide radici comuni e molte somiglianze con quella rigvedica indiana. 
Il termine stesso filosofia, il cui significato letterale è amore per la sapienza, suggerisce un collegamento con i Magi e il loro amore per la sapienza. 
Le dottrine relative all'angelologia, la demonologia, l'arrivo del Salvatore e la resurrezione dei morti, sono solo alcune delle influenze dirette che furono adottate dalla lunga esposizione alla cultura persiana durante il periodo definito della Cattività Babilonese dagli ebrei. La dottrina cosmologica delle emanazioni divine sviluppate dagli zoroastriani è alla base del pensiero kabbalistico. Molti detti e metafore usati da Gesù sembrano tratti da insegnamenti persiani. Zarathustra aveva cercato di abolire i sacrifici animali e di sostituirli con riti simbolici, così come fecero i cristiani delle origini e più tardi gli ebrei.  
Gli angeli Harut e Marut che insegnano magia a Babilonia (Corano 2:102).
La maggior parte degli dei e dee iraniani trovarono spazio durante la riforma zoroastriana; molti furono trasformati in concetti astratti e il loro nome fu cambiato secondo la loro funzione principale. In genere gli dei sono detti ahura, Signori. 
- Mithra: governa sull'ordine sociale, decide l'esito delle battaglie e governa su fato/fortuna/fertilità. Decide anche il fato dei mortali dopo la morte. Dio del cielo notturno, le stelle sono i suoi occhi, e del cielo diurno, nel quale brilla il sole che lo rappresenta.
- Ahura Mazda: Saggio Signore, il lungimirante, il sacerdote degli dei.
- Vayu: Dio del vento, guerriero e della morte. Dio di tutti gli inizi.
- Verethraghna, l'uccisore del drago, colui che supera tutti gli ostacoli. 
- Anahita: grande dea dei fiumi e dell'acqua. L'inviolata, accompagnata dai due gemelli, Perfezione e Immortalità. 
- Atar: il fuoco, figlio di Ahura Mazda, manifestazione della mente del Dio.
Alcune provvidenze divine, quali il sorgere quotidiano del sole, sono talmente fondamentali per l'esistenza umana che dei sacerdoti si assumono la responsabilità di compiere sacrifici regolari per assicurarsi il proseguirsi di tali fenomeni. Il concetto di sacrificio rituale si basa sulla comunicazione tra l'individuo, che possiede la sapienza e la capacità intrinseca di eseguire il rituale, e gli dei e le dee, che sono emanazioni del divino. Il metalinguaggio di questo atto di comunicazione è composto in gran parte da parole e suoni poetici e da azioni simboliche. Le formule verbali sono state preservate nelle loro forme fisse perché, nel tempo, si sono rivelate efficaci, funzionando, cioè in modo pratico. Il fuoco era sempre al centro delle attività rituali, così come l'assunzione di una bevanda rituale. Zarathustra visse probabilmente introno al 1700 a.C. Era un zaotar responsabile per la recitazione delle parti verbali del rituale di sacrificio. Esisteva una sola vera divinità che era la pura Coscienza astratta e che egli chiamò Ahura Mazda, il Saggio Signore. Fondò un gruppo di iniziati, la Grande Fratellanza, detta Mazmaga.
Il Saggio Signore è fatto di pura luce, unità e bontà e va oltre le varie forme di dualità; è privo di caratteri antropomorfi ed è androgino: ahura è maschile, mazda è femminile. Le entità buone create da Mazda erano dette yazata (degne di adorazione) e quelle cattive erano dette daeva. Uno degli aspetti particolari della teologia mazdaica è la mancanza di distinzione tra spirito e materia. Alcuni yazata sono principi puramente astratti, mentre altri appartengono all'universo materiale. Questi ultimi sono tuttavia più deboli di quelli unicamente spirituali, dovendo resistere alle forze daeviche di ignoranza, debolezza e malattia.
Se al male è consentito di operare in silenzio, in modo costante e discreto, può arrivare a distruggere, ma una volta che esce allo scoperto non può vincere se gli si dichiara guerra e se ne mostra la vera natura. L'entità Ahura Mazda è sia madre che padre dell'universo; in quanto madre concepì i prototipi spirituali (menog), mentre in quanto padre diede loro forma materiale (getig). 
Allorché AM fece entrare la luce nelle anime dell'uomo e il respiro nei loro corpi disse: "pensate pensieri positivi, proferite parole positive e compite azioni positive. Non venerate i daeva." Quest'ultima affermazione la disse perché sapeva che Angra Mainyu avrebbe cercato di sedurre gli uomini facendo credere loro il falso. Esso entrò infatti nelle loro menti e questi credettero che le forze di coercizione, rabbia e paura li avevano creati insieme al mondo. Questa è la grande Menzogna (druj). Ogni individuo può combattere contro la Menzogna e perciò, tramite l'addestramento e l'iniziazione nella saggezza, diventare un maghavan (persona di potere) e un athravan (persona di verità). Questo è lo scopo individuale della magia e quello collettivo della daena (religione, ossia la manifestazione delle proprie azioni e della propria coscienza).
Quando l'essere umano muore, l'anima e la fravashi (spirito guardiano dell'individuo - angelo custode) si separano dal corpo. Per tre notti l'anima rimane vicina al corpo e contempla la sua vita passata. Durante la prima notte l'anima si sofferma sulle sue parole passate, nella seconda sui suoi pensieri passati e nella terza sulle sue azioni passate.  
La cosa peggiore che può capitare agli esseri umani è di prestare fede alla Menzogna, quale ad esempio di essere stati creati da un daeva, di essere mortali e di ritenere il mondo un posto negativo. Queste sono solo alcune delle cose che i daeva cercano di far credere all'uomo, mentre in realtà è vero il contrario; imparare la verità e arrivare a conoscerla sono alcuni degli scopi più importanti della magia. Il daeva è quindi sia un demone che uno schema di pensieri o azioni distruttive o ignoranti, nei mondi interiori o esteriori. 
La parte più importante di un rituale è il manthra: la formula verbale impregnata di potere sonoro e di significato semantico; è questo ad alimentare il rituale ed è il mezzo tramite il quale il mago trasmette il messaggio agli yazata e nel regno di menog.
Come bevanda per il rituale si segnala l'haoma, ossia l'ambrosia degli dei, l'elisir divino corrispondente al sanscrito soma.
Il miglior oggetto per la meditazione è la fiamma viva, attraverso la quale si può raggiungere l'illuminazione. Nella pratica della meditazione silenziosa non si usano parole e visualizzazioni che non siano quelle dirette dal fuoco. Nel lavoro iniziatico quotidiano dell'allievo, i concetti connessi ai vari yazata devono essere assorbiti e interiorizzati in modo più profondo del fugace apprendimento intellettuale. Ciò può avvenire con una contemplazione profonda, rivolgendo il pensiero a uno yazata specifico nelle ore e nei luoghi a lui o lei consacrati.  La ripetizione è alla base dell'efficacia di ogni cerimoniale. 
Il vero Mago lancia incantesimi devastanti solo contro le forze della distruzione, dell'ignoranza e della miseria: i daeva, che possono influenzare e anche completamente dominare gli individui o interi gruppi di persone. Tuttavia il Mago non combatte contro le persone, perché queste sono intrinsecamente buone, quanto piuttosto contro le forze dei daeva che potrebbero temporaneamente motivarle. 
Tre sono i concetti fondamentali per la comprensione della cosmologia mazdaica: la dottrina delle ere, quella delle sfere celesti e quella dei mondi o keshvar. La dottrina delle ere fa parte di un modello temporale, mentre le altre due di un modello spaziale; insieme formano un unico simbolo di ordine spazio/temporale. La dottrina delle ere afferma che esiste un principio del Tempo assoluto, detto Zurvan in persiano. Il Tempo può essere usato ma non è senziente e perciò non può essere il destinatario di una comunicazione simbolica. 
In generale abbiamo l'immagine di un regno superno, oltre le stelle, sotto il quale vi è la volta del cielo stellato, e sotto ancora il sistema solare dei pianeti in una serie di cerchi concentrici. Il nostro mondo è complesso con una serie di terre, keshvar, sopra e intorno al regno terrestre. La sfera del cielo stellato si divide in 360 segmenti o gradi, a loro volta divisi in 12 gruppi o "case", ciascuna di 30°. Nella pratica magica, queste corrispondenze giorno-gradi sono fondamentali per definire le ore in cui operare, anche in base alle qualità dei giorni governati da alcuni yazata (angeli - degni di venerazione). 
Ahura mazda compie atti di creazione attraverso emanazioni che generano altre astrazioni e oggetti materiali. L'obbiettivo ultimo di questa forza è la sua piena manifestazione in termini spirituali e materiali, che verrà infine perfezionata e resa permanente, poiché tali sono le sue caratteristiche. Per raggiungere questi scopi, Ahura Mazda ha bisogno di collaboratori: gli Amesha Spenta, gli yazata (malak elohim - messaggeri di Dio) e le fravashi dell'umanità. Si tratta di "centri di valore", aspetti individuali o estensioni del divino con proprie forme di esistenza. 
Così come il Bene ha estensioni e messaggeri (ossia sottostrutture e paradigmi) attraverso i quali opera nel mondo e nell'umanità, lo stesso avviene per il Male; i meccanismi del male sono poeticamente detti daeva dagli iraniani. 
Nella tradizione mazdaica si parla di 3 ordini di angeli:
1) Amesha Spenta (Arcangeli)
2) Yazata (Angeli)
3) Fravashi (Angeli custodi).

1) Amesha Spenta (Arcangeli) - Immortali benefici. Sono i primi e i più importanti tra i raggi del Saggio Signore, emanati direttamente dalla Fonte. Essi sono 7:
- Spenta Mainyu, Spirito magnanimo; (corrisponde allo Spirito Santo). Insegna agli esseri umani a integrare i mondi spirituali e fisici. I giorni 1, 8, 15 e 23 del mese sono a lui dedicati.
- Vohu Manah,  Buon pensiero. Insegna agli esseri umani a capire le cose intellettualmente in modo da poter discriminare il bene dal male. A lui è dedicato il 2 giorno del mese.
- Asha Vahishte, Retto / Ordine. Regola tutte le cose umane dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale. E' venerato il 3 giorno del mese.
- Khshathre Vairya, Domino desiderabile. Ci aiuta a concentrarci e a realizzare un regno sovrano che opera a vantaggio del suo popolo e del sé interiore. Il 4 giorno del mese è a lui dedicato. 
- Spenta Armaiti, Santa devozione. Mantiene aperti i canali di ricezione della Luce che Ahura Mazda continua a dare, poiché spesso le sue Creazioni entrano in circostanze nelle quali non possono ricevere tali favori. Insegna a essere virtuosi, sensibili e giusti. A lui è dedicato il 5 giorno del mese.
- Haurvatat, Perfezione o Salute. Invocato per ispirare la perfezione e incanalare la salute. Il suo è il 6 giorno.
- Ameretat, Immortalità. Spinge l'uomo ad operare verso l'ottenimento della continuità tra il mondo fisico e quello spirituale. Il 7 giorno è dedicato a lui.
  
2) Yazata (Angeli)
Incarnano idee e virtù astratte, oltre che oggetti materiali. Cercano sempre di aiutare le persone e di proteggerle dalle cose negative. Gli esseri umani li invocano tramite le formule delle sirozah. Vedere pag 82-83 per l'elenco completo degli yazata e dei relativi giorni (integrano quelli non coperti dagli Amesha Spenta, ad esclusione del 19 che è dedicato alle fravashi dell'uomo).

3) Fravashi (Angeli custodi)
Le fravashi possono essere viste come scintille divine che occupano un posto tra gli dei, le dee e gli yazata. Sono chiaramente collegate alla mitologia germanica delle Valchirie, ai pitri indiani e ai mani romani (anime dei defunti cari). Lo scopo della magia originaria è proprio quello di instaurare un rapporto duraturo con la propria Fravashi. A quel punto l'uomo diviene un maghavan, ossia un uomo saggio, un uomo di potere. Essa infatti è anche il sé elevato e spirituale dell'individuo.

Nelle religioni abramitiche l'entità divina è comunemente chiamata Jehovah ed è sempre in contrapposizione all'Avversario. Data la natura di Jehovah come entità che custodisce gelosamente i segreti del sapere e della vita eterna lontano dagli esseri umani, chi vive in culture dominate da questo mito tende a ribellarsi a tale concetto di Dio e a prendere le parti del suo Avversario ribelle (insieme ai suoi servitori), nel nome dell'acquisizione della conoscenza e della vita eterna. Dio è visto come un oppressore e il suo Opponente come un liberatore. Dato questo modello, l'uso dei demoni in Occidente è ben comprensibile. Tali maghi non sono alla ricerca del male, quanto piuttosto del potere personale e dell'autodeificazione. (NdRC: notare le differenze con lo Gnosticismo, per il quale il Dio "oppressore" è quello dell'Antico Testamento. Questi si distaccano dal modello abramitico).
 Ahura Mazda vuole invece che l'uomo sia potente, immortale e che ottenga la conoscenza cosmica. Ogni momento di felicità, potere personale e illuminazione è un colpo mortale per i daeva.
A tal fine gli antichi scrutavano con attenzione la propria essenza e le ricche sfumature dei mondi interiori. Come parte del nostro lavoro magico, dobbiamo di nuovo stabilire un contatto vitale con tali elementi:
- Ahu, la forza vitale. E' l'energia che tiene unite tutte le parti che compongono un individuo. 
- Manah, il puro intelletto. Deve sempre rimanere vigile e desta per vagliare fra gli input positivi e negativi che le arrivano.
- Urvan, centro dell'anima, fulcro dell'essenza spirituale. Dopo la morte si riunisce con la fravashi.
- Daena, intuizione. Personificazione di tutte le azioni, buone o cattive, aiuta gli yazata a giudicare l'anima. Visualizzata come una bella fanciulla di 15 anni accompagnata da cani che scacciano il male.
- Badah, la saggezza innata che si schiude nel corso della vita mano a mano che impariamo ad accedervi all'interno.
- Ushi, potere di concepire le cose e di costruirne di nuove tramite l'immaginazione. 
- Kehrp, il corpo visto come forma e immagine, punto di passaggio fra le componenti spirituali e fisiche dell'individuo.
- Tanu, il corpo fisico vero e proprio, il veicolo nel quale si incarna l'anima.

Affinché la magia funzioni deve avvenire una comunicazione tra il mago e lo yazata, e tra i regni di menog e getig. Menog, il mondo prototipico, continua ad alimentare il mondo materiale con modelli ed eventi che si attualizzano prendendo forma fisica. E' necessario addestrare i propri poteri di concentrazione, visualizzazione, contemplazione e meditazione per ottenere dei risultati. Una chiave all'attivazione della teoria della felicità è che le nostre trasformazioni personali sono collegate con la quantità di bene che noi possiamo fare per gli altri nel mondo. Enunciando i manthra più sacri dell'Ashem Vohu e dell'Ahunvar, la mente del mago si sintonizza all'Ordine del mondo, alla matrice della creatività. 
Il praticante deve trasformarsi ed essere iniziato. Un programma di 12 mesi spiegherà come fare. 

Simbolo Farohar: indossare un pendente con tale simbolo consente di mantenere la coscienza ancorata agli obbiettivi magici che ci si è prefissati. 

Le sessioni di addestramento dovrebbero seguire il seguente protocollo rituale: 
- preparazione;
- apertura: accendere la fiamma con le parole "In onore e per la gloria del Creatore", seguono recitazione di manthra; Più avanti sarà necessario ripetere le preghiere fino a percepire "quel qualcosa" che ci dice che il cancello si è aperto e che è stato stabilito un canale di comunicazione.
- invocazione, recitare preghiere allo yazata/santo del giorno;
- meditazione silenziosa su Amesha Spenta o yazata;
- lavoro di memorizzazione, fondamentale in modo che le preghiere/mantra possano agire direttamente dalla nostra coscienza sul mondo proto-tipico di menog e quello materiale di getig;
- chiusura, formula "Che avvenga come io desidero";
- registrazione dell'esperienza.

Non scoraggiatevi mai: nessun lavoro verso il bene va mai perso.

Le Gatha di Zarathustra vanno lette, meditate e studiate. I testi di Jacques Duchesne-Guillemin sugli Inni di Zarathustra sono un ottimo riferimento.
Ognuno dei 30 giorni del mese è collegato a uno yazata. E' compito del mago assorbire in sé l'insegnamento di ciascuno di essi in modo sistematico. 
Ahura Mazda è la parte principale di una triade, che comprende Spenta Mainyu (Spirito Santo) e Atar (figlio di Ahura Mazda).
Atar, Fuoco, è l'equivalente della coscienza e della fiammella che brucia in ogni individuo e che deve essere coltivata e nutrita sia dall'interno che dall'esterno.
La prima delle creazioni di AM è uno spazio fertile in cui possono versarsi le forze creative; tale spazio richiede bordi o un involucro rigido per separarlo dal vuoto, dai prototipi sopra e dalle forze del caos sottostante. 

Il segreto difficile da capire è che le cose brutte della vita vengono cacciate solo da quelle buone e non moltiplicando quelle cattive. In altre parole, non affrontate la violenza con rabbia, ma opponetevi con cuore allegro e la vittoria sarà sempre vostra.

La verità e il dire il vero sono la più grande arma contro le forze del degrado. Questa pratica fa crescere e prosperare l'individuo, così come una comunità di persone che dicono il vero fa aumentare il potere e la prosperità nel mondo. 

Gli antichi zoroastriani non veneravano il divino nei templi ma all'aria aperta in cima alle montagne o sulle salite scoscese. Eticamente, l'umanità è incaricata di curare la terra, le acque, l'aria, le piante e gli animali. 
La casa di AM è fatta di luce, così come gli Amesha Spenta e le fravashi o i prototipi di tutti gli esseri umani e delle altre creazioni. La via di accesso a questo regno è il Ponte Civat, attraverso il quale ognuno deve passare dopo la morte. 

I manthra e i nomi sacri operano come sigilli sonici e si imprimono dall'alto, da menog, nella mente, espressione e corpo del mago. I loro effetti si faranno ben presto sentire. Se il mago ha un atteggiamento benevolo verso il mondo, invece di uno ostile o cattivo, è molto più probabile che sia in grado di influenzarlo. 




AHUNA VAIRYA - MANTRA (AHUNVAR)





Ashem Vohu Mantra


Jasa me avanghe Mazda



 

 
Jasa me avanghe Mazda 
Jasa me avanghe Mazda 
*Jasa me avanghe Mazda.  

Mazdayasnõ ahmi mazdayasnõ Zarathushtrish  

fravarãne ãstutaschã fravaretaschã  

Ãstuye humatem manõ,  

ãstuye hukhtem vachõ,  

ãstuye hvarshtem shyaothnem.  

Ãstuye daenãm vanghuhim mãzdayasnim  

fraspãyaokhedhrãm, nidhãsnaithishem,  

Khavaetvadathãm ashaonim,  

yã hãitinãmchã, bushyeintinãmchã  

mazishtãchã, vahishtãchã, sraeshtãchã,  

yã ãhuirish zarathushtrish.  

Ahurãi Mazdãi vispã vohu chinahmi.  

Aeshã asti daenayão mãzdayasnoish ãstuistish.

Ashem Vohu


Il testo sacro per lo Zoroastrismo è l’Avesta.

L’Avesta è una raccolta di testi rituali scritti in lingua iranica antica nord-orientale, detta avestico. Per la loro stesura venne messo a punto l’alfabeto avestico tra il IV e VII secolo d.C. dopo un lungo tramandamento orale. 
Non si sa di preciso dove e quando sorsero i primi testi avestici, ma si suppone che la gran parte fosse antecedente al IV secolo a.C.

L’Avesta è composta da due blocchi: testi rituali e litanie devozionali.


Testi rituali:

Yasna (“preghiera”): raccolta di 72 capitoli divisi in tre sezioni (1-27, 28-54, 55-72). Contiene le invocazioni cantate durante la celebrazione, in particolar modo durante il consumo della bevanda rituale Parahaoma. Delle tre sezioni di cui si compone lo Yasna la più importante è quella centrale che consiste nella Gāthā. Questa contiene gli inni più antichi, questi attribuiti a Zarathustra stesso.

Visperad (“Tutti i giudici”): canti che integrano quelli dello Yasna. I canti qui presenti vengono mai recitati da soli, ma sempre insieme agli Yasna. La cerimonia che prevede la lettura di entrambi i testi viene officiata soprattutto durante le varie festività stagionali.

Vendidad (“legge contro i demoni”): insieme di canti recitati mai da soli, ma sempre insieme a quelli contenuti nello Yasna. Questo testo non ha solo una funzione liturgica, ma enuncia anche pene giuridiche, riti di purificazione o, più in generale, il codice di condotta morale dello Zoroastrismo.

Litanie devozionali:

Yasht (“adorazione, sacrificio”): si compone di 21 inni dedicati ad un’ampia ed eterogenea gamma di divinità o entità divine. La maggior parte degli inni sono dedicati a fenomeni o entità naturali come il sole, la luna, il vento e le stelle.

Khorde Avesta (“piccolo Avesta”): insieme di testi devozionali usati dai laici durante la vita quotidiana. Si compone di 4 gruppi di preghiere:
Siroze: preghiere che seguono i 30 giorni del calendario, ognuno presieduto da una divinità
Niyayisn: 5 preghiere che invocano rispettivamente il sole, Mithra, la luna, l’acqua e il fuoco
Gah: recitati nel corso delle 5 parti del giorno: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera e notte
Afringan: 4 preghiere recitate in diverse occasioni: la prima in onore di una persona defunta, la seconda durante il quintultimo giorno dell’anno, la terza durante le 6 grandi festività stagionali e la quarta all’inizio e alla fine dell’estate.