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Lo Zohar è il testo classico della Cabbala, per secoli considerato sacro per l'ebraismo e ancor oggi venerato nei circoli mistici al pari della Bibbia e del Talmud. Nel Libro dello Splendore l'antica tradizione esoterica dei Cabalisti, volta a tracciare un itinerario mistico verso la "presenza di Dio" si trova esposta in 21 libri, ognuno dedicato a un argomento specifico.
Gli attributi principali di Dio per i cabbalisti sono 10 e vengono chiamate sephirot.
L'En Soph, la Divinità Nascosta, è nelle sepiroth e, pur non esaurendosi in esse, conferisce loro linfa vitale.
Secondo lo Zohar la caduta nel corpo, provocata dal peccato originale, da una parte ha reso meno agevole il contatto tra l'uomo e Dio, dall'altra ha ridotto il flusso della vita divina nella creazione. L'azione dell'uomo tendente a riparare in qualche modo al danno provocato dal peccato di Adamo e a ristabilire l'armonia nel creato, instaurando un rapporto più frequente e costante con le sephiroth è chiamata dai cabbalisti tiqqun, riparazione appunto.
Per la cabbala esistono tre anime nell'uomo, chiamate nephesh (principio vitale), ruach (spirtio) e neshamà (anima). Per lo Zohar le ultime due esistono già in potenza nella prima, di cui costituiscono dei gradi di maggiore perfezione. Mentre l'anima naturale nephesh è presente in ogni uomo, le altre due possono essere meritate solo attraverso la meditazione mistica , l0intensa preghiera, la bontà e tutte le altre virtù esaltate dai cabbalisti. La neshamà è infatti una parte di Dio stesso, quella famosa scintilla divina che fu posta nel primo uomo.
Il flusso dell'En Soph scorre attraverso le sephiroth e le unisce, armonizzandole. Grave colpa è costituita dall'affrontare le sephiroth separatamente, interrompendo così la "corrente" divina. Le sephiroth sono immaginate come l'organismo di Dio. Sono da intendersi come le forme in cui Dio si manifesta, operando nel processo cosmico.
La Shekhinà, la divina presenza, è l'anello di trasmissione della profezia delle sephiroth all'uomo.
Nella teoria dello Zohar l'opera della creazione ha in sé non soltanto la previsione divina di quanto sarebbe avvenuto nelle generazioni successive, ma anche la conoscenza delle future trasformazioni che la creazione stessa avrebbe subito nel corso del tempo. (NdRC: nel seme è già presente tutta la storia della pianta che crescerà).
Il mondo superiore è il mondo delle prime tre sephiroth, della corona, della sapienza e dell'intelligenza, dove l'En Soph si trova nascosto agli occhi di tutti. Il secondo mondo è delle ultime sette sephiroth, ed in particolare di quella del regno, chiamata anche giustizia, che costituisce la porta attraverso la quale l'uomo perviene alla conoscenza del mistero divino.
L'uomo buono riesce a conoscere in sogno, risalendo le sephiroth, assai più dell'uomo malvagio, la cui anima non può salire in alto. Ognuno può vedere secondo il grado cui gli è dato di giungere.
Il male vuole ricevere il potere di dominare il mondo, perchè non può dominare sinché non ne abbia ottenuto il permesso. Il male secondo lo Zohar non può né prodursi né diffondersi con le proprie forze. E' soltanto l'azione morale dell'uomo, quando è contraria al bene, che conferisce forza e vita alla massa inerte del male. Il male, lungi dal proteggere chi lo compie, ne vuole invece la distruzione.
"L'uomo che rivolge la propria preghiera deve fare se stesso povero, affinché la sua preghiera possa entrare nel novero di quelle dei poveri. Infatti i custodi delle porte celesti non lasciano entrare le altre preghiere, come fanno per quelle dei poveri, che entrano senza permesso."
Kawwanà, letteralmente intenzione, ha il significato di meditazione mistica sulle parole delle preghiera, contemporaneamente alla sua recitazione. La preghiera deve attrarre il flusso delle benedizioni dello En Soph, che lo Zohar definisce con vari appellativi: "la radice di tutte le radici", "la profondità del pozzo", "la fonte di tutto".
Secondo la Kabbala è in potere dei giusti intercedere dinanzi a Dio per i peccati di tutta l'umanità, facendo annullare le severe punizioni già decise. Il giusto è egli stesso in grado di stabilirne di nuovi, validi per tutta la terra, quasi costringendo Dio ad accettarli.
L'uomo buono riesce a conoscere in sogno, risalendo le sephiroth, assai più dell'uomo malvagio, la cui anima non può salire in alto. Ognuno può vedere secondo il grado cui gli è dato di giungere.
Il male vuole ricevere il potere di dominare il mondo, perchè non può dominare sinché non ne abbia ottenuto il permesso. Il male secondo lo Zohar non può né prodursi né diffondersi con le proprie forze. E' soltanto l'azione morale dell'uomo, quando è contraria al bene, che conferisce forza e vita alla massa inerte del male. Il male, lungi dal proteggere chi lo compie, ne vuole invece la distruzione.
"L'uomo che rivolge la propria preghiera deve fare se stesso povero, affinché la sua preghiera possa entrare nel novero di quelle dei poveri. Infatti i custodi delle porte celesti non lasciano entrare le altre preghiere, come fanno per quelle dei poveri, che entrano senza permesso."
Kawwanà, letteralmente intenzione, ha il significato di meditazione mistica sulle parole delle preghiera, contemporaneamente alla sua recitazione. La preghiera deve attrarre il flusso delle benedizioni dello En Soph, che lo Zohar definisce con vari appellativi: "la radice di tutte le radici", "la profondità del pozzo", "la fonte di tutto".
Secondo la Kabbala è in potere dei giusti intercedere dinanzi a Dio per i peccati di tutta l'umanità, facendo annullare le severe punizioni già decise. Il giusto è egli stesso in grado di stabilirne di nuovi, validi per tutta la terra, quasi costringendo Dio ad accettarli.



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