mercoledì 8 dicembre 2021

Teresa d'Avila: Il Castello Interiore

 

"Il mondo è in fiamme", esclama, perché "vogliono, si può dire, tornare a condannare il Cristo". Di conseguenza, bisogna "lavorare per Iddio". 

Va tenuto presente che Teresa ha avuto profonde esperienze mistiche, visioni, apparizioni di Cristo e anche di Satana, che fecero temere ai suoi amici che qualcuno potesse denunciarla all'Inquisizione. Teresa ha cercato di arrivare a un fecondo dialogo tra teologia e spiritualità, tra dottrina ed esperienza. (NdRC: la spiritualità esperienziale tipica delle dottrine gnostiche non poteva essere in alcun modo resa esplicita, onde evitare l'interessamento dell'Inquisizione appunto.)

La mistica di Avila ci offre infatti una dottrina spirituale basata sull'incontro interpersonale dell'uomo con Dio, fino al conseguimento di una comunione effettiva, intesa come "amicizia". La preghiera è perciò una semplice ricerca di Dio, un cammino possibile a tutti, che contiene in sé già tutte le premesse di uno sviluppo che può raggiungere le vette più alte dell'orazione mistica. Nella misura in cui l'anima si addentra nel castello per mezzo dell'orazione, andrà diminuendo in lei l'influsso esterno e si sveglieranno nuovi dinamismi interiori o atteggiamenti passivi che consentiranno l'unione con Dio. E' un viaggio che significa un progredire di dimora in dimora, un lungo e difficile salire dalla prima fino alla settima dimora, dove abita il Re del castello, cioè Dio. 

La Prima Dimora

Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un solo diamante o di un tersissimo cristallo, dove sono molte dimore, come molte ve ne sono in cielo. Dobbiamo prendercene cura per conservarne la bellezza: tutta la nostra attenzione si volge sulla rozza incastonatura di questo diamante, o sul muro di cinta di questo castello, cioè il nostro corpo. Al centro del castello invece si svolgono le cose di maggior segretezza tra Dio e l'anima nostra. 

Come entrare in questo castello? La porta d'entrata a questo castello è l'orazione e la meditazione. Ci sono anime così malate e così avvezze a vivere fra cose esteriori, che non c'è mezzo di tirarle fuori di lì. E' oramai così inveterata l'abitudine di vivere coi vermi e gli animali che stanno nel recinto del castello che sono quasi divenute simili ad essi. Noi parliamo a quelle che entrano nelle prime stanze, quelle poste in basso, ma, insieme, vi entrano una quantità di animaletti nocivi che non permettono loro di vedere la bellezza del castello, né di trovarvi riposo: è già molto che vi siano entrate. 

Se l'albero è piantato nella terra, che è il demonio stesso, quale frutto può dare?

Non arriveremo mai a conoscerci se non procureremo di conoscere Dio: la contemplazione della sua grandezza ci servirà per scoprire la nostra bassezza. Pertanto vi dico, figlie mie, di fissare gli occhi su Cristo, nostro bene, e sui suoi santi: da essi impareremo la vera umiltà, la nostra intelligenza ne resterà nobilitata, e la conoscenza di noi stessi non ci renderà vili e codardi, perché pur trattandosi della prima dimora, essa è così eccellente e di tale pregio che se l'anima sa schivare gli animaletti nocivi che vi si incontrano non mancherà di passare oltre. Sono terribili gli inganni e le astuzie del demonio per impedire alle anime di conoscersi e rendersi conto del proprio cammino. Tali inganni riescono meno facili al demonio con le anime oramai più vicine all'appartamento del Re. Qui, invece, essendo ancora attratte dal mondo, ingolfate nei suoi piaceri e perdute dietro i suoi onori e alle sue esigenze, i loro vassalli (che sono i sensi e le potenze) non hanno più la forza nativa data loro da Dio, e facilmente esse sono vinte, anche se sono animate dal desiderio di non offendere Dio e se si dedicano a opere buone. Chi si riconosce in questo stato deve ricorrere spesso, e come meglio può, a Sua Maestà, prendere come intercessori la Madre sua benedetta e i suoi santi, perché combattano per lui, visto che i propri vassalli hanno ben poca forza per difenderle. 

Dovete notare che in queste prime dimore non giunge ancora quasi nulla della luce che emana dal palazzo dove abita il Re. E' necessario, per entrare nelle seconde dimore, lasciar perdere le cure e gli affari che non sono necessari, ciascuno in conformità del suo stato. Sono poche le dimore di questo castello nelle quali non vi sia da combattere con il demonio. E' vero che in alcune sono le guardie - le potenze - ad avere la forza di combatterlo, ma abbiamo bisogno di una gran vigilanza, per scoprire gli artifizi ed evitare gli inganni, qualora egli si trasformi in angelo di luce.  

Rendiamoci conto, figlie mie, che la vera perfezione è l'amore di Dio e del prossimo, e quanto più compiutamente osserveremo questi due comandamenti, tanto più saremo perfette. 

La Seconda Dimora

Sia pur fiacca quanto vogliate l'orazione, Dio le apprezza molto. La perseveranza è qui la cosa più necessaria, poiché con la sua mediazione non accade mai di non guadagnar molto. Qui l'intelligenza è più viva e le potenze più abili: i colpi dell'artiglieria nemica sono tali che l'anima non può evitare di udirli. Allora infatti, i demoni presentano queste serpi delle attrattive mondane, di cui ho parlato, e danno apparenza di eternità a beni caduchi. 

Non c'è nessuno il quale possa trovare, come nella propria casa, tutto ciò di cui ha bisogno, soprattutto avendo un ospite che lo renderà signore di tutti i beni, se non vuol perdersi, a somiglianza del figliuol prodigo, mangiando cibo di porci.

Certamente l'anima qui soffre grandi tribolazioni, specialmente se il demonio capisce che per la sua natura e per le sue pratiche abituali ha la capacità di andare molto innanzi. Tutto l'inferno sarà unito per costringerla a uscire dal castello. Sua Maestà sa meglio di noi ciò che ci conviene; non c'è motivo di suggerirgli quel che ci deve dare. Ciò che dobbiamo fare è conformare la nostra volontà a quella di Dio. Purché non abbandoniamo l'orazione, il Signore volgerà tutto a nostro vantaggio, anche se non troviamo nessuno che ci dia utili indicazioni. La porta per entrare in questo castello è l'orazione. (La fede senza le opere, così come le opere senza la fede che valore possono avere?)

Gv 14, 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

La Terza Dimora

A coloro che per misericordia di Dio sono usciti vittoriosi da queste lotte, e che aiutati dalla perseveranza, sono entrati nelle terze dimore, che cosa diremo, se non: Beato l'uomo che teme il Signore? Pertanto ripetere spesso questo versetto e richiamatelo spesso alla memoria.

Oh, umiltà, umiltà! Non pensate che Dio abbia bisogno delle nostre opere, ma solo della determinazione della nostra volontà. Non vi è dubbio che, perseverando in questo spogliamento e in questo distacco da tutto, si otterrà quel che si desidera. A una condizione però, di ritenersi quali servi inutili e di non credere che Dio sia obbligato a farci simili favori, anzi di essergli maggiormente debitori, per aver ricevuto di più. Non fare in nulla la propria volontà, che è in generale la causa della nostra rovina. Badiamo ai nostri difetti e lasciamo stare quelli altrui. Cerchiamo di vivere sempre nel silenzio e nella speranza. 

La Quarta Dimora

Poiché queste dimore sono già più vicine al luogo dove sta il Re, la loro bellezza è grande, e ci sono cose talmente delicate da vedere e da intendere, che l'intelletto ha un bell'ingegnarsi a cercare termini adatti per dirne almeno qualcosa con tanta esattezza da non farle restare sempre molto oscure per coloro che non ne hanno esperienza.

Tutto si gioca sulla sottile differenza fra le gioie che si provano nell'orazione e i diletti spirituali. Questi, invece, cominciano da Dio e si fanno sentire dalla nostra natura, che gode di essi quanto delle gioie di cui ho parlato e anche di più. Per fare grandi progressi in questo cammino e salire alle dimore a cui aspiriamo, il nodo della questione non sta nel pensare molto, ma nell'amare molto; pertanto fate ciò che può incitarvi maggiormente ad amare. Cercate di contentare Dio in tutto. 

Il pensiero, o l'immaginazione, per intendersi meglio, non è l'intelletto. Questo è una delle potenze dell'anima, come a volte fosse così instabile, mentre il pensiero vola talmente in fretta che solo Dio può fermarlo, e quando lo fa, ci par d'essere quasi staccati dal nostro corpo. (NdRC: il Silenzio che si raggiunge durante la meditazione è il tipico caso. Avila ne attribuisce quindi il merito al Re. Il silenzio è quindi uno dei diletti che ci concede. Aggiunge infatti: come non possiamo trattenere il movimento del cielo, che continua nella sua corsa vertiginosa, così non possiamo fermare il nostro pensiero.)

Dopo aver fatto ciò che esigono le dimore precedenti, ci vuole l'umiltà e ancora umiltà. A causa di questa virtù il Signore si induce ad accordarci  quanto vogliamo da lui, e il primo segno per vedere se l'avete è non pensare di meritare queste grazie e questi diletti del Signore né sperare di poterli ottenere in tutta la vita. Anzitutto amare Dio senza interesse. 

L'orazione di raccoglimento: i sensi e le cose esteriori par che perdano gradualmente il loro diritto affinché l'anima vada ricuperando il suo, che aveva perduto. Sono convinta che Sua Maestà fa questa grazia solo a persone che vanno oramai distaccandosi dalle cose del mondo. La penitenza, le buone opere e l'orazione sono gli strumenti. La stessa preoccupazione di non pensare a nulla può forse eccitare la mente a pensare molto, bisogna fare attenzione. La cosa più importante e gradita a Dio è il ricordarsi del suo onore e della sua gloria e dimenticarsi di se stessi, del proprio profitto, dei propri diletti e delle proprie soddisfazioni. Dio ci ha dato le potenze affinché operassimo attraverso di esse. Nelle anime a cui Dio nostro Signore concede l'orazione di raccoglimento si avverte chiaramente una dilatazione o un ampliamento nell'anima. Avendo oramai provato le gioie divine, vede che quelle del mondo sono immondizia, se ne allontana poco a poco, ed è sempre più padrona di sé nel farlo. Insomma, resta migliorata in tutte le virtù.   

In questa dimora il naturale è congiunto al soprannaturale, il demonio può fare maggior danno che nelle seguenti, ove il Signore non gliene lascia l'opportunità. Ma le sue tentazioni sono solo occasioni per far evolvere l'anima. (NdRC: ecco perché nel Padre Nostro si recita "non indurci in tentazione", non perché sia Dio a tentarci, ma perché il Padre concede a Lucifero di operare per il nostro bene, per farci evolvere.)

La Quinta Dimora

In che modo potrei dirvi le ricchezze, i tesori, i diletti racchiusi nelle quinte dimore? Siccome in qualche modo possiamo godere del cielo sulla terra, supplichiamo il Signore a concederci il suo favore, affinché non si debba restarne prive per colpa nostra. Ci mostri egli la strada, dando all'anima le forze con cui scavare fino a trovare questo tesoro nascosto, che è realmente in noi stessi. Ho detto forze dell'anima affinché intendiate che non sono necessarie quelle del corpo, se Dio nostro Signore non le dà. Egli non impedisce a nessuno di acquistare le sue ricchezze. Nella dimora precedente l'anima, finché non ne abbia molta esperienza, resta in dubbio su quello che è avvenuto: se è frutto di una sua illusione, se dormiva, se le fu dato da Dio o dal demonio, trasfigurato in angelo di luce. Nutre mille timore, ed è bene che li abbia, perché, perfino la nostra stessa natura ci può ingannare talvolta a questo riguardo. 

Anche un'anima, morta per la sua trascuratezza e i suoi peccati e ingolfata in cattive occasioni, può far ricorso a confessioni, buone letture e prediche per tornare a vivere e si va sostentando con tali rimedi e con buone meditazioni, fino a che sia cresciuta. Questa casa, vorrei qui far intendere, è Cristo. 

Non c'è dunque da meravigliarsi che la nostra farfalletta (NdRC: l'anima bambina), sentendosi straniera fra le cose della terra (gnosticismo puro), cerchi di posarsi su qualche altra parte. Ma dove andrà poverina? Tornare lì da dove è uscita non può, perché, come si è detto, non è cosa che dipenda da noi, per quanti sforzi possiamo fare; bisogna restare in attesa che Dio si compiaccia di ritornare a favorirci di questa grazia.

Se faticosamente adempiamo i nostri dover per forza, per non commettere peccato, siamo ben lontani dalle disposizioni necessarie per essere del tutto unite alla volontà di Dio. L'amore di Dio e l'amore del prossimo, che è ciò a cui dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze. Osservando tali precetti con perfezione, facciamo la sua volontà, e pertanto saremo unite a lui. Siate sicuri che quanto più vedremo d'aver progredito nell'amore del prossimo, tanto più ci saremo avvantaggiati anche nell'amore di Dio. 

Il Signore vuole opere.

Il Signore vuole che, sentendo lodare molto una persona, te ne rallegri assai più che se lodassero te. Chiedete a nostro Signore che vi dia, con la perfezione, questo amore del prossimo. 

E' in questa dimora che avviene il primo incontro vero e proprio, consistente in una rapida "vista".

Se l'anima ha preteso di essere sposa di Dio stesso, se ha già avuto un incontro con Sua Maestà ed è giunta al punto di cui si è parlato, non può mettersi a dormire. 

La Sesta Dimora

La vista dello Sposo è rimasta talmente impressa nell'anima che tutto il suo desiderio è di tornare a goderne. Oh, Dio mio, quanti travagli interiori ed esteriori l'anima soffre prima di entrare nella settima dimora! Quelli che stimava amici si allontanano da lei, anzi, proprio loro la mordono con più accanimento, e son queste le ferite che dolgono di più. E mille specie di derisione e di chiacchiere di tal fatta la riguarderanno. Quanto pochi sono i fautori in confronto ai molti denigratori! L'anima, anziché lasciarsi abbattere dalle denigrazioni, ne resta fortificata, perché l'esperienza le ha oramai fatto conoscere il gran guadagno che le viene da esse. Dio non dà sofferenze maggiori di quelle che si possono sopportare e, in primo luogo, fa dono della pazienza. Di malinconia ce n'è tanta nel mondo, e il demonio se ne serve per apportare tanti danni. La grazia è cosa che passa presto, mentre il ricordo dei peccati è sempre presente e si vedono piene di difetti così che il loro tormento ricomincia. Il miglior rimedio per renderle sopportabili è attendere a opere esteriori di carità e sperare nella misericordia di Dio, che non manca mai a chi confida in lui. 

Dio ha diversi mezzi per risvegliare l'anima. Consistono in certe parole che egli dice in vari modi: alcune sembrano venire dal di fuori, altre dall'interno dell'anima, altre dalla parte superiore di essa, altre così dall'esterno che si odono con le orecchie, perché si direbbero dette con voce articolata. C'è un altro modo con cui il Signore parla all'anima, e a me sembra un segno sicurissimo della sua opera: è la visione intellettuale. 

Ora vedrete ciò che fa Sua Maestà per concludere questo fidanzamento. A me sembra attuarsi quando favorisce l'anima di rapimenti, con i quali la trae fuori dai sensi, perché se, rimanendone padrona, si vedesse così vicina a questa gran Maestà, forse non sarebbe possibile restare in vita. I rapimenti sono volti a mostrare all'anima il Regno che si è guadagnata e che l'attende. Una prima forma di rapimento si ha quando un'anima pur non essendo in orazione, è colpita da una parola di Dio che le ritorna in mente o che ode. Una parola che da sola serve a ravvivare nell'intimo la scintilla in modo che l'amore risorga a nuova vita come l'araba fenice (NdRC: Lc 12,49-53 [In quel tempo], Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!). Una seconda avviene quando il Signore dona visioni immaginarie su certe cose del cielo. Visioni che non sappiamo esprimere a parole, ma che restano impresse nella parte più intima dell'anima e non si possono mai dimenticare. 

Nostro Signore disse: "Non darti pena, perché o essi dovranno lodare me o mormorare di te e in entrambi i casi ne avrai da guadagnare."

Lc 12, 48 Badate che chi molto riceve, molto deve pagare.

Il rapimento è di tal fatta che lo spirito sembra realmente separarsi dal corpo, e d'altro canto è chiaro che la persona non muore; tuttavia, per alcuni istanti, ella non può dire se l'anima si trovi o no unita al corpo. Le sembra di essere trasportata tutta intera in un'altra regione assai diversa da questa in cui viviamo, dove le appare una luce così dissimile da quella di quaggiù che, se impiegasse tutta la vita a cercare di immaginarsela, insieme con le altre cose lì viste, le sarebbe impossibile riuscirvi. Accade che in un solo istante le vengano insegnate contemporaneamente tante verità di cui non sarebbe potuta giungere a conoscere la millesima parte, neppure affaticandosi molti anni a ordinarle con l'intelletto e con l'immaginazione. (NdRC: trasmissione di conoscenza attraverso simboli, così come avviene per le intelligenze facenti parte delle gerarchie celesti.)

Sperimentate queste grazie l'anima vive quaggiù con gran pena e non le interessa più nulla di tutto ciò che prima soleva apparirle attraente. L'unico fascino sarà a quel punto esercitato dalle opere che può rivolgere al servizio di un così gran Dio. 

Non è bene aspettarsi miracoli. Dio vuole che noi ci riteniamo così pregevoli da non meritarli, e che ci aiutiamo da noi stessi in tutti i modi possibili. Conoscendo dunque per quale via possiamo far contento Dio, cioè quella dei comandamenti e dei consigli, procediamo in essa con somma diligenza, pensiamo alla sua vita, alla sua morte e al molto che gli dobbiamo. Il resto verrà quando il Signore vorrà. 

 Io chiamo meditazione un discorso continuato dell'intelletto che si svolge in questo modo: cominciamo col pensare la grazia che Dio ci ha fatto nel darci il suo unico Figlio, e non ci fermiamo lì, ma percorriamo tutti i misteri della sua vita gloriosa. Oppure cominciamo con l'orazione nell'orto, e l'intelletto segue nostro Signore fino alla sua crocifissione; oppure prendiamo un brano della passione, per esempio la cattura, e meditiamo su questo mistero, considerando tutti i particolari, le circostanze che sono motivo di riflessione o di commozione, come il tradimento di Giuda, la fuga degli Apostoli e il resto. E' un'orazione magnifica e assai meritoria.  

Veniamo ora alle visioni immaginarie, dove si dice che il demonio può introdursi più facilmente che nelle precedenti e dev'essere così. Il partito più sicuro è non volere se non ciò che vuole Dio, il quale ci conosce più di quanto non ci conosciamo noi stessi e ci ama. Ricordatevi che il demonio guadagna molto e si rallegra in sommo grado di vedere un'anima afflitta e turbata, sapendo che ciò le è di ostacolo a impegnarsi tutta nell'amore e nelle lodi di Dio. Quando piace al Signore, accade che l'anima, mentre è in orazione e perfettamente in sé, sia colta improvvisamente da una sospensione in cui egli le fa intendere grandi segreti, che ella crede di vedere in Dio stesso. In tali occasioni si rivela all'anima come in Dio si vedano tutte le cose e come egli le contenga tutte in se stesso. Ed è di gran profitto perché sebbene non duri che un momento, resta profondamente impressa e ci riempie di confusione, scorgendosi in essa più chiaramente la malizia dell'offendere Dio. 

La Settima Dimora

In questa dimora si comprende la differenza fra anima e spirito. L'anima differisce dalle potenze e non è una cosa sola con esse. 

Abbiamo gran cura, sorelle, di supplicare il Signore e non tralasciamo mai di farlo, perché è un'elemosina assai meritoria pregare per coloro che si trovano in peccato mortale. 

Giovanni 14:23 Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui."

 Vi è un'enorme differenza fra tutte le visioni precedenti e quelle di questa dimora: è la differenza che passa tra il fidanzamento e il matrimonio spirituale. Quest'unione segreta avviene nel centro più intimo dell'anima, dove credo abiti Dio stesso e dove, secondo me, non c'è bisogno di porta perché vi entri. 

il re è nel suo palazzo, e nel suo regno ci sono molte guerre e molte traversie, ma non per questo egli cessa di stare sul suo trono. Così qui: benché nelle altre dimore vi sia una gran baraonda non c'è nulla che possa penetrare dove si trova l'anima e rimuoverla da lì. L'anima qui è in servizio di nostro Signore e non tralascerebbe di farlo per nessuna cosa al mondo. Non temono più di soffrire anzi accettano enormi travagli nel tentativo di far sì che il Signore venga glorificato a causa del loro sacrificio, sia pure di poco. 

E' certo che quand'anche non vi fosse altro di guadagno in questo cammino dell'orazione, se non quello di conoscere la cura particolare che Dio si prende di comunicarsi a noi e di pregarci di stare con lui, mi sembra che tutti i travagli che si abbiano a soffrire sarebbero ben spesi per godere di questi tocchi d'amore, così soavi e penetranti. 

Così in questo tempio di Dio, in questa sua dimora, solo lui e l'anima gioiscono l'uno dell'altra in un profondissimo silenzio. L'intelletto non ha motivi d'agitarsi né di fare alcuna ricerca, perché il Signore che l'ha creato vuole che ora si riposi e guardi ciò che avviene da una piccola fessura. Qui non si perdono le potenze, ma solo non operano e restano come attonite. Tutto il tempo che si passa con Dio è un gran vantaggio, è maggiore lo sarà mettendo in pratica le opere. Fissate il vostro sguardo sul Crocifisso e tutto vi sarà facile. E Dio voglia che non si fermi il vostro crescere, perché sapete bene che chi non cresce, decresce. 

Desideriamo e pratichiamo l'orazione, ma non cerchiamo di andare per una strada che non è battuta, perché ci perderemmo sul più bello. Sarebbe inoltre davvero singolare pensare di ottenere da Dio queste grazie per una via diversa da quella percorsa da lui e da tutti i suoi santi. Guardiamoci dall'innalzare torri senza fondamenta. Il Signore non guarda tanto alla grandezza delle opere quanto all'amore con cui si compiono. Se facciamo tutto quello che è nelle nostre possibilità, Sua Maestà farà sì che tali possibilità aumentino di giorno in giorno. 

domenica 28 novembre 2021

L'Ipostasi degli Arconti




 Tra i manoscritti trovati a Nag Hammadi nel 1945 c’è l’Ipostasi degli Arconti. Si tratta di una versione della Genesi in lingua copta, nella quale è esposta la creazione del Cosmo e dell’Umanità dal punto di vista della Teologia Gnostica.

Questo è il testo completo, tradotto dalla versione inglese di Anne Mc Guire, dell’Haverford College.


IPOSTASI DEGLI ARCONTI

Nello spirito del Padre della Verità, il grande Apostolo (San Paolo) disse: “la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti”.

Vi invio questo scritto affinché siate informati sulla realtà di queste Potenze.

Il loro grande Dio, reso cieco a causa della sua ignoranza e della sua arroganza, ha detto: “Io sono l’unico Dio, non vi è nessun altro al di fuori di me”.

Questa affermazione raggiunse l’Eone Incorruttibile dal quale uscì una voce che disse: “Ti sbagli Samael, tu sei il dio dei ciechi!”.

I suoi pensieri erano ciechi e, avendo lanciato la sua Potenza, la bestemmia aveva parlato.

Egli ha imitato sua Madre fin nel Caos e nell’Abisso, attraverso la Pistis Sophia, ed ha fondato la sua progenie, ciascuno secondo il suo potere, avendo come modello gli Eoni che sono nella regione superiore, perché le cose visibili erano copiate ed inventate dall’Invisibile.

Come l’Incorruttibilità guardò in basso nelle regioni delle acque, la sua immagine apparve nelle acque e le autorità delle tenebre si innamorarono di lei, ma non poterono impadronirsi di tale immagine, a causa della loro debolezza perché “quelli dell’anima” (mpsychikos) non potevano impadronirsi di “quelli dello spirito” (mpneumatikos), perché erano al di sotto e l’immagine proveniva dall’alto. (NdRC: Il concetto di anima è legato all'intelletto, quello di spirito al "sentire profondo" senza necessità di intercessione della razionalità)

Per questo motivo, l’Incorruttibilità, guardando verso il basso, avrebbe potuto congiungere la totalità con la luce, secondo la volontà del Padre.

Allora i Governanti (gli Arconti) cospirarono e dissero: “venite, creiamo un essere umano con la polvere della terra” e modellarono la loro creatura come uno fatto interamente di terra.

I Governanti presero un po’ di terra e modellarono la loro creatura secondo il loro corpo e secondo l’immagine del Dio che era apparsa loro nelle acque.

A causa della loro impotenza non capivano la potenza del Dio: soffiarono sull’uomo, ma questo non poteva vivere a causa della loro impotenza e rimase sulla terra per molti giorni.

Insistettero come venti impetuosi per far acquisire all’uomo l’immagine che era apparsa loro nelle acque, ma non conoscevano l’identità del suo potere.

Ora, tutte queste cose avvennero per volontà del Padre della Totalità.

Successivamente lo Spirito vide l’uomo che giaceva sulla terra e scese dalla regione adamantina e venne ad abitare in lui che divenne un’anima vivente.

Egli ebbe il nome Adamo da quando cominciò a muoversi sulla terra ed una voce venne dall’Incorruttibilità per dargli assistenza.

I Governanti radunarono tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo e li portarono ad Adamo per vedere che nome Adamo avrebbe dato loro, poiché egli aveva il potere di dare il nome a tutti gli uccelli ed a tutti gli animali.

Presero Adamo e lo posero in un giardino che avrebbe potuto coltivare e vegliarono su di lui.

I Governanti dettero ad Adamo questo comando: “Tu puoi mangiare liberamente da ogni albero del giardino, ma dall’albero della Conoscenza del Bene e del Male (NdRC: L'ombra dell'albero della Vita cabalistico. A seconda dell'attivazione (apertura) della Sephirah Daath, si è in quello della Vita, oppure in quello della Morte) non puoi mangiare ne toccare. Il giorno che mangiassi da esso, conoscerai la morte”.

Essi non capivano quello che gli avevano comandato. Hanno parlato in questo modo per la volontà del Padre e consideravano Adamo come uno fatto solo di materia.

I Governanti si consultarono uno con l’altro e dissero “venite, portiamo il sonno ad Adamo” ed egli si addormentò, ma il sonno che avevano portato su di lui era l’ignoranza.

Aprirono un suo lato e fecero sorgere una donna vivente e ricoprirono questo lato con un po’ di carne ed Adamo venne ad essere interamente di anima (mpsychikos).

E la donna spirituale venne da lui e parlò con lui dicendo: “Alzati Adamo!”.

Lui, quando la vide disse: “Sei tu che mi hai dato la vita e ti chiamerai Madre dei Viventi – perché è lei che è mia madre, è lei che è il medico e la donna, è lei che ha partorito”.

Poi i governanti si avvicinarono a loro e quando videro la donna parlare con lui, furono presi da grande turbamento e si innamorarono di lei e si dissero l’un l’altro: “venite, seminiamo il nostro seme in lei” e lei rideva per la loro insensatezza e la loro cecità.

Nelle loro grinfie divenne un albero e lasciò la sua ombra su di loro, che l’avevano contaminata vergognosamente. E contaminarono anche la sua voce e si resero passibili di condanna da parte dello loro creatura modellata secondo la loro forma e la loro immagine.

Poi venne un essere spirituale (mpsychikos), l’istruttore, il Serpente e disse loro: “Cosa vi è stato comandato? Potete mangiare liberamente da ogni albero del giardino, ma dall’albero della Conoscenza del Bene e del Male non potete mangiare?”

La donna carnale rispose “non solo ci è stato detto di non mangiare, ma anche di non toccare, perché, se lo facessimo, conosceremo la morte”.

Ed il Serpente, l’istruttore disse: “voi non morirete. Vi è stato detto questo per gelosia. Piuttosto i vostri occhi si apriranno, diventerete come Dio e conoscerete il Bene ed il Male”.

E l’istruttore fu portato via dal Serpente e la donna rimase sola sulla terra.

La donna carnale prese un frutto dall’albero e lo mangiò e ne diede al marito ed a se stessa ed a “quelli dell’anima” (am-psychikos) e la loro carenza si mostrò nella loro ignoranza e riconobbero di essere nudi nello spirituale (a-pneumatikon) e presero foglie di fico e le legarono sui loro fianchi.

Poi il Grande Sovrano venne e disse “Adamo, dove sei?”. Non sapeva quello che era successo.

E l’uomo disse: “Ho udito la tua voce e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto”.

Il sovrano disse: “perché ti devi nascondere? Forse hai mangiato dal solo albero da cui ti avevo comandato di non mangiare?”

Adamo disse: “La donna che mi hai dato lo ha dato a me ed io ne ho mangiato”.

E l’Arrogate maledisse la donna.

La donna disse: “E’ stato il Serpente che mi ha portato fuori strada ed io ho mangiato”.

Non sapeva che il Serpente era la sua forma modellata.

Da quel giorno il Serpente cadde nella maledizione dell’Autorità, finché non fosse venuto l’essere umano perfetto (pteleios nrome) e la maledizione sarebbe cessata.

I Governati presero Adamo e lo gettarono fuori dal giardino insieme a sua moglie ed anche loro caddero sotto la maledizione.

E gettarono tutta l’umanità in grandi distrazioni e grandi difficoltà, in modo che il genere umano fosse occupato in cose terrene e non poteva dedicarsi allo Spirito Santo.

Dopo queste cose, la donna partorì Caino, il loro figlio, e Caino coltivava la terra. Allora Adamo conobbe ancora la donna che rimase di nuovo incinta e partorì Abele e Abele era un pastore di pecore.

Caino offrì a Dio i prodotti della terra, ma Abele offrì alcuni dei suoi agnelli. (NdRC: concerne la dualità stanziali/nomadi. Gesù dice che l'uomo deve essere pellegrino, nel senso che deve mantenere permanente in movimento la sua ricerca spirituale.)

Dio gradì l’offerta di Abele, ma non accettò le offerte votive di Caino ed il carnale Caino uccise suo fratello.

E Dio disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”

Egli rispose e disse: “Sono io, allora, il custode di mio fratello?”

Dio disse a Caino: “Sento la voce del sangue di tuo fratello che grida a me e tu hai peccato. Tornerò da voi. Chiunque ucciderà Caino subirà sette vendette e tu vivrai gemendo e tremando sulla terra”.

Adamo conobbe nuovamente Eva e lei rimase incinta e partorì Seth ad Adamo. E lei disse: “Ho fatto nascere un altro essere umano attraverso Dio che prenda il posto di Abele”.

Ancora una volta Eva rimase incinta e partorì Norea e disse: “Egli ha generato in me una vergine come assistenza per molte generazioni di esseri umani. Lei è la vergine per la quale i poteri non si contamineranno”.

Poi gli esseri umani cominciarono a moltiplicarsi e migliorare.

I Governanti si consultarono uno con l’altro e dissero: “Venite, creiamo un diluvio con le nostre mani e cancelliamo tutto ciò che è di carne, da essere umano a belva”.

Ma, quando il Sovrano dei Poteri venne a sapere del loro piano, disse a Noè: “Fatti un’Arca da qualche legno che non marcisce e nasconditi in essa, tu ed i tuoi figli e le bestie e gli uccelli del cielo, dal piccolo al grande” – poi la mise sul monte Sir.

Norea venne da lui desiderando salire sull’Arca e, quando lui non glielo permise, soffiò sull’Arca e la incendiò ed egli fece di nuovo l’Arca, per una seconda volta.

I Governanti si recano da lei per portarla fuori strada ed il più grande tra loro disse: “La tua madre Eva è venuta da noi”.

Ma Norea si rivolse a loro e disse loro: “Voi siete i dominatori delle tenebre. Voi siete maledetti. Mia madre non lo sapeva. Io non provengo da voi, ma è dall’Alto che io sono venuta”.

L’Arrogante si trasformò nel suo potere ed il suo volto divenne come nero. Egli ha agito con audacia verso di lei e disse: “E’ necessario che tu renda un servizio a noi, come tua madre Eva”.

Ma Norea gridò a gran voce fino al Santo, il Dio della Totalità: “Salvami dai governanti di ingiustizia e salvami dalle loro grinfie – in una volta!”.

Il Grande Angelo scese dal cielo e le disse: “Perché piangi fino a Dio, perché ti comporti così coraggiosamente verso lo Spirito Santo?”

Norea disse: “Chi sei?” I Governanti di ingiustizia si erano ritirati da lei.

L’Angelo disse: “Io sono Eleleth (sagacia), l’Angelo Grande che sta alla presenza dello Spirito Santo. Sono stato mandato a parlare con voi ed a risparmiarvi dalle mani dei fuorilegge. E ti guiderò per la tua strada”.

Non posso parlare del potere dell’Angelo. Il suo aspetto è come oro fino ed il suo vestito è come la neve. La mia bocca non può sopportare di parlare del suo potere e dell’aspetto del suo volto.

Eleleth, il Grande Angelo, mi ha parlato. “Questo sono io. Io sono uno dei quattro luminari che stanno alla presenza del Grande Spirito Invisibile. Questi Governanti non hanno alcun potere su di te. Nessuno di loro ha potere contro la radice della Verità. Questa radice apparirà nei secoli finali e regnerà sulla loro autorità. E queste autorità non possono contaminare voi e questa generazione. La vostra residenza è nell’incorruttibilità, dove lo Spirito Virginale (ppneuma m-parthenikon) dimora, superiore alle autorità del Caos e del loro Cosmo.

Ma io dissi: “Signore, insegnami sulla potenza di queste autorità, come sono venuti in essere, da quale materia, da quale realtà e chi ha creato loro ed il loro potere”.

Ed Eleleth, il grande Angelo, mi parlò: “Entro illimitati Eoni, abita l’Incorruttibilità. Sophia, chiamata Pistis, ha voluto creare qualcosa da sola, senza consorte ed il suo prodotto ha creato immagini celesti”.

Un velo esiste tra le cose di sopra e gli Eoni di sotto e l’ombra è nata sotto il velo e l’ombra è diventata la materia e l’ombra è stata lanciata a parte. E ciò che Ella fece è diventato un prodotto in materia, come un aborto spontaneo.

E prese la sua forma dall’ombra ed è diventato una Bestia Arrogante che assomiglia ad un leone. Ed è androgino, perché è dalla materia che proviene”.

“Aprì gli occhi e vide un grande quantità di materia senza limiti, ed egli divenne arrogante, dicendo: “Sono io che sono Dio, e non c’è nessun altro a parte me”.

“Avendo detto questo, egli peccò contro l’Interezza e, dall’alto Regno dell’Autorità, uscì una voce che disse: “Ti sbagli Samael, tu sei il dio dei ciechi”.

“Ed Egli disse: “Se ogni cosa esiste prima di me, lascia che si manifesti a me” e subito Sophia stese il dito e mise la Luce nella materia e lo perseguitò fin giù, nelle regioni del Caos. Ed Ella tornò su, fino alla sua Luce”.

“Questo sovrano, essendo androgino, ha creato per sé un grande Eone, una grandezza senza limiti. E pensò di creare progenie per se stesso. E ha creato per sé sette figli (NdRC: 7 peccati capitali), androgini proprio come il loro padre”.

“Ed egli disse alla sua discendenza: “Sono io che sono il dio della totalità”.

“E Zoe, la figlia di Pistis Sophia, gridò e disse: “Ti sbagli, Sakla!”. Il cui vero nome è Yaldabaoth. Ella soffiò sulla sua faccia ed il suo respiro è diventato per lei come un angelo di fuoco e quest’angelo legò Yaldabaoth e lo precipitò giù nel Tartaro, sotto l’Abisso”.

“Ora, quando la sua prole Sabaoth vide il potere di quell’angelo, si pentì e condannò suo padre e sua madre, la materia”.

“Lui la detestava e cantava canzoni di lode fino a Sophia e sua figlia Zoe. E Sophia e Zoe lo hanno preso e portato fino al settimo cielo, sotto il velo tra il sopra ed il sotto. Ed Egli è chiamato il Dio dei poteri, degli eserciti, poiché egli è al di sopra dei Poteri del Caos, perché Sophia lo ha nominato”.

“Ora, quando accaddero queste cose, Egli creò per se stesso un grande carro con quattro facce con un gran numero di angeli e cherubini per rendergli servizio, con arpe e cetre”.

“E Sophia prese sua figlia Zoe e la fece sedere alla sua destra per insegnarle tutte le cose che esistono nell’ottavo cielo. E pose alla sua sinistra l’angelo d’ira. Da quel giorno la sua destra è stata chiamata Zoe e la sua sinistra è diventata il modello di ingiustizia del Regno di Autorità. E fu il primo tempo in cui vennero in essere”.

“Ora, quando lo vide Yaldabaoth in tutta la sua gloria e la sua altezza, lo ha invidiato e l’invidia è diventata un prodotto androgino e questo fu l’inizio dell’invidia e l’invidia ha generato morte. E la morte ha generato la sua prole e diede a ciascuno di loro carico del suo cielo, e tutti i cieli del Caos divennero pieni del loro numero”.

“Ma è stato per volontà del Padre della totalità che tutte queste cose sono venute in essere, secondo il modello di tutte le cose di cui sopra, in modo che il numero del Caos potesse essere completato”.

“Ecco, io vi ho insegnato tutto sul modello dei Governanti e sul modo in cui è stato generato e sul loro Padre e sul loro Cosmo”.

Ma io dissi: “Signore, anche io appartengo alla loro materia?”

Tu e la tua discendenza appartenete al Padre che esiste fin dal principio. E’ da questa altezza, da questa luce imperitura, che le vostre anime sono venute. Per questo motivo, le Autorità non possono avvicinarsi a voi, a causa dello Spirito di Verità e tutti coloro che sono venuti a conoscenza di questa via esistono immortali nel mezzo dell’umanità dei mortali. Ma questo seme non si manifesta ora”.

“Piuttosto, sarà manifesto tra tre generazioni.  Egli ha allontanato da voi il legame con l’errore delle Autorità”.

Allora ho detto: “Signore, quanto tempo ancora?”

Egli mi disse: “Quando il vero essere umano si manifesta in una forma modellata dallo Spirito di Verità che il Padre ha mandato”.

“Dopo che uno avrà insegnato loro ogni cosa. Ed egli li ungerà nel crisma della vita eterna, che gli fu dato dalla generazione non dominata”.

“Poi il pensiero cieco sarà gettato fuori da loro ed essi calpesteranno sotto i piedi la morte delle Autorità. Ed essi saliranno verso la luce che non ha limiti”.

Allora le autorità cederanno la loro Era. E i loro angeli piangeranno la loro distruzione. E i loro demoni si lamenteranno della loro morte”.

“Allora tutti i figli della Luce conosceranno la Verità e la loro radice nella Verità e il Padre della Totalità e dello Spirito Santo. Diranno tutti con una sola voce: “La verità del Padre è giusta, e il Figlio è sopra totalità. E da parte di tutti nei secoli dei secoli, Santo, Santo, Santo, Amen”.


domenica 21 novembre 2021

Anarchia e cristianesimo - Jacques Ellul

 



Due sono le incrollabili certezze dell'autore: l'imprescindibilità della Bibbia per la liberazione dell'umanità e la centralità di Cristo.
 C'è sempre stato un anarchismo cristiano, in tutte le epoche vi sono stati cristiani che hanno riscoperto la semplice verità biblica, sia sul piano intellettuale sia su quello mistico o sociale. Tertulliano, Fra Dolcino, Francesco d'Assisi, John Wycliff, Martin Lutero, Felicité de Lamennais, John Bost, Charles de Foucault...
Le autorità sono inviate da Dio come un flagello per punire l'uomo che è malvagio. Ma i cristiani, dal momento in cui si comportano bene e cessano di essere malvagi, non sono più tenuti a ubbidire alle autorità politiche e devono organizzarsi in comunità autonome al margine della società e dei poteri.
E' per la libertà che siete stati affrancati. Siete stati liberati, non lasciatevi ridurre a schiavi da nulla, dice Paolo nelle Lettere ai Corinzi. La legge perfetta è la legge della libertà, dice Giacomo. 
Nelle guerre provocate dalla religione il problema della verità diventa centrale. Nell'avversario si vede l'incarnazione del Maligno e della Menzogna, e dunque questo deve essere completamente eliminato. Il che è assolutamente vero non solo per le religioni tradizionali, ma anche per quelle nuove che le hanno sostituite: ad esempio, la religione della Patria, la religione del Comunismo, la religione del Denaro. Tutte le guerre fatte in nome di un credo religioso sono guerre "inespiabili".
E' vero che ogni religione è portatrice di guerra, ma la parola di Dio non è una religione, anzi il più grave tradimento consiste proprio nell'averne fatto una religione. 
Libro dei Giudici: In quel tempo non c'era alcun re in Israele. Ognuno faceva ciò che gli sembrava meglio. 
Gesù, se non è stato un nemico del potere, certamente lo ha considerato con disprezzo, rifiutandogli ogni autorità, mettendolo in discussione in modo radicale, qualunque fosse questo potere. E tutto senza impiegare metodi violenti per distruggerlo, anche se si è parlato molto, in questi ultimi anni, di un Gesù "guerrigliero" e di un Gesù da cui il popolo si aspettava che cacciasse i romani, due ipotesi che ritengo insensate. (NdRC: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» Gv 18,36)
Il nemico condusse Gesù su un alta montagna, gli indicò tutti i regni del mondo e la loro gloria dicendogli: "Tutte queste cose io ti darò se, prosternandoti, mi adorerai", Matteo 4, 8-9 e ancora "Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo", Luca 4, 6-7
Tutto quanto concerne la politica e le autorità appartiene al diavolo, che ne può disporre liberamente. Ne consegue che coloro che detengono un potere, sia esso politico, giuridico o amministrativo, l'hanno ricevuto dal demonio e da quello dipendono, che ne siano consci o meno. 
"I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande fra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo." Matteo 20, 25-27
Gesù esorta i discepoli non tanto a combattere questi re e potenti, quanto a lasciarli da parte e a costruire ai margini una società diversa, una società dove non ci sia né potere, né autorità, né gerarchia. Questo deve essere il compito di ogni vero Cristiano, mettendo in atto tutto un insieme di piccoli atti di consapevolezza volti in tal senso.  

Cerca e leggi l'Ecclesiaste.

Nel processo al cospetto di Pilato sembra che Gesù ritenga impossibile ottenere giustizia da queste autorità e dunque valuti assolutamente inutile provare a difendersi. Quando parla lo fa con sdegno e ricorrendo all'ironia.
Luca 22, 52-53 "Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro un ladrone, mentre ero ogni giorno con voi al tempio, e non mi avete mai messo le mani addosso; ma questa è l'ora vostra, l'ora delle potestà delle tenebre." In altre parole, accusa espressamente i gran sacerdoti di essere una potenza del male. 
Più che un guerrigliero quindi Gesù è un contestatore "globale" che utilizza la "non cooperazione" pacifica.
Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. 
L'esistenza di queste exousiai (autorità, arconti?) spirituali spiegherebbe l'universalità dei poteri politici e anche il fatto, sorprendente, che gli uomini vi si sottomettano come se la cosa fosse scontata. Sarebbero queste potenze spirituali a ispirare i governanti, e poiché esse possono essere buone o malvagie, angeliche o demoniache, le autorità terrestri rifletterebbero quelle nelle cui mani sono cadute. Ogni potere viene da Dio, ma ogni potere è vinto in Cristo.
L'autore infine ipotizza fra le cause del crollo dell'Impero Romano proprio l'instaurarsi e il proliferare del cristianesimo anche fra le classi alte della società e la conseguente messa in pratica della totale obiezione di coscienza e rifiuto di assumere cariche politiche, militari e amministrative rilevanti. Compresa la semplice militanza nelle legioni in quanto incompatibile con il precetto della non violenza. Questo costrinse gli imperatori a far ricoprire questi incarichi a barbari. 
Con il Concilio di Arles del 314 d.C. lo Stato comincia a dominare la Chiesa. Termina così il movimento cristiano antistatalista, antimilitarista e "anarchico".
 



giovedì 9 settembre 2021

L'Inno alla Perla o Canto della Perla

Opera di Zdislaw Beksinski 


Inserita negli Atti apocrifi dell'apostolo Tommaso è una composizione gnostica di matrice iranica probabilmente composta nel terzo secolo dopo Cristo nella regione di Edessa, l'odierna Urfa, in Turchia.


 Testo integrale:

L'Inno della Perla

Quando ero bambino e abitavo nel regno della casa di mio Padre e mi dilettavo della ricchezza e dello splendore di coloro che mi avevano allevato, i miei genitori mi mandarono dall'oriente, nostra patria, con le provviste per il viaggio. Delle ricchezze della nostra casa fecero un carico per me: esso era grande eppure leggero, in modo che potessi portarlo da solo.

Mi tolsero il vestito di gloria che nel loro amore avevano fatto per me, e il manto di porpora che era stato tessuto in modo che si adattasse perfettamente alla mia persona, e fecero un patto con me e lo scrissero nel mio cuore perchè non lo potessi scordare: "Quando andrai in Egitto e ne riporterai l'Unica Perla che giace in mezzo al mare, accerchiata dal serpente sibilante, indosserai di nuovo il tuo vestito di gloria e il manto sopra esso, e con tuo fratello, prossimo a noi in dignità, sii erede del nostro regno".

Lasciai l'Oriente e mi avviai alla discesa, accompagnato da due messi reali, poichè il cammino era pericoloso e difficile ed io ero troppo giovane per un tale viaggio; oltrepassai i confini di Maishan, punto d'incontro dei mercati dell'Oriente, giunsi nella terra di Babel ed entrai nelle mura di Sarburg. Scesi in Egitto e i miei compagni mi lasciarono. Mi diressi deciso al serpente e mi stabilii vicino alla sua dimora in attesa che si riposasse e dormisse per potergli prendere la Perla.

Poichè ero solo e me ne stavo in disparte, ero forestiero per gli abitanti dell'albergo. Pure vidi lì uno della mia razza, un giovane leggiadro e bello, figlio di re. Egli venne e si unì a me; io lo accolsi familiarmente e con fiducia e gli raccontai della mia missione. Io (egli?) lo (me?) avvertii di guardarsi dagli Egiziani e di evitare il contatto con gli impuri.

Tuttavia mi vestii con i loro abiti, perchè non sospettassero di me, che ero venuto da fuori per prendere la Perla, e non risvegliassero il serpente contro di me. Ma in qualche modo si accorsero che non ero uno di loro e cercarono di rendersi graditi a me; mi mescerono nella loro astuzia (una bevanda), e mi dettero da mangiare della loro carne; e io dimenticai la Perla per la quale i miei genitori mi avevano mandato.

Per la pesantezza dei loro cibi caddi in un sonno profondo. I miei genitori avevano notato tutto quello che mi accadeva ed erano afflitti per me. Fu proclamato nel nostro regno che tutti dovevano presentarsi alle nostre porte. E i re e i grandi della Partia e tutti i nobili dell'Oriente formarono un piano perchè io non fossi lasciato in Egitto. E mi scrissero una lettera firmata col nome di ciascuno dei grandi. "Da tuo padre, il re dei re, e da tua madre signora dell'Oriente e da tuo fratello, nostro prossimo di rango, a te nostro figlio in Egitto.

"Svegliati e sorgi dal tuo sonno e intendi le parole della nostra lettera. Ricordati che sei figlio di re: guarda chi hai servito in schiavitù. Poni mente alla Perla per la quale sei partito per l'Egitto. Ricordati del vestito di gloria, richiama il manto splendido, per indossarli e adornarti con essi, e il tuo nome possa essere letto nel libro degli eroi e tu divenga con tuo fratello, nostro delegato, erede nel nostro regno". 

Come un messaggero era la lettera che il Re aveva sigillato con la mano destra contro i malvagi, i figli di Babel e i demoni ribelli di Sarb˘rg. Si levò in forma di aquila, il re di tutti gli alti, e volò finché discese vicino a me e divenne interamente parola. Al suono della sua voce mi svegliai e mi destai dal sonno; la presi, la baciai, ruppi il sigillo e lessi.

Conformi a quanto era stato scritto nel mio cuore si potevano leggere le parole della mia lettera. Mi ricordai che ero figlio di re e che la mia anima, nata libera, aspirava ai suoi salimi. Mi ricordai della Perla per la quale ero stato mandato in Egitto e cominciai ad incantare il terribile serpente sibilante. Lo indussi al sonno invocando il nome di mio Padre, il nome del nostro prossimo in rango e quello di mia madre la regina d'Oriente.

Presi la Perla e mi volsi per tornare a casa da mio Padre. Mi spogliai del loro vestito sordido e impuro e lo abbandonai nella loro terra; diressi il mio cammino onde giungere alla luce della nostra patria, l'Oriente.

Trovai la lettera che mi aveva ridestato davanti a me sul mio cammino; e come mi aveva svegliato con la sua voce, ora mi guidava con la sua luce che brillava dinanzi a me; e con la voce incoraggiava il mio timore e col suo amore mi traeva. E andai avanti. I miei genitori mandarono incontro a me a mezzo dei loro tesorieri, a cui erano stati affidati, il vestito di gloria che avevo tolto e il manto che doveva coprirlo. Avevo dimenticato il suo splendore, avendolo lasciato da bambino nella casa di mio Padre.

Mentre ora osservavo il vestito, mi sembrò che diventasse improvvisamente uno specchio-immagine di me stesso: mi vidi tutto intero in esso ed esso tutto vidi in me, cosicché eravamo due separati eppure ancora uno per l'eguaglianza della forma. E l'immagine del Re dei Re era raffigurata dappertutto su di esso. E vidi anche vibrare dappertutto su di esso i movimenti della gnosi.

Vidi che stava per parlare e percepii il suono delle canzoni che mormorava lungo la discesa: "Sono io che ho agito nelle azioni di colui per il quale sono stato allevato nella casa di mio Padre, ed ho sentito in me stesso che la mia statura cresceva in corrispondenza delle sue fatiche". E con i suoi movimenti regali si offerse tutto a me e dalle mani di quelli che lo portavano si affrettò perché potessi prenderlo; e anch'io ero mosso dall'amore a correre verso di esse per riceverlo. E mi protesi verso di lui, lo presi, e mi avvolsi nella bellezza dei suoi colori. E gettai il manto regale intorno a tutta la mia persona. Così rivestito, salii alla porta della salvezza e dell'adorazione.

Inchinai la testa e adorai lo splendore di mio Padre che me lo aveva mandato, i cui comandi avevo adempiuto perché anch'egli aveva mantenuto ciò che aveva promesso.

Mi accolse gioiosamente ed ero con lui nel suo regno, e tutti i suoi servitori lo lodarono con voce d'organo, cantando che egli aveva promesso che avrei raggiunto la corte del Re dei Re e avendo portato la mia Perla sarei apparso insieme a lui".

La gerarchia ecclesiastica, Pseudo-Dionigi L'Areopagita

 



Il primo e più alto ordine gerarchico degli Iniziatori, o esecutori di operazioni sacre, è quello dei vescovi. Il secondo ordine, intermedio e subordinato al primo, è quello dei sacerdoti. Il terzo e più basso è infine quello dei ministri o diaconi. Anche nello stesso ordine gerarchico i singoli componenti sono disposti gerarchicamente. 
Per Plotino solo l'anima illuminata è in grado di contemplare. 
Analogamente a quanto avviene nella gerarchia celesta, il membro più alto della gerarchia ecclesiastica, il vescovo, riceve l'iniziazione (deificazione), vale a dire le sue conoscenze esoteriche, le sue illuminazioni e i suoi poteri, direttamente da Dio, il principio originario di ogni conoscenza e iniziazione, e la trasmette quindi ai membri dell'ordine immediatamente inferiore; allo stesso modo si comportano, nella scala gerarchica, i membri degli ordini intermedi, che da una parte vengono iniziati dall'ordine immediatamente superiore, e dall'altra iniziano e guidano i membri degli ordini inferiori. 
La funzione inferiore e preliminare è quella della purificazione affidata all'ordine dei diaconi. Essi devono purificare coloro che intendono ricevere i sacramenti a cominciare dal battesimo, assistere ai riti liturgici e progredire ulteriormente. La funzione intermedia è quella dell'illuminazione, affidata all'ordine dei sacerdoti, che in tal modo danno agli illuminati o battezzati la possibilità di contemplare i riti sacri e i loro simboli, di ricevere, dopo il battesimo, anche gli altri sacramenti, ed infine accostarsi al vescovo in vista di una loro eventuale elevazione. La terza e più alta funzione è una prerogativa esclusiva dei vescovi: essi trasmettono la perfezione, vale a dire un'iniziazione che consiste in primo luogo nella consacrazione dei vari simboli sacramentali, un vero e proprio atto teurgico, in secondo luogo nella somministrazione dei sacramenti tramite i simboli sacramentali trasformati, in terzo luogo nella trasmissione delle più alte conoscenze teologiche, riguardanti anzitutto la vera natura dei simboli sacramentali consacrati che prima erano solo contemplati. La potenza che il vescovo riceve, e che a sua volta trasmette, è lo Spirito Santo.  
Plotino: L'intelligenza sta a capo del mondo delle idee. 
L'uomo simile a Dio, personificato nel monaco, deve possedere per quanto è possibile, due caratteristiche fondamentali di Dio stesso: non deve ammettere in sé alcun mutamento e deve rimanere assolutamente semplice e "monadico" ossia combattere ogni tipo di vita frazionata, riducendosi (come nell'ideale neoplatonico) all'unità. Secondo lo pseudo Dionigi nell'uomo si trova un elemento simile a Dio, un'unità che si identifica con la parte più alta e divina della sua intelligenza. E' questa l'idea fondamentale di tutto il neoplatonismo, a partire da Plotino, ma anche dello Gnosticismo. 
Virtù teoretiche: si tratta delle virtù superiori proprie dell'intelligenza umana che, oramai del tutto purificata ed impassibile, proprio grazie ad esse ha realizzato la più alta somiglianza a Dio ed è in grado di contemplare l'intelligenza divina. 
Lo pseudo Dionigi allude talvolta alle idee-modelli presenti nell'intelligenza divina. Da una parte esse si identificano con le verità archetipali, i modelli delle più alte virtù umane, che sono le loro immagini. Dall'altra sono esse stesse simili a Dio e pensieri. 
Chi vuole progredire deve elevarsi alle verità nascoste adottando il metodo "anagogico", basato sull'interpretazione allegorica o spirituale dei simboli stessi. L'ascesa basata su questo metodo si tinge inevitabilmente di un marcato esoterismo, un processo di continuativa iniziazione. 
La risurrezione del corpo è un Dogma del Cristianesimo. 

Testo:
Guardando lo splendore beato e divino di Gesù e contemplando santamente ciò che ci è possibile vedere, verremo anche illuminati dalla scienza mistica propria della conoscenza che ha per oggetto le visioni; e potremo diventare nello stesso tempo luminosi sacerdoti consacrati e consacratori, teurgi iniziati e iniziatori. 
Le essenze angeliche pensano in quanto intelligenze così come è loro consentito; noi invece, per quanto è possibile, veniamo elevati dalle immagini sensibili verso le contemplazioni divine. La bellezza, la sapienza e il bene sono tre nomi divini (o manifestazioni della divinità).

Luca 8,10

Ed egli disse: "A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano."

Matteo 13,11

Egli rispose: "Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato."

Il primo inizio del movimento della mente verso le cose divine è rappresentato dall'amore per Dio. 

Salmi 28

1 Di Davide.

Io grido a te, o SIGNORE;

Rocca mia, non essere sordo alla mia voce,

perché, se non mi rispondi,

io sarò simile a quelli che scendono nella tomba.

2 Ascolta la voce delle mie suppliche quando grido a te,

quando alzo le mani verso la tua santa dimora.

3 Non trascinarmi via con gli empi e con i malfattori,

i quali parlano di pace con il prossimo, ma hanno la malizia nel cuore.

4 Ripagali secondo le loro opere,

secondo la malvagità delle loro azioni;

retribuiscili secondo l'opera delle loro mani;

da' loro ciò che si meritano.

Chi osserverà bene la propria natura con occhi impassibili, si allontanerà dai tenebrosi penetrali dell'ignoranza, e non godendo ancora di un'iniziazione perfetta non desidererà la perfettissima unione e partecipazione a Dio, ma lasciandosi iniziare a poco a poco dalle realtà immediatamente superiori alle realtà ancora più alte e da queste ultime alle primissime realtà si eleverà verso la sommità divina in modo ordinato e santo.

Matteo 6,24

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.

L'iniziato non deve infatti limitarsi ad abbandonare ogni vizio, ma deve anche rimanere sempre virilmente inesorabile e impavido nei confronti del funesto degrado che porta ad esso, non fare mai venire meno il sacro amore per la verità e, per quanto è possibile, perseguirla seriamente e in eterno, impegnandosi sempre santamente nell'ascesa verso le più alte perfezioni divine.

Presupposto alla contemplazione: Matteo 5,8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Chi è santamente iniziato alla contemplazione può concentrarsi sulle verità archetipali, le idee-modello contenute nell'intelligenza di Dio. 

La suddivisione prodotta dalle passioni ci allontana da Dio: mano a mano che ci si abbassa e ci si allontana da Dio ha luogo una progressiva frammentazione dell'unità originaria (NdRC: si instaura così un circolo vizioso frutto dell'operato arcontico). Il Logos (la parola divina che si rivela in forma umana) è il guaritore delle passioni dell'anima, considerate come vere e proprie malattie e Cristo è il Logos incarnato. Per la tradizione platonica le passioni, originate dal corpo, hanno la loro sede nella parte irrazionale dell'anima umana, quella che maggiormente subisce l'influenza del corpo stesso.  

I Serafini sono chiamati dalla teologia incendiari e portatori di calore, appellativi questi che indicano la condizione del loro essere nell'iconografia simbolica. Sono guide illuminatrici verso la sacra perfezione, essenze che si trovano attorno a Dio. Queste trasmettono benevolmente e secondo una giusta proporzione ai sacri ordini inferiori le conoscenze teurgiche. 

Gli Arcangeli sono intermedi fra Principati e Angeli secondo lo ps. Dionigi. 

Il primo potere degli iniziati è quello di sentirsi purificati, l'intermedio è quello di sentirsi illuminati dopo la purificazione e di contemplare certe realtà sacre, l'ultimo e più divino è quello di vedersi irradiata la conoscenza iniziatrice dei sacri splendori che prima erano giunti a contemplare. 

I comandamenti dati da Dio, l'unità assoluta, mirano ad eliminare il frazionamento della vita e ad agevolare il processo della riduzione all'unità. 

Come dicono gli oracoli, chi non crede non è neppure in grado di comprendere. 

Non è lecito spiegare per iscritto le invocazioni consacranti né fare uscire dall'arcano e divulgare il loro significato mistico o i poteri trasmessi ad esse da Dio. Invece, come prescrive la nostra santa tradizione, dopo averle apprese in iniziazioni irrivelabili ed essere stato posto dall'amore divino e dai tuoi santi atti in una condizione divina più alta, verrai elevato da un'illuminazione iniziatrice verso la loro somma conoscenza.






mercoledì 8 settembre 2021

Magia originaria. Rituali e iniziazioni dei Magi persiani

 


Vi è, al di sopra delle luci celesti, una fiamma incorruttibile sempre accesa.
In essa è la sorgente della vita, la formazione di tutti gli enti, l'origine di tutte le cose!
Questa fiamma tutto genera, e nulla perisce se non ciò ch'essa consuma... Ravvolge i cieli.
E ne promanano sottili faville che formano i fuochi del Sole, della Luna e delle stelle.
Ecco! Questo io so di Dio!
Porfirio

La Legge viene trasmessa a Mosè sul monte Sinai, dove Dio gli si manifesta sotto forma di fiamma: un fuoco acceso in un roveto, che tuttavia non consuma ciò da cui trae alimento. 
Sentire la chiamata di Dio significa esserne attratti: non si resiste all'amor Dei.
"Io sono il fuoco della vita eterna."
Per ascoltare la parola di Dio, Elia, come Mosè, si copre il volto col mantello, isolandosi dal mondo (meditando in sostanza).
Nel "SILENZIO" non si avverte più alcun segnale proveniente dal corpo né dalla psiche, comprendendo con questo termine tanto ciò che ci viene dalla parte razionale del cervello, quanto le emozioni. L'obbiettivo è quello di mantenere il Silenzio il più a lungo possibile raggiungendo l'equilibrio nella nostra mente tra comunicazione verbale e comunicazione imaginale. Possediamo infatti due modi di pensare, il primo è il pensiero verbale una sorta di monologo interiore. Questo tipo di pensiero può servire a comprendere un fenomeno, ma non ci fornisce la "sapienza", ovvero la conoscenza profonda che trascende le quantità e mette in luce le qualità dei fenomeni. La seconda modalità di pensiero è caratterizzata dalla sua "plasticità". Non procede attraverso scansioni sequenziali, ma valuta insieme più elementi differenti, non formula parole, bensì evoca immagini e sensazioni. 
L'equilibrio fra questi due tipi di pensiero è fondamentale per poter ascoltare la Bath Qol, ovvero la "Figlia della Voce", ossia l'entità che recava le visioni dopo che in Israele, successivamente alla distruzione del Secondo Tempio, si perse lo spirito profetico, ovvero la capacità di udire direttamente la Voce di Dio. Le visioni, sancirono i rabbini, erano convogliate da un'entità considerata "l'eco" della Voce, o Voce del Cielo, Bath Qol appunto.
E' concentrandosi su pensieri astratti ma bene identificati (come i 72 nomi di Dio, equilibrio fra pensiero verbale e immaginale) che l'iniziato si concentra dopo essere entrato nella sua casa interiore. 
Liberare il proprio pensiero da ogni contenuto grossolano, ogni divagazione non voluta, ogni immagine erratica e mantenerlo fisso sui simboli tradizionali legati all'esperienza che si deve compiere, questo è il processo per comprendere i segreti dell'anima. Il kabbalista Isacco Luria usava il termine efess, che vuol dire "nulla" o "annullamento".
Fra tutti gli elementi, Aria, Acqua e Terra, il Fuoco è l'unico che l'uomo è in grado di produrre. In questo fatto è nascosto un simbolismo molto vasto. 
Con le nostre mani possiamo agire sul mondo fisico. Con la mente sul mondo spirituale. Anche sull'anima possiamo agire, per esempio con la preghiera. Più difficile è agire contemporaneamente su due dei tre mondi. Possiamo agire sul piano fisico con atti efferati e averne le conseguenze su quello dell'anima. Con l'ipnosi possiamo ad esempio agire sulla mente ed avere effetti sul corpo fisico. Solo l'atto generativo agisce simultaneamente su tutti i tre i mondi. 
Rivolgersi al Fuoco, ascoltarne la voce, significa entrare in contatto con la più potente delle energie cosmiche: quella che genera la vita ed è al contempo l'unico elemento che siamo in grado di generare come uomini. 

La distinzione tra religione e magia era minima per i Magi persiani. La loro era infatti una religione magica a tutti gli effetti. I Magi erano praticanti della teurgia operativa iraniana mazdaica. Tale scuola di pensiero è stata originariamente fondata dal profeta Zarathustra, il cui sistema operativo è conosciuto in occidente come zoroastrismo. Tale sistema esiste da oltre 4000 anni.  
Il cuore, l'anima e la mente dell'allievo mago devono essere tutti pienamente coinvolti nell'argomento per far si che questo prenda vita. Perché la magia diventi possibile, lo sviluppo iniziatico deve avvenire all'interno di un contesto mitico e simbolico, che fornisca l'accesso al piano causale. Per l'individuo lo scopo ultimo della magia è la felicità.
Il profeta iraniano Zarathustra (in greco Zoroastro) nacque molto probabilmente intorno al 1700 a.C. Fu un sacerdote della tradizione iraniana, che condivide radici comuni e molte somiglianze con quella rigvedica indiana. 
Il termine stesso filosofia, il cui significato letterale è amore per la sapienza, suggerisce un collegamento con i Magi e il loro amore per la sapienza. 
Le dottrine relative all'angelologia, la demonologia, l'arrivo del Salvatore e la resurrezione dei morti, sono solo alcune delle influenze dirette che furono adottate dalla lunga esposizione alla cultura persiana durante il periodo definito della Cattività Babilonese dagli ebrei. La dottrina cosmologica delle emanazioni divine sviluppate dagli zoroastriani è alla base del pensiero kabbalistico. Molti detti e metafore usati da Gesù sembrano tratti da insegnamenti persiani. Zarathustra aveva cercato di abolire i sacrifici animali e di sostituirli con riti simbolici, così come fecero i cristiani delle origini e più tardi gli ebrei.  
Gli angeli Harut e Marut che insegnano magia a Babilonia (Corano 2:102).
La maggior parte degli dei e dee iraniani trovarono spazio durante la riforma zoroastriana; molti furono trasformati in concetti astratti e il loro nome fu cambiato secondo la loro funzione principale. In genere gli dei sono detti ahura, Signori. 
- Mithra: governa sull'ordine sociale, decide l'esito delle battaglie e governa su fato/fortuna/fertilità. Decide anche il fato dei mortali dopo la morte. Dio del cielo notturno, le stelle sono i suoi occhi, e del cielo diurno, nel quale brilla il sole che lo rappresenta.
- Ahura Mazda: Saggio Signore, il lungimirante, il sacerdote degli dei.
- Vayu: Dio del vento, guerriero e della morte. Dio di tutti gli inizi.
- Verethraghna, l'uccisore del drago, colui che supera tutti gli ostacoli. 
- Anahita: grande dea dei fiumi e dell'acqua. L'inviolata, accompagnata dai due gemelli, Perfezione e Immortalità. 
- Atar: il fuoco, figlio di Ahura Mazda, manifestazione della mente del Dio.
Alcune provvidenze divine, quali il sorgere quotidiano del sole, sono talmente fondamentali per l'esistenza umana che dei sacerdoti si assumono la responsabilità di compiere sacrifici regolari per assicurarsi il proseguirsi di tali fenomeni. Il concetto di sacrificio rituale si basa sulla comunicazione tra l'individuo, che possiede la sapienza e la capacità intrinseca di eseguire il rituale, e gli dei e le dee, che sono emanazioni del divino. Il metalinguaggio di questo atto di comunicazione è composto in gran parte da parole e suoni poetici e da azioni simboliche. Le formule verbali sono state preservate nelle loro forme fisse perché, nel tempo, si sono rivelate efficaci, funzionando, cioè in modo pratico. Il fuoco era sempre al centro delle attività rituali, così come l'assunzione di una bevanda rituale. Zarathustra visse probabilmente introno al 1700 a.C. Era un zaotar responsabile per la recitazione delle parti verbali del rituale di sacrificio. Esisteva una sola vera divinità che era la pura Coscienza astratta e che egli chiamò Ahura Mazda, il Saggio Signore. Fondò un gruppo di iniziati, la Grande Fratellanza, detta Mazmaga.
Il Saggio Signore è fatto di pura luce, unità e bontà e va oltre le varie forme di dualità; è privo di caratteri antropomorfi ed è androgino: ahura è maschile, mazda è femminile. Le entità buone create da Mazda erano dette yazata (degne di adorazione) e quelle cattive erano dette daeva. Uno degli aspetti particolari della teologia mazdaica è la mancanza di distinzione tra spirito e materia. Alcuni yazata sono principi puramente astratti, mentre altri appartengono all'universo materiale. Questi ultimi sono tuttavia più deboli di quelli unicamente spirituali, dovendo resistere alle forze daeviche di ignoranza, debolezza e malattia.
Se al male è consentito di operare in silenzio, in modo costante e discreto, può arrivare a distruggere, ma una volta che esce allo scoperto non può vincere se gli si dichiara guerra e se ne mostra la vera natura. L'entità Ahura Mazda è sia madre che padre dell'universo; in quanto madre concepì i prototipi spirituali (menog), mentre in quanto padre diede loro forma materiale (getig). 
Allorché AM fece entrare la luce nelle anime dell'uomo e il respiro nei loro corpi disse: "pensate pensieri positivi, proferite parole positive e compite azioni positive. Non venerate i daeva." Quest'ultima affermazione la disse perché sapeva che Angra Mainyu avrebbe cercato di sedurre gli uomini facendo credere loro il falso. Esso entrò infatti nelle loro menti e questi credettero che le forze di coercizione, rabbia e paura li avevano creati insieme al mondo. Questa è la grande Menzogna (druj). Ogni individuo può combattere contro la Menzogna e perciò, tramite l'addestramento e l'iniziazione nella saggezza, diventare un maghavan (persona di potere) e un athravan (persona di verità). Questo è lo scopo individuale della magia e quello collettivo della daena (religione, ossia la manifestazione delle proprie azioni e della propria coscienza).
Quando l'essere umano muore, l'anima e la fravashi (spirito guardiano dell'individuo - angelo custode) si separano dal corpo. Per tre notti l'anima rimane vicina al corpo e contempla la sua vita passata. Durante la prima notte l'anima si sofferma sulle sue parole passate, nella seconda sui suoi pensieri passati e nella terza sulle sue azioni passate.  
La cosa peggiore che può capitare agli esseri umani è di prestare fede alla Menzogna, quale ad esempio di essere stati creati da un daeva, di essere mortali e di ritenere il mondo un posto negativo. Queste sono solo alcune delle cose che i daeva cercano di far credere all'uomo, mentre in realtà è vero il contrario; imparare la verità e arrivare a conoscerla sono alcuni degli scopi più importanti della magia. Il daeva è quindi sia un demone che uno schema di pensieri o azioni distruttive o ignoranti, nei mondi interiori o esteriori. 
La parte più importante di un rituale è il manthra: la formula verbale impregnata di potere sonoro e di significato semantico; è questo ad alimentare il rituale ed è il mezzo tramite il quale il mago trasmette il messaggio agli yazata e nel regno di menog.
Come bevanda per il rituale si segnala l'haoma, ossia l'ambrosia degli dei, l'elisir divino corrispondente al sanscrito soma.
Il miglior oggetto per la meditazione è la fiamma viva, attraverso la quale si può raggiungere l'illuminazione. Nella pratica della meditazione silenziosa non si usano parole e visualizzazioni che non siano quelle dirette dal fuoco. Nel lavoro iniziatico quotidiano dell'allievo, i concetti connessi ai vari yazata devono essere assorbiti e interiorizzati in modo più profondo del fugace apprendimento intellettuale. Ciò può avvenire con una contemplazione profonda, rivolgendo il pensiero a uno yazata specifico nelle ore e nei luoghi a lui o lei consacrati.  La ripetizione è alla base dell'efficacia di ogni cerimoniale. 
Il vero Mago lancia incantesimi devastanti solo contro le forze della distruzione, dell'ignoranza e della miseria: i daeva, che possono influenzare e anche completamente dominare gli individui o interi gruppi di persone. Tuttavia il Mago non combatte contro le persone, perché queste sono intrinsecamente buone, quanto piuttosto contro le forze dei daeva che potrebbero temporaneamente motivarle. 
Tre sono i concetti fondamentali per la comprensione della cosmologia mazdaica: la dottrina delle ere, quella delle sfere celesti e quella dei mondi o keshvar. La dottrina delle ere fa parte di un modello temporale, mentre le altre due di un modello spaziale; insieme formano un unico simbolo di ordine spazio/temporale. La dottrina delle ere afferma che esiste un principio del Tempo assoluto, detto Zurvan in persiano. Il Tempo può essere usato ma non è senziente e perciò non può essere il destinatario di una comunicazione simbolica. 
In generale abbiamo l'immagine di un regno superno, oltre le stelle, sotto il quale vi è la volta del cielo stellato, e sotto ancora il sistema solare dei pianeti in una serie di cerchi concentrici. Il nostro mondo è complesso con una serie di terre, keshvar, sopra e intorno al regno terrestre. La sfera del cielo stellato si divide in 360 segmenti o gradi, a loro volta divisi in 12 gruppi o "case", ciascuna di 30°. Nella pratica magica, queste corrispondenze giorno-gradi sono fondamentali per definire le ore in cui operare, anche in base alle qualità dei giorni governati da alcuni yazata (angeli - degni di venerazione). 
Ahura mazda compie atti di creazione attraverso emanazioni che generano altre astrazioni e oggetti materiali. L'obbiettivo ultimo di questa forza è la sua piena manifestazione in termini spirituali e materiali, che verrà infine perfezionata e resa permanente, poiché tali sono le sue caratteristiche. Per raggiungere questi scopi, Ahura Mazda ha bisogno di collaboratori: gli Amesha Spenta, gli yazata (malak elohim - messaggeri di Dio) e le fravashi dell'umanità. Si tratta di "centri di valore", aspetti individuali o estensioni del divino con proprie forme di esistenza. 
Così come il Bene ha estensioni e messaggeri (ossia sottostrutture e paradigmi) attraverso i quali opera nel mondo e nell'umanità, lo stesso avviene per il Male; i meccanismi del male sono poeticamente detti daeva dagli iraniani. 
Nella tradizione mazdaica si parla di 3 ordini di angeli:
1) Amesha Spenta (Arcangeli)
2) Yazata (Angeli)
3) Fravashi (Angeli custodi).

1) Amesha Spenta (Arcangeli) - Immortali benefici. Sono i primi e i più importanti tra i raggi del Saggio Signore, emanati direttamente dalla Fonte. Essi sono 7:
- Spenta Mainyu, Spirito magnanimo; (corrisponde allo Spirito Santo). Insegna agli esseri umani a integrare i mondi spirituali e fisici. I giorni 1, 8, 15 e 23 del mese sono a lui dedicati.
- Vohu Manah,  Buon pensiero. Insegna agli esseri umani a capire le cose intellettualmente in modo da poter discriminare il bene dal male. A lui è dedicato il 2 giorno del mese.
- Asha Vahishte, Retto / Ordine. Regola tutte le cose umane dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale. E' venerato il 3 giorno del mese.
- Khshathre Vairya, Domino desiderabile. Ci aiuta a concentrarci e a realizzare un regno sovrano che opera a vantaggio del suo popolo e del sé interiore. Il 4 giorno del mese è a lui dedicato. 
- Spenta Armaiti, Santa devozione. Mantiene aperti i canali di ricezione della Luce che Ahura Mazda continua a dare, poiché spesso le sue Creazioni entrano in circostanze nelle quali non possono ricevere tali favori. Insegna a essere virtuosi, sensibili e giusti. A lui è dedicato il 5 giorno del mese.
- Haurvatat, Perfezione o Salute. Invocato per ispirare la perfezione e incanalare la salute. Il suo è il 6 giorno.
- Ameretat, Immortalità. Spinge l'uomo ad operare verso l'ottenimento della continuità tra il mondo fisico e quello spirituale. Il 7 giorno è dedicato a lui.
  
2) Yazata (Angeli)
Incarnano idee e virtù astratte, oltre che oggetti materiali. Cercano sempre di aiutare le persone e di proteggerle dalle cose negative. Gli esseri umani li invocano tramite le formule delle sirozah. Vedere pag 82-83 per l'elenco completo degli yazata e dei relativi giorni (integrano quelli non coperti dagli Amesha Spenta, ad esclusione del 19 che è dedicato alle fravashi dell'uomo).

3) Fravashi (Angeli custodi)
Le fravashi possono essere viste come scintille divine che occupano un posto tra gli dei, le dee e gli yazata. Sono chiaramente collegate alla mitologia germanica delle Valchirie, ai pitri indiani e ai mani romani (anime dei defunti cari). Lo scopo della magia originaria è proprio quello di instaurare un rapporto duraturo con la propria Fravashi. A quel punto l'uomo diviene un maghavan, ossia un uomo saggio, un uomo di potere. Essa infatti è anche il sé elevato e spirituale dell'individuo.

Nelle religioni abramitiche l'entità divina è comunemente chiamata Jehovah ed è sempre in contrapposizione all'Avversario. Data la natura di Jehovah come entità che custodisce gelosamente i segreti del sapere e della vita eterna lontano dagli esseri umani, chi vive in culture dominate da questo mito tende a ribellarsi a tale concetto di Dio e a prendere le parti del suo Avversario ribelle (insieme ai suoi servitori), nel nome dell'acquisizione della conoscenza e della vita eterna. Dio è visto come un oppressore e il suo Opponente come un liberatore. Dato questo modello, l'uso dei demoni in Occidente è ben comprensibile. Tali maghi non sono alla ricerca del male, quanto piuttosto del potere personale e dell'autodeificazione. (NdRC: notare le differenze con lo Gnosticismo, per il quale il Dio "oppressore" è quello dell'Antico Testamento. Questi si distaccano dal modello abramitico).
 Ahura Mazda vuole invece che l'uomo sia potente, immortale e che ottenga la conoscenza cosmica. Ogni momento di felicità, potere personale e illuminazione è un colpo mortale per i daeva.
A tal fine gli antichi scrutavano con attenzione la propria essenza e le ricche sfumature dei mondi interiori. Come parte del nostro lavoro magico, dobbiamo di nuovo stabilire un contatto vitale con tali elementi:
- Ahu, la forza vitale. E' l'energia che tiene unite tutte le parti che compongono un individuo. 
- Manah, il puro intelletto. Deve sempre rimanere vigile e desta per vagliare fra gli input positivi e negativi che le arrivano.
- Urvan, centro dell'anima, fulcro dell'essenza spirituale. Dopo la morte si riunisce con la fravashi.
- Daena, intuizione. Personificazione di tutte le azioni, buone o cattive, aiuta gli yazata a giudicare l'anima. Visualizzata come una bella fanciulla di 15 anni accompagnata da cani che scacciano il male.
- Badah, la saggezza innata che si schiude nel corso della vita mano a mano che impariamo ad accedervi all'interno.
- Ushi, potere di concepire le cose e di costruirne di nuove tramite l'immaginazione. 
- Kehrp, il corpo visto come forma e immagine, punto di passaggio fra le componenti spirituali e fisiche dell'individuo.
- Tanu, il corpo fisico vero e proprio, il veicolo nel quale si incarna l'anima.

Affinché la magia funzioni deve avvenire una comunicazione tra il mago e lo yazata, e tra i regni di menog e getig. Menog, il mondo prototipico, continua ad alimentare il mondo materiale con modelli ed eventi che si attualizzano prendendo forma fisica. E' necessario addestrare i propri poteri di concentrazione, visualizzazione, contemplazione e meditazione per ottenere dei risultati. Una chiave all'attivazione della teoria della felicità è che le nostre trasformazioni personali sono collegate con la quantità di bene che noi possiamo fare per gli altri nel mondo. Enunciando i manthra più sacri dell'Ashem Vohu e dell'Ahunvar, la mente del mago si sintonizza all'Ordine del mondo, alla matrice della creatività. 
Il praticante deve trasformarsi ed essere iniziato. Un programma di 12 mesi spiegherà come fare. 

Simbolo Farohar: indossare un pendente con tale simbolo consente di mantenere la coscienza ancorata agli obbiettivi magici che ci si è prefissati. 

Le sessioni di addestramento dovrebbero seguire il seguente protocollo rituale: 
- preparazione;
- apertura: accendere la fiamma con le parole "In onore e per la gloria del Creatore", seguono recitazione di manthra; Più avanti sarà necessario ripetere le preghiere fino a percepire "quel qualcosa" che ci dice che il cancello si è aperto e che è stato stabilito un canale di comunicazione.
- invocazione, recitare preghiere allo yazata/santo del giorno;
- meditazione silenziosa su Amesha Spenta o yazata;
- lavoro di memorizzazione, fondamentale in modo che le preghiere/mantra possano agire direttamente dalla nostra coscienza sul mondo proto-tipico di menog e quello materiale di getig;
- chiusura, formula "Che avvenga come io desidero";
- registrazione dell'esperienza.

Non scoraggiatevi mai: nessun lavoro verso il bene va mai perso.

Le Gatha di Zarathustra vanno lette, meditate e studiate. I testi di Jacques Duchesne-Guillemin sugli Inni di Zarathustra sono un ottimo riferimento.
Ognuno dei 30 giorni del mese è collegato a uno yazata. E' compito del mago assorbire in sé l'insegnamento di ciascuno di essi in modo sistematico. 
Ahura Mazda è la parte principale di una triade, che comprende Spenta Mainyu (Spirito Santo) e Atar (figlio di Ahura Mazda).
Atar, Fuoco, è l'equivalente della coscienza e della fiammella che brucia in ogni individuo e che deve essere coltivata e nutrita sia dall'interno che dall'esterno.
La prima delle creazioni di AM è uno spazio fertile in cui possono versarsi le forze creative; tale spazio richiede bordi o un involucro rigido per separarlo dal vuoto, dai prototipi sopra e dalle forze del caos sottostante. 

Il segreto difficile da capire è che le cose brutte della vita vengono cacciate solo da quelle buone e non moltiplicando quelle cattive. In altre parole, non affrontate la violenza con rabbia, ma opponetevi con cuore allegro e la vittoria sarà sempre vostra.

La verità e il dire il vero sono la più grande arma contro le forze del degrado. Questa pratica fa crescere e prosperare l'individuo, così come una comunità di persone che dicono il vero fa aumentare il potere e la prosperità nel mondo. 

Gli antichi zoroastriani non veneravano il divino nei templi ma all'aria aperta in cima alle montagne o sulle salite scoscese. Eticamente, l'umanità è incaricata di curare la terra, le acque, l'aria, le piante e gli animali. 
La casa di AM è fatta di luce, così come gli Amesha Spenta e le fravashi o i prototipi di tutti gli esseri umani e delle altre creazioni. La via di accesso a questo regno è il Ponte Civat, attraverso il quale ognuno deve passare dopo la morte. 

I manthra e i nomi sacri operano come sigilli sonici e si imprimono dall'alto, da menog, nella mente, espressione e corpo del mago. I loro effetti si faranno ben presto sentire. Se il mago ha un atteggiamento benevolo verso il mondo, invece di uno ostile o cattivo, è molto più probabile che sia in grado di influenzarlo. 




AHUNA VAIRYA - MANTRA (AHUNVAR)





Ashem Vohu Mantra


Jasa me avanghe Mazda



 

 
Jasa me avanghe Mazda 
Jasa me avanghe Mazda 
*Jasa me avanghe Mazda.  

Mazdayasnõ ahmi mazdayasnõ Zarathushtrish  

fravarãne ãstutaschã fravaretaschã  

Ãstuye humatem manõ,  

ãstuye hukhtem vachõ,  

ãstuye hvarshtem shyaothnem.  

Ãstuye daenãm vanghuhim mãzdayasnim  

fraspãyaokhedhrãm, nidhãsnaithishem,  

Khavaetvadathãm ashaonim,  

yã hãitinãmchã, bushyeintinãmchã  

mazishtãchã, vahishtãchã, sraeshtãchã,  

yã ãhuirish zarathushtrish.  

Ahurãi Mazdãi vispã vohu chinahmi.  

Aeshã asti daenayão mãzdayasnoish ãstuistish.

Ashem Vohu


Il testo sacro per lo Zoroastrismo è l’Avesta.

L’Avesta è una raccolta di testi rituali scritti in lingua iranica antica nord-orientale, detta avestico. Per la loro stesura venne messo a punto l’alfabeto avestico tra il IV e VII secolo d.C. dopo un lungo tramandamento orale. 
Non si sa di preciso dove e quando sorsero i primi testi avestici, ma si suppone che la gran parte fosse antecedente al IV secolo a.C.

L’Avesta è composta da due blocchi: testi rituali e litanie devozionali.


Testi rituali:

Yasna (“preghiera”): raccolta di 72 capitoli divisi in tre sezioni (1-27, 28-54, 55-72). Contiene le invocazioni cantate durante la celebrazione, in particolar modo durante il consumo della bevanda rituale Parahaoma. Delle tre sezioni di cui si compone lo Yasna la più importante è quella centrale che consiste nella Gāthā. Questa contiene gli inni più antichi, questi attribuiti a Zarathustra stesso.

Visperad (“Tutti i giudici”): canti che integrano quelli dello Yasna. I canti qui presenti vengono mai recitati da soli, ma sempre insieme agli Yasna. La cerimonia che prevede la lettura di entrambi i testi viene officiata soprattutto durante le varie festività stagionali.

Vendidad (“legge contro i demoni”): insieme di canti recitati mai da soli, ma sempre insieme a quelli contenuti nello Yasna. Questo testo non ha solo una funzione liturgica, ma enuncia anche pene giuridiche, riti di purificazione o, più in generale, il codice di condotta morale dello Zoroastrismo.

Litanie devozionali:

Yasht (“adorazione, sacrificio”): si compone di 21 inni dedicati ad un’ampia ed eterogenea gamma di divinità o entità divine. La maggior parte degli inni sono dedicati a fenomeni o entità naturali come il sole, la luna, il vento e le stelle.

Khorde Avesta (“piccolo Avesta”): insieme di testi devozionali usati dai laici durante la vita quotidiana. Si compone di 4 gruppi di preghiere:
Siroze: preghiere che seguono i 30 giorni del calendario, ognuno presieduto da una divinità
Niyayisn: 5 preghiere che invocano rispettivamente il sole, Mithra, la luna, l’acqua e il fuoco
Gah: recitati nel corso delle 5 parti del giorno: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera e notte
Afringan: 4 preghiere recitate in diverse occasioni: la prima in onore di una persona defunta, la seconda durante il quintultimo giorno dell’anno, la terza durante le 6 grandi festività stagionali e la quarta all’inizio e alla fine dell’estate.