mercoledì 18 gennaio 2023

La Meditazione - Omraam Mikhaël Aïvanhov

 

Quando tutto va bene le persone pensano che non valga la pena perdersi nelle regioni vaghe e nebulose della meditazione; quando però si trovano nella sventura, quando si accorgono che niente di ciò che è concreto e materiale può aiutarle, allora cercano interiormente un sostegno, un soccorso, un rifugio nelle regioni celesti.
Allora è complicato! Meglio imparare a fare della meditazione una pratica quotidiana.
Non si può fare meditazione se il pensiero (e l'azione) permangono ancorati alle regioni inferiori. Chi traffica, ruba, beve, va a letto con chiunque ecc... non può attingere alla fonte della meditazione.
Anzi è addirittura pericoloso provarci.
Quando vuole meditare il discepolo si purifica, non si sovraccarica di ogni genere di preoccupazioni inutili, ma nutre il desiderio di perfezionarsi.
Gesù diceva: "Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si prenderà cura di sé."
Solo una volta fuggiti dalla prigione che è la vita quotidiana, comincerete a elevarvi interiormente: sentirete che esiste una nuova vita, ampia, profonda, e sperimenterete un tale rapimento che vi proietterà in un'altra regione, che è dentro di voi.
Gustato il sapore di questo mondo superiore, la convinzione si rafforza e le facoltà cominciano a obbedire al discepolo. E' come acquisire una certa autorità sulle cellule del proprio corpo. Esse riconoscono la gerarchia e iniziano a obbedire al loro signore.
L'universo, la natura, tutto è gerarchico. 
Gli Iniziati cercano proprio questo, il dominio del proprio corpo, dei propri pensieri e dei propri sentimenti.
L'unico mezzo per uscire dai tormenti e dalle angosce è la meditazione.
La prima cosa da fare è rilassarsi e rimanere per così dire passivi, pur sorvegliando quello stato di quiete raggiunto da tutte le cellule. E' l'atteggiamento passivo a permettere all'organismo di riacquistare le forze, immergendosi nell'oceano dell'armonia cosmica.
Abbiate solo la consapevolezza, la sensazione di respirare.
Meditate su Dio stesso per impregnarvi del suo amore, della sua luce, della sua forza, per vivere un attimo nella sua eternità.
Diceva Gesù: Siate perfetti, come perfetto è il vostro Padre celeste.
Non esiste ideale più alto. I cristiani lo hanno dimenticato. Bisogna porre il più alto ideale nel proprio cuore, non si tratta di orgoglio, ma di abbandonarsi alla volontà della saggezza, di mettersi al servizio della luce che sa tutto e ci guiderà.
Chiedete di diventare servitori di Dio e contemporaneamente lavorate per formare in voi l'altro corpo, quello che viene chiamato il corpo di luce, il corpo di gloria, il corpo dell'immortalità, il corpo del Cristo.
Gli uomini sono stati inviati sulla terra come operai in un cantiere, ma non se ne curano, e anziché lavorare si divertono. Non bisogna dimenticare il proprio dovere: trasformare la terra in un paradiso, giorno dopo giorno.
Per ottenere dei risultati si deve "solo" vigilare sui nostri pensieri, sui nostri sentimenti e sulle nostre azioni, ossia sul nostro modo di vivere.
Via via che nel corso delle sue meditazioni il discepolo riesce a captare le correnti cosmiche, in lui qualcosa lavora per consentirgli di resistere a tutte le tensioni. Questo però deve avvenire progressivamente per evitare squilibri.


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