Va tenuto presente che Teresa ha avuto profonde esperienze mistiche, visioni, apparizioni di Cristo e anche di Satana, che fecero temere ai suoi amici che qualcuno potesse denunciarla all'Inquisizione. Teresa ha cercato di arrivare a un fecondo dialogo tra teologia e spiritualità, tra dottrina ed esperienza. (NdRC: la spiritualità esperienziale tipica delle dottrine gnostiche non poteva essere in alcun modo resa esplicita, onde evitare l'interessamento dell'Inquisizione appunto.)
La mistica di Avila ci offre infatti una dottrina spirituale basata sull'incontro interpersonale dell'uomo con Dio, fino al conseguimento di una comunione effettiva, intesa come "amicizia". La preghiera è perciò una semplice ricerca di Dio, un cammino possibile a tutti, che contiene in sé già tutte le premesse di uno sviluppo che può raggiungere le vette più alte dell'orazione mistica. Nella misura in cui l'anima si addentra nel castello per mezzo dell'orazione, andrà diminuendo in lei l'influsso esterno e si sveglieranno nuovi dinamismi interiori o atteggiamenti passivi che consentiranno l'unione con Dio. E' un viaggio che significa un progredire di dimora in dimora, un lungo e difficile salire dalla prima fino alla settima dimora, dove abita il Re del castello, cioè Dio.
La Prima Dimora
Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un solo diamante o di un tersissimo cristallo, dove sono molte dimore, come molte ve ne sono in cielo. Dobbiamo prendercene cura per conservarne la bellezza: tutta la nostra attenzione si volge sulla rozza incastonatura di questo diamante, o sul muro di cinta di questo castello, cioè il nostro corpo. Al centro del castello invece si svolgono le cose di maggior segretezza tra Dio e l'anima nostra.
Come entrare in questo castello? La porta d'entrata a questo castello è l'orazione e la meditazione. Ci sono anime così malate e così avvezze a vivere fra cose esteriori, che non c'è mezzo di tirarle fuori di lì. E' oramai così inveterata l'abitudine di vivere coi vermi e gli animali che stanno nel recinto del castello che sono quasi divenute simili ad essi. Noi parliamo a quelle che entrano nelle prime stanze, quelle poste in basso, ma, insieme, vi entrano una quantità di animaletti nocivi che non permettono loro di vedere la bellezza del castello, né di trovarvi riposo: è già molto che vi siano entrate.
Se l'albero è piantato nella terra, che è il demonio stesso, quale frutto può dare?
Non arriveremo mai a conoscerci se non procureremo di conoscere Dio: la contemplazione della sua grandezza ci servirà per scoprire la nostra bassezza. Pertanto vi dico, figlie mie, di fissare gli occhi su Cristo, nostro bene, e sui suoi santi: da essi impareremo la vera umiltà, la nostra intelligenza ne resterà nobilitata, e la conoscenza di noi stessi non ci renderà vili e codardi, perché pur trattandosi della prima dimora, essa è così eccellente e di tale pregio che se l'anima sa schivare gli animaletti nocivi che vi si incontrano non mancherà di passare oltre. Sono terribili gli inganni e le astuzie del demonio per impedire alle anime di conoscersi e rendersi conto del proprio cammino. Tali inganni riescono meno facili al demonio con le anime oramai più vicine all'appartamento del Re. Qui, invece, essendo ancora attratte dal mondo, ingolfate nei suoi piaceri e perdute dietro i suoi onori e alle sue esigenze, i loro vassalli (che sono i sensi e le potenze) non hanno più la forza nativa data loro da Dio, e facilmente esse sono vinte, anche se sono animate dal desiderio di non offendere Dio e se si dedicano a opere buone. Chi si riconosce in questo stato deve ricorrere spesso, e come meglio può, a Sua Maestà, prendere come intercessori la Madre sua benedetta e i suoi santi, perché combattano per lui, visto che i propri vassalli hanno ben poca forza per difenderle.
Dovete notare che in queste prime dimore non giunge ancora quasi nulla della luce che emana dal palazzo dove abita il Re. E' necessario, per entrare nelle seconde dimore, lasciar perdere le cure e gli affari che non sono necessari, ciascuno in conformità del suo stato. Sono poche le dimore di questo castello nelle quali non vi sia da combattere con il demonio. E' vero che in alcune sono le guardie - le potenze - ad avere la forza di combatterlo, ma abbiamo bisogno di una gran vigilanza, per scoprire gli artifizi ed evitare gli inganni, qualora egli si trasformi in angelo di luce.
Rendiamoci conto, figlie mie, che la vera perfezione è l'amore di Dio e del prossimo, e quanto più compiutamente osserveremo questi due comandamenti, tanto più saremo perfette.
La Seconda Dimora
Sia pur fiacca quanto vogliate l'orazione, Dio le apprezza molto. La perseveranza è qui la cosa più necessaria, poiché con la sua mediazione non accade mai di non guadagnar molto. Qui l'intelligenza è più viva e le potenze più abili: i colpi dell'artiglieria nemica sono tali che l'anima non può evitare di udirli. Allora infatti, i demoni presentano queste serpi delle attrattive mondane, di cui ho parlato, e danno apparenza di eternità a beni caduchi.
Non c'è nessuno il quale possa trovare, come nella propria casa, tutto ciò di cui ha bisogno, soprattutto avendo un ospite che lo renderà signore di tutti i beni, se non vuol perdersi, a somiglianza del figliuol prodigo, mangiando cibo di porci.
Certamente l'anima qui soffre grandi tribolazioni, specialmente se il demonio capisce che per la sua natura e per le sue pratiche abituali ha la capacità di andare molto innanzi. Tutto l'inferno sarà unito per costringerla a uscire dal castello. Sua Maestà sa meglio di noi ciò che ci conviene; non c'è motivo di suggerirgli quel che ci deve dare. Ciò che dobbiamo fare è conformare la nostra volontà a quella di Dio. Purché non abbandoniamo l'orazione, il Signore volgerà tutto a nostro vantaggio, anche se non troviamo nessuno che ci dia utili indicazioni. La porta per entrare in questo castello è l'orazione. (La fede senza le opere, così come le opere senza la fede che valore possono avere?)
Gv 14, 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
La Terza Dimora
A coloro che per misericordia di Dio sono usciti vittoriosi da queste lotte, e che aiutati dalla perseveranza, sono entrati nelle terze dimore, che cosa diremo, se non: Beato l'uomo che teme il Signore? Pertanto ripetere spesso questo versetto e richiamatelo spesso alla memoria.
Oh, umiltà, umiltà! Non pensate che Dio abbia bisogno delle nostre opere, ma solo della determinazione della nostra volontà. Non vi è dubbio che, perseverando in questo spogliamento e in questo distacco da tutto, si otterrà quel che si desidera. A una condizione però, di ritenersi quali servi inutili e di non credere che Dio sia obbligato a farci simili favori, anzi di essergli maggiormente debitori, per aver ricevuto di più. Non fare in nulla la propria volontà, che è in generale la causa della nostra rovina. Badiamo ai nostri difetti e lasciamo stare quelli altrui. Cerchiamo di vivere sempre nel silenzio e nella speranza.
La Quarta Dimora
Poiché queste dimore sono già più vicine al luogo dove sta il Re, la loro bellezza è grande, e ci sono cose talmente delicate da vedere e da intendere, che l'intelletto ha un bell'ingegnarsi a cercare termini adatti per dirne almeno qualcosa con tanta esattezza da non farle restare sempre molto oscure per coloro che non ne hanno esperienza.
Tutto si gioca sulla sottile differenza fra le gioie che si provano nell'orazione e i diletti spirituali. Questi, invece, cominciano da Dio e si fanno sentire dalla nostra natura, che gode di essi quanto delle gioie di cui ho parlato e anche di più. Per fare grandi progressi in questo cammino e salire alle dimore a cui aspiriamo, il nodo della questione non sta nel pensare molto, ma nell'amare molto; pertanto fate ciò che può incitarvi maggiormente ad amare. Cercate di contentare Dio in tutto.
Il pensiero, o l'immaginazione, per intendersi meglio, non è l'intelletto. Questo è una delle potenze dell'anima, come a volte fosse così instabile, mentre il pensiero vola talmente in fretta che solo Dio può fermarlo, e quando lo fa, ci par d'essere quasi staccati dal nostro corpo. (NdRC: il Silenzio che si raggiunge durante la meditazione è il tipico caso. Avila ne attribuisce quindi il merito al Re. Il silenzio è quindi uno dei diletti che ci concede. Aggiunge infatti: come non possiamo trattenere il movimento del cielo, che continua nella sua corsa vertiginosa, così non possiamo fermare il nostro pensiero.)
Dopo aver fatto ciò che esigono le dimore precedenti, ci vuole l'umiltà e ancora umiltà. A causa di questa virtù il Signore si induce ad accordarci quanto vogliamo da lui, e il primo segno per vedere se l'avete è non pensare di meritare queste grazie e questi diletti del Signore né sperare di poterli ottenere in tutta la vita. Anzitutto amare Dio senza interesse.
L'orazione di raccoglimento: i sensi e le cose esteriori par che perdano gradualmente il loro diritto affinché l'anima vada ricuperando il suo, che aveva perduto. Sono convinta che Sua Maestà fa questa grazia solo a persone che vanno oramai distaccandosi dalle cose del mondo. La penitenza, le buone opere e l'orazione sono gli strumenti. La stessa preoccupazione di non pensare a nulla può forse eccitare la mente a pensare molto, bisogna fare attenzione. La cosa più importante e gradita a Dio è il ricordarsi del suo onore e della sua gloria e dimenticarsi di se stessi, del proprio profitto, dei propri diletti e delle proprie soddisfazioni. Dio ci ha dato le potenze affinché operassimo attraverso di esse. Nelle anime a cui Dio nostro Signore concede l'orazione di raccoglimento si avverte chiaramente una dilatazione o un ampliamento nell'anima. Avendo oramai provato le gioie divine, vede che quelle del mondo sono immondizia, se ne allontana poco a poco, ed è sempre più padrona di sé nel farlo. Insomma, resta migliorata in tutte le virtù.
In questa dimora il naturale è congiunto al soprannaturale, il demonio può fare maggior danno che nelle seguenti, ove il Signore non gliene lascia l'opportunità. Ma le sue tentazioni sono solo occasioni per far evolvere l'anima. (NdRC: ecco perché nel Padre Nostro si recita "non indurci in tentazione", non perché sia Dio a tentarci, ma perché il Padre concede a Lucifero di operare per il nostro bene, per farci evolvere.)
La Quinta Dimora
In che modo potrei dirvi le ricchezze, i tesori, i diletti racchiusi nelle quinte dimore? Siccome in qualche modo possiamo godere del cielo sulla terra, supplichiamo il Signore a concederci il suo favore, affinché non si debba restarne prive per colpa nostra. Ci mostri egli la strada, dando all'anima le forze con cui scavare fino a trovare questo tesoro nascosto, che è realmente in noi stessi. Ho detto forze dell'anima affinché intendiate che non sono necessarie quelle del corpo, se Dio nostro Signore non le dà. Egli non impedisce a nessuno di acquistare le sue ricchezze. Nella dimora precedente l'anima, finché non ne abbia molta esperienza, resta in dubbio su quello che è avvenuto: se è frutto di una sua illusione, se dormiva, se le fu dato da Dio o dal demonio, trasfigurato in angelo di luce. Nutre mille timore, ed è bene che li abbia, perché, perfino la nostra stessa natura ci può ingannare talvolta a questo riguardo.
Anche un'anima, morta per la sua trascuratezza e i suoi peccati e ingolfata in cattive occasioni, può far ricorso a confessioni, buone letture e prediche per tornare a vivere e si va sostentando con tali rimedi e con buone meditazioni, fino a che sia cresciuta. Questa casa, vorrei qui far intendere, è Cristo.
Non c'è dunque da meravigliarsi che la nostra farfalletta (NdRC: l'anima bambina), sentendosi straniera fra le cose della terra (gnosticismo puro), cerchi di posarsi su qualche altra parte. Ma dove andrà poverina? Tornare lì da dove è uscita non può, perché, come si è detto, non è cosa che dipenda da noi, per quanti sforzi possiamo fare; bisogna restare in attesa che Dio si compiaccia di ritornare a favorirci di questa grazia.
Se faticosamente adempiamo i nostri dover per forza, per non commettere peccato, siamo ben lontani dalle disposizioni necessarie per essere del tutto unite alla volontà di Dio. L'amore di Dio e l'amore del prossimo, che è ciò a cui dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze. Osservando tali precetti con perfezione, facciamo la sua volontà, e pertanto saremo unite a lui. Siate sicuri che quanto più vedremo d'aver progredito nell'amore del prossimo, tanto più ci saremo avvantaggiati anche nell'amore di Dio.
Il Signore vuole opere.
Il Signore vuole che, sentendo lodare molto una persona, te ne rallegri assai più che se lodassero te. Chiedete a nostro Signore che vi dia, con la perfezione, questo amore del prossimo.
E' in questa dimora che avviene il primo incontro vero e proprio, consistente in una rapida "vista".
Se l'anima ha preteso di essere sposa di Dio stesso, se ha già avuto un incontro con Sua Maestà ed è giunta al punto di cui si è parlato, non può mettersi a dormire.
La Sesta Dimora
La vista dello Sposo è rimasta talmente impressa nell'anima che tutto il suo desiderio è di tornare a goderne. Oh, Dio mio, quanti travagli interiori ed esteriori l'anima soffre prima di entrare nella settima dimora! Quelli che stimava amici si allontanano da lei, anzi, proprio loro la mordono con più accanimento, e son queste le ferite che dolgono di più. E mille specie di derisione e di chiacchiere di tal fatta la riguarderanno. Quanto pochi sono i fautori in confronto ai molti denigratori! L'anima, anziché lasciarsi abbattere dalle denigrazioni, ne resta fortificata, perché l'esperienza le ha oramai fatto conoscere il gran guadagno che le viene da esse. Dio non dà sofferenze maggiori di quelle che si possono sopportare e, in primo luogo, fa dono della pazienza. Di malinconia ce n'è tanta nel mondo, e il demonio se ne serve per apportare tanti danni. La grazia è cosa che passa presto, mentre il ricordo dei peccati è sempre presente e si vedono piene di difetti così che il loro tormento ricomincia. Il miglior rimedio per renderle sopportabili è attendere a opere esteriori di carità e sperare nella misericordia di Dio, che non manca mai a chi confida in lui.
Dio ha diversi mezzi per risvegliare l'anima. Consistono in certe parole che egli dice in vari modi: alcune sembrano venire dal di fuori, altre dall'interno dell'anima, altre dalla parte superiore di essa, altre così dall'esterno che si odono con le orecchie, perché si direbbero dette con voce articolata. C'è un altro modo con cui il Signore parla all'anima, e a me sembra un segno sicurissimo della sua opera: è la visione intellettuale.
Ora vedrete ciò che fa Sua Maestà per concludere questo fidanzamento. A me sembra attuarsi quando favorisce l'anima di rapimenti, con i quali la trae fuori dai sensi, perché se, rimanendone padrona, si vedesse così vicina a questa gran Maestà, forse non sarebbe possibile restare in vita. I rapimenti sono volti a mostrare all'anima il Regno che si è guadagnata e che l'attende. Una prima forma di rapimento si ha quando un'anima pur non essendo in orazione, è colpita da una parola di Dio che le ritorna in mente o che ode. Una parola che da sola serve a ravvivare nell'intimo la scintilla in modo che l'amore risorga a nuova vita come l'araba fenice (NdRC: Lc 12,49-53 [In quel tempo], Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!). Una seconda avviene quando il Signore dona visioni immaginarie su certe cose del cielo. Visioni che non sappiamo esprimere a parole, ma che restano impresse nella parte più intima dell'anima e non si possono mai dimenticare.
Nostro Signore disse: "Non darti pena, perché o essi dovranno lodare me o mormorare di te e in entrambi i casi ne avrai da guadagnare."
Lc 12, 48 Badate che chi molto riceve, molto deve pagare.
Il rapimento è di tal fatta che lo spirito sembra realmente separarsi dal corpo, e d'altro canto è chiaro che la persona non muore; tuttavia, per alcuni istanti, ella non può dire se l'anima si trovi o no unita al corpo. Le sembra di essere trasportata tutta intera in un'altra regione assai diversa da questa in cui viviamo, dove le appare una luce così dissimile da quella di quaggiù che, se impiegasse tutta la vita a cercare di immaginarsela, insieme con le altre cose lì viste, le sarebbe impossibile riuscirvi. Accade che in un solo istante le vengano insegnate contemporaneamente tante verità di cui non sarebbe potuta giungere a conoscere la millesima parte, neppure affaticandosi molti anni a ordinarle con l'intelletto e con l'immaginazione. (NdRC: trasmissione di conoscenza attraverso simboli, così come avviene per le intelligenze facenti parte delle gerarchie celesti.)
Sperimentate queste grazie l'anima vive quaggiù con gran pena e non le interessa più nulla di tutto ciò che prima soleva apparirle attraente. L'unico fascino sarà a quel punto esercitato dalle opere che può rivolgere al servizio di un così gran Dio.
Non è bene aspettarsi miracoli. Dio vuole che noi ci riteniamo così pregevoli da non meritarli, e che ci aiutiamo da noi stessi in tutti i modi possibili. Conoscendo dunque per quale via possiamo far contento Dio, cioè quella dei comandamenti e dei consigli, procediamo in essa con somma diligenza, pensiamo alla sua vita, alla sua morte e al molto che gli dobbiamo. Il resto verrà quando il Signore vorrà.
Io chiamo meditazione un discorso continuato dell'intelletto che si svolge in questo modo: cominciamo col pensare la grazia che Dio ci ha fatto nel darci il suo unico Figlio, e non ci fermiamo lì, ma percorriamo tutti i misteri della sua vita gloriosa. Oppure cominciamo con l'orazione nell'orto, e l'intelletto segue nostro Signore fino alla sua crocifissione; oppure prendiamo un brano della passione, per esempio la cattura, e meditiamo su questo mistero, considerando tutti i particolari, le circostanze che sono motivo di riflessione o di commozione, come il tradimento di Giuda, la fuga degli Apostoli e il resto. E' un'orazione magnifica e assai meritoria.
Veniamo ora alle visioni immaginarie, dove si dice che il demonio può introdursi più facilmente che nelle precedenti e dev'essere così. Il partito più sicuro è non volere se non ciò che vuole Dio, il quale ci conosce più di quanto non ci conosciamo noi stessi e ci ama. Ricordatevi che il demonio guadagna molto e si rallegra in sommo grado di vedere un'anima afflitta e turbata, sapendo che ciò le è di ostacolo a impegnarsi tutta nell'amore e nelle lodi di Dio. Quando piace al Signore, accade che l'anima, mentre è in orazione e perfettamente in sé, sia colta improvvisamente da una sospensione in cui egli le fa intendere grandi segreti, che ella crede di vedere in Dio stesso. In tali occasioni si rivela all'anima come in Dio si vedano tutte le cose e come egli le contenga tutte in se stesso. Ed è di gran profitto perché sebbene non duri che un momento, resta profondamente impressa e ci riempie di confusione, scorgendosi in essa più chiaramente la malizia dell'offendere Dio.
La Settima Dimora
In questa dimora si comprende la differenza fra anima e spirito. L'anima differisce dalle potenze e non è una cosa sola con esse.
Abbiamo gran cura, sorelle, di supplicare il Signore e non tralasciamo mai di farlo, perché è un'elemosina assai meritoria pregare per coloro che si trovano in peccato mortale.
Giovanni 14:23 Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui."
Vi è un'enorme differenza fra tutte le visioni precedenti e quelle di questa dimora: è la differenza che passa tra il fidanzamento e il matrimonio spirituale. Quest'unione segreta avviene nel centro più intimo dell'anima, dove credo abiti Dio stesso e dove, secondo me, non c'è bisogno di porta perché vi entri.
il re è nel suo palazzo, e nel suo regno ci sono molte guerre e molte traversie, ma non per questo egli cessa di stare sul suo trono. Così qui: benché nelle altre dimore vi sia una gran baraonda non c'è nulla che possa penetrare dove si trova l'anima e rimuoverla da lì. L'anima qui è in servizio di nostro Signore e non tralascerebbe di farlo per nessuna cosa al mondo. Non temono più di soffrire anzi accettano enormi travagli nel tentativo di far sì che il Signore venga glorificato a causa del loro sacrificio, sia pure di poco.
E' certo che quand'anche non vi fosse altro di guadagno in questo cammino dell'orazione, se non quello di conoscere la cura particolare che Dio si prende di comunicarsi a noi e di pregarci di stare con lui, mi sembra che tutti i travagli che si abbiano a soffrire sarebbero ben spesi per godere di questi tocchi d'amore, così soavi e penetranti.
Così in questo tempio di Dio, in questa sua dimora, solo lui e l'anima gioiscono l'uno dell'altra in un profondissimo silenzio. L'intelletto non ha motivi d'agitarsi né di fare alcuna ricerca, perché il Signore che l'ha creato vuole che ora si riposi e guardi ciò che avviene da una piccola fessura. Qui non si perdono le potenze, ma solo non operano e restano come attonite. Tutto il tempo che si passa con Dio è un gran vantaggio, è maggiore lo sarà mettendo in pratica le opere. Fissate il vostro sguardo sul Crocifisso e tutto vi sarà facile. E Dio voglia che non si fermi il vostro crescere, perché sapete bene che chi non cresce, decresce.
Desideriamo e pratichiamo l'orazione, ma non cerchiamo di andare per una strada che non è battuta, perché ci perderemmo sul più bello. Sarebbe inoltre davvero singolare pensare di ottenere da Dio queste grazie per una via diversa da quella percorsa da lui e da tutti i suoi santi. Guardiamoci dall'innalzare torri senza fondamenta. Il Signore non guarda tanto alla grandezza delle opere quanto all'amore con cui si compiono. Se facciamo tutto quello che è nelle nostre possibilità, Sua Maestà farà sì che tali possibilità aumentino di giorno in giorno.





