mercoledì 18 luglio 2018

Neopaganesimo


paganesimo in chiave moderna
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Allora andiamo a raccogliere i punti salienti di questo prezioso libello:

  • La Wicca è più di ogni altra cosa un'attitudine verso la vita, un modo di vivere, una filosofia basata sulla ricerca e riscoperta dell'Incanto.
  • Gli Dei sono dentro l'uomo almeno quanto fuori da lui. Secondo i più antichi precetti magici macrocosmo e microcosmo coincidono. (NdRC: oggi anche la scienza se n'è resa conto)
  • Dei come forme-pensiero, quindi creati dall'uomo e non viceversa, fino a diventare indipendenti. (NdRC: energia creativa, volontà, forza psichica, prana, mana, ki, kia, vril ecc...)
  • Dei restano degli archetipi sotto qualunque punto di vista.
  • Si passa da una concezione lineare del tempo tipica della fede giudaico/cristiana a una concezione circolare.
  • Non esiste distinzione fra Magia e Religione secondo la Wicca. L'Alta Magia è volta all'evoluzione spirituale di sé, la Bassa Magia è volta al risultato materiale, immediato e concreto.
  • La Magia non è altro che un codice che ci permette di parlare e interpretare la lingua degli Dei. E' la volontà e non le liturgie a fare la differenza. La Magia è un linguaggio, ognuno può scegliere quello che preferisce o addirittura inventare il proprio. (NdRC: Austin Osman Spare) 
  • E' vero che l'inconscio è la chiave del potere, questo però non significa che tutto il potere sia nell'inconscio. L'alterazione della coscienza è l'innesco che rende possibili gli incantesimi. Questi servono a influenzare l'Universo attraverso la volontà, ma hanno anche lo scopo di focalizzare l'attenzione sul problema che si vuole risolvere, rendendo più facile il farlo. (NdRC: facendo fluire la Volontà nell'inconscio)
  • Costruire un nuovo immaginario per ottenere un nuovo mondo. L'arte di mutare la realtà manipolando i simboli è Arte Magica per eccellenza.
  • Discordiani: con il nostro apparato di costruzione dei concetti chiamato mente, guardiamo alla realtà attraverso le idee-sulla-realtà che la nostra cultura ci offre. Le idee-sulla-realtà sono erroneamente etichettate realtà. La Realtà reale è a un livello più profondo di quella del concetto. Preso atto di questo dato di fatto è auspicabile riuscire a costruire la propria realtà, non adattarsi a quella inventata da altri e dalla società.
  • Chaos Magick: Peter Carrol e Ray Sherwin. "Niente è vero. Tutto è permesso." La Chaos Magick riconosce il potere e la malleabilità delle diverse credenze e di conseguenza le usa come strumenti per l'azione magica. Non esiste una realtà oggettiva, esistono modelli, mappe, reality tunnels ed è con quelli che interagiamo giorno per giorno. La conseguenza è che l'unica realtà attendibile consiste nelle nostre illusioni, nelle mappe che noi stessi disegniamo, quindi modificando le mappe modificheremo la realtà. Invece di concentrarsi sul rituale suggeriscono di tornare alla radice universale della Magia, ossia tra il rapporto tra un segno e i quel che il segno rappresenta. Il fulcro attorno al quale la Chaos Magick ruota è l'esperienza pratica, l'azione magica concreta.  Strumento base è la sigillazione di Austin Osman Spare (volontà e immaginazione sono i principi su cui si basa l'universo, quindi la vita umana e la Magia.) Con il processo della sigillazione si possono creare anche i servitori.
  • Le egregore sono forme pensiero create dal mago per mezzo della sua volontà e della visualizzazione. Sono immagini mentali solidificatesi nella sostanza astrale. Più un egregora è antica, più sarà potente poichè si è caricata nel corso di migliaia di anni.
  • Gli Dei prosperano su attenzione e fede. E' la loro principale fonte di sostentamento.
  • Pathworking, una sorta di GDR che si gioca da soli, in cui si visualizza un cammino che ci porta ad incontrare il personaggio-divinità, con il quale ci si fonde senza perdere di vista se stessi.
  • Nell'invocazione l'entità penetra e si fonde nel mago.
  • Nell'evocazione l'entità assume una forma materiale esterna al mago.
  • La Magia è dentro gli esseri umani e non al di fuori e la principale funzione dei riti è quella di sbloccare, o accrescere, le loro facoltà inconsce. I riti rendono possibile la Magia convincendo gli uomini che essa è realmente possibile. L'esperienza nelle ere arcaiche aveva il predominio sullo studio, il SENTIRE sul SAPERE. In origine i poteri magici erano più istintivi. 
  • Doreen Valiente: l'unica iniziazione davvero significativa è quella che forniscono gli Dei, e per ottenerla è sufficiente mettersi sinceramente in comunione con loro. No intermediari.

lunedì 16 luglio 2018

Il Cammino dell'Arco


paulo coelho
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Cosa Red Crow vi consiglia di ricordare:

- Poiché l'arciere non può scegliere il proprio campo di tiro, nonché le condizioni nelle quali si troverà a scoccare, è necessario perseverare negli allenamenti, anche preparandosi alle condizioni più sfavorevoli. 

- Che cos'è un Maestro? Non è chi insegna qualcosa, ma colui che sprona l'allievo a dare il meglio di sé per rivelare una conoscenza già insita nel suo animo.

- Chi non condivide con gli altri la gioia della freccia e dell'arco non riuscirà mai a comprendere le proprie qualità e i propri difetti, deve quindi trovare degli alleati, non isolarsi.

- I migliori alleati sono quelli che hanno una visione differente dalla maggior parte della gente (NdRC: è una critica al conformismo imperante).

- All'arco vanno concessi dei periodi di inattività, poiché la potenza di un arco soggetto a una tensione continua finisce per scemare.

- Se non si affronta alcun rischio, non si potrà mai conoscere i cambiamenti necessari per migliorare nell'arte.

- Una volta che si sceglie il proprio obbiettivo consapevolmente, non sarà più possibile giustificarsi dicendo che l'avversario era troppo forte. Siamo noi a essere gli unici responsabili per il nostro fallimento.

- L'eleganza non determina la posizione più confortevole, bensì quella più adatta ad avvicinarsi alla perfezione del tiro, ossia è attraverso le difficoltà, la via più ardua, che si compiono i miglioramenti.

- Non angustiarti per le manchevolezze giacché è impossibile rammentare ogni regola, ogni elemento e ogni decisione. Se rivivrai ogni passo del tuo cammino con animo sereno comprenderai i particolari dei tuoi momenti più difficili e scoprirai le soluzioni che hai escogitato per superarli. Questo ti infonderà un'enorme fiducia e la tua mano non tremerà più.

- Sfrutta i momenti negativi per scoprire cosa scatena le tue paure. Utilizza quelli favorevoli per trovare il cammino verso la pace interiore. Comunque non fermarti né per timore, né per gioia. Il cammino non ha fine.

- Non far si che il cammino si cristallizzi nella ripetitività. La routine non deve esistere. (NdRC: è la ripetizione a creare il Maestro, ricordiamocelo, ma una ripetizione consapevole, non il mero ripetere gestualità o esercizi come automi sopraffatti dalla noia). Nulla al mondo ci appartiene e resta con noi per un tempo infinito. 

- Ogni azione rappresenta la manifestazione di un pensiero. Senza azione il pensiero rimane confinato fuori dal mondo.

- L'arciere apprende quando dimentica ogni regola del cammino dell'arco e agisce affidandosi unicamente all'intuizione e all'istinto. Ma per poter abbandonare quelle norme, deve averle praticate e rispettate. A quel punto non avrà più bisogno degli strumenti che l'hanno guidato fino alla conoscenza. (NdRC: quando l'esercizio e la ritualità materiale e razionale sono divenute un automatismo capace di permeare il subconscio allora la Magia avrà origine.)

- Immagina che un Maestro eccelso sia sempre al tuo fianco e adoperati in ogni momento per compiacerlo, onorando i suoi insegnamenti. (NdRC: non serve immaginare, è così. Che si voglia pensare ad esso come spirito guida, animale di potere, angelo custode, Giudice o quant'altro, è proprio così!) Questo ti agevolerà nella crescita. 

domenica 15 luglio 2018

Saggezza Tolteca: I Quattro Accordi di Don Miguel Ruiz


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Gli esseri umani vivono in un perenne stato di sogno. Sognano quando il cervello dorme, ma anche quando è sveglio. Hanno saputo creare un grande sogno esteriore, il "sogno della società", costituito da innumerevoli sogni personali, familiari e di comunità. Questo sogno esteriore possiede una grande quantità di regole che ci sono state inculcate fin dalla nascita. Abbiamo così imparato come comportarci in una data società, cosa credere, cosa è bene e cosa è male, bello o brutto, giusto o sbagliato. Non abbiamo scelto queste credenze e queste regole; ci siamo nati e le abbiamo apprese secondo un processo di "addomesticamento" in cui le informazioni sono passate dal sogno esteriore a quello interiore, andando a formare il nostro personale sistema di credenze. A questo punto non c'è più bisogno di "istruttori" esterni, giacché diventiamo noi stessi i nostri giudici. Tutto ciò che crediamo su noi stessi e sul mondo rientra in quel sogno interiore, che tuttavia ci è giunto dall'esterno e che ci impedisce di vederci per come siamo veramente.”

I Nagual Toltechi, uomini e donne di conoscenza, affondano le loro radici culturali nella stessa Verità unitaria che troviamo nelle tradizioni esoteriche di tutto il mondo. La loro non è una religione, ma onora tutti i maestri spirituali che hanno insegnato sul nostro pianeta.
Quella Tolteca è una via di vita, che si distingue per la rapida accessibilità alla felicità e all'amore.
Sognare è la principale funzione della mente: essa sogna 24h al giorno. Il sogno collettivo composto dagli uomini sin dagli albori del tempo si è consolidato nel sogno del pianeta, costituito da un grande sogno esteriore, dalla società e le sue credenze. Siamo stati addomesticati ad apprendere questa realtà, questo sogno collettivo, abbiamo così imparato come comportarci, in cosa credere e in cosa non credere. Siamo stati addestrati a essere "bravi e buoni" secondo gli standard di questo sogno collettivo, senza aver potuto mai compiere una scelta alternativa, consapevole. Ci ritroviamo così a essere noi stessi il giudice più severo del nostro operato. Se commettiamo un errore ci giudichiamo, ci troviamo colpevoli e ci puniamo. La cosa peggiore è che ricordiamo quell'errore un'infinità di volte, e ogni volta che ce ne ricordiamo, ci giudichiamo e ci puniamo di nuovo.
Tutta la nostra mente è una fitta nebbia che i Toltechi chiamano mitote. La mente è un sogno in cui migliaia di persone parlano allo stesso tempo e nessuno può capire ciò che dicono gli altri e che ci impedisce di vedere chi siamo veramente. (maya in India).
Come uscirne? 4 semplici Accordi, dalla potenza dirompente, capaci di infrangere quegli accordi basati sulla paura che non abbiamo mai scelto ma che ci incatenano sin dalla nascita.

1) ESSERE IMPECCABILI CON LA PAROLA
La parola è il potere con cui si creano gli eventi della nostra vita. E' lo strumento della Magia. A seconda di come la usciamo essa ci renderà liberi o schiavi. Impeccabile significa senza peccato. Se la si usa per inviare veleno emozionale, si sta usando contro se stessi. Più usiamo male la parola, più sprofondiamo all'inferno. 
Essa andrebbe usata per condividere l'amore. 

2) NON PRENDERE NULLA IN MODO PERSONALE
Nulla di ciò che fanno gli altri è a causa nostra. Ognuno vive nel proprio sogno, nella propria mente, in un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo noi. Quando prendiamo qualcosa in modo personale crediamo che gli altri sappiano cosa c'è nel nostro mondo e cerchiamo di imporre il nostro punto di vista sul loro.   
La nostra mente esiste anche al livello degli Dei e può percepire la loro realtà.

3) NON SUPPORRE NULLA
Abbiamo la tendenza di fare supposizioni su tutto. Il problema è che poi finiamo per prenderle per verità! E' sempre meglio chiedere piuttosto che supporre. Le supposizioni causano sofferenza. 

4) FAI SEMPRE DEL TUO MEGLIO
Senza preoccuparsi della qualità, l'importante è fare sempre del proprio meglio, né più, né meno, così da non dare materiale al proprio giudice interiore per muovere alcuna critica. E' l'azione concreta a far sentire intensamente felici, non il mero immaginarla. Ogni cosa che impariamo l'abbiamo imparata attraverso la ripetizione. Solo la ripetizione permette di dominare qualsiasi attività, e la ripetizione presuppone l'azione. La ripetizione crea il Maestro.

Questi quattro accordi sono l'essenza della padronanza della trasformazione. Si tratta di trasformare l'inferno in paradiso, di trasformare il sogno del pianeta nel proprio sogno personale del paradiso e onorando questi quattro accordi non c'è modo di restare all'inferno! Mai preoccuparsi del futuro, è necessario mantenere l'attenzione sull'oggi e restare nel momento presente. Siamo solo noi stessi a impedirci di essere liberi.
Bisogna entrare in guerra con il parassita annidato nella mente (Giudice e Vittima), ottenendo il controllo delle emozioni. 

Il Perdono: dobbiamo perdonare coloro che ci hanno offeso, non perchè meritino il perdono per carità cristiana, ma perchè amiamo noi stessi e non vogliamo continuare a pagare per l'ingiustizia subita. Il perdono è l'unico modo per guarire. Perdonando noi stessi invece inizieremo il processo di accettazione di sé, che ci condurrà alla libertà.
Se viviamo nel sogno del pianeta è come se fossimo già morti. Chi sopravvive all'iniziazione della morte riceve il regalo più bello: la resurrezione, ossia essere di nuovo se stessi, essere come bambini, liberi e selvaggi, ma con saggezza anzichè con innocenza. 
La felicità è una scelta così come lo è la sofferenza.

sabato 14 luglio 2018

La Kabbalah e il Destino


yehuda berg
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Nella ricerca della saggezza il primo stadio è il silenzio, il secondo l'ascolto, il terzo il ricordo, il quarto la pratica, il quinto l'insegnamento.
Solomon Ibn Gabirol

12 i Principi Spirituali che riassumiamo brevemente:


  1. Non credete a nulla di ciò che leggete. (NdRC: Ogni concetto esposto non ha valore se non testato nel concreto della propria esistenza. Occorre mettere in pratica le lezioni e osservare i concreti miglioramenti alle quali esse conducono.)
  2. Esistono due realtà fondamentali, il nostro mondo dell'1%, fatto di oscurità e caos (NdRC: ricordate il mitote), e quello del 99%, il regno della Luce.
  3. Tutto ciò che un essere umano desidera veramente dalla vita è Luce Spirituale (NdRC: pensateci bene, praticamente nulla di ciò che desideriamo ottenere è di natura fisica, quindi è folle rincorrere i beni materiali).
  4. Lo scopo della vita è la trasformazione spirituale da entità reattive a esseri proattivi. (NdRC: quando noi reagiamo a un evento esterno siamo solo un effetto e non una causa; siamo quindi reattivi e non proattivi. Se lasciamo siano i flussi degli eventi esterni a condizionarci, rinunciamo al controllo, siamo quindi reattivi e non proattivi.)
  5. Nel momento della trasformazione (NdRC: ossia quando opponiamo resistenza a una reazione istintiva) entriamo in contatto con il regno del 99%. Non conta chi ha torto o ragione, conta la nostra decisione di non reagire!
  6. Mai, assolutamente mai, addossare la colpa agli altri o alle circostanze esterne (NdRC: noi riconosciamo negli altri quelle che sono le nostre colpe/debolezze e li crediamo il nemico, mentre l'unico avversario è in noi, e per essere sconfitto ci è richiesto di trasformare noi stessi)
  7. Resistere ai nostri impulsi reattivi crea una Luce durevole (NdRC: reagire può fornire un piacere intenso ma effimero, mentre resistere e non reagire crea in noi un piacere durevole).
  8. Un comportamento reattivo produce intensi lampi di Luce, ma alla fine lascia dietro di sé l'oscurità (NdRC: parallelismo con la droga).
  9. Gli ostacoli, il Caos, ci offrono l'opportunità di connetterci alla luce. (NdRC: non è accendendo incensi e meditando che si ottiene la trasformazione, ma affrontando situazioni scomode e resistendo.)
  10. Più grande è l'ostacolo, più grande è la Luce potenziale.  
  11. Quando le sfide sembrano impossibili, infondete certezza. La Luce è sempre presente.
  12. Tutte le caratteristiche negative che vedete negli altri sono solo un riflesso delle vostre. Solo correggendo voi stessi potete cambiare gli altri.



La sindrome dell'improvvisamente:
Secondo la Kabbalah quando salta fuori un problema grave che interrompe bruscamente il flusso di felicità che appagava un nostro particolare desiderio, non si tratta di un evento casuale, caotico. Esiste una causa più profonda. Nel passato, da qualche parte, deve essere stato piantato un seme. Tutto ciò che accade ha sempre una ragione, anche se noi, vivendo nel mondo dell' 1% non ne riusciamo a intravvedere alcuna.
A un livello di realtà più profondo (che non possiamo percepire con i nostri 5 sensi), tutte le cose sono connesse.

Il pane della vergogna:
E' una definizione coniata dagli antichi cabalisti per descrivere tutte le emozioni negative che accompagnano una fortuna che non ci si è guadagnati.

La verità risulta sempre comprensibile a tutti, anche ai bambini e non soltanto a un'élite di intellettuali. Se un'idea, o un concetto, è complessa o contorta, è probabile che non sia la verità.

La Kabbalah ha un'unica parola per definirci: DESIDERIO.
Siamo tutti desideri ambulanti che cercano costantemente di soddisfare le proprie esigenze.
La Kabbalah riassume ogni forma di appagamento in una cola parola: LUCE poichè essa rimanda a tutti i colori e le sfumature della gioia che le persona vanno cercando.

I desideri non nascono da soli, non ce li inventiamo, quindi significa che li abbiamo già sperimentati, che originariamente eravamo connessi al mondo del 99%. I desideri sono ricordi che perdurano nella nostra anima, reminiscenze radicate nella nostra essenza.

Le Dieci Sefirot:
I 10 veli, le 10 dimensioni che separano il regno del 1% da quello del 99%. Keter rappresenta il regno più splendente della luce, Malkhut la dimensione più oscura, il nostro universo fisico.

Secondo la Kabbalah anche gli oggetti inanimati hanno un anima, l'unica cosa che ci differenzia da essi è l'intensità del desiderio di raggiungere la Luce.


Ogni nuova nozione seminata nelle nostre menti dischiude sentieri e portali nel regno del 99 per cento attraverso i quali l'energia positiva colma il nostro essere. Lo studio della Kabbalah libera il potenziale nascosto, permettendoci di cogliere e percepire cose che non avremo mai visto prima.


La Kabbalah, come molte altre dottrine, sostiene che nel momento in cui si smette di pensare a noi stessi e a ciò che riceveremo a causa di una nostra azione, la Luce si prenderà cura di noi e potremo ricevere ogni cosa, senza paura di perderla.

La Kabbalah ci insegna che i nostri pensieri non sono originati dalla materia cerebrale. Il cervello è più simile ad un'antenna, una stazione ricevente che intercetta un segnale e poi lo ritrasmette alla mente conscia. Due sono le "emittenti cosmiche": la Luce e l'Avversario. I pensieri dell'Avversario si manifestano attraverso la nostra mente logica e razionale, attraverso il nostro ego. Il segnale della Luce si manifesta sotto forma di intuizione, di sogni, di una flebile voce nei recessi della nostra mente. Nel momento in cui vinciamo il nostro impulso a reagire interrompiamo letteralmente la trasmissione dell'Avversario e il segnale della Luce sarà centuplicato e potremo attingere all'infinita fonte di saggezza.

Libero arbitrio: Può esistere solo se nell'esistenza umana compare il concetto di tempo, ma questo è lo strumento prediletto dall'Avversario per farci credere che la bontà non ripaga, fornendo risposte ritardate nel tempo. La distanza che separa la causa dall'effetto ci impedisce di cogliere le connessioni tra i diversi eventi della nostra vita. Niente accade per caso, è solo il tempo che ci fa dimenticare la causa scatenante. Il tempo crea l'illusione del caos/caso, sebbene in realtà esista un ordine nascosto.

La Kabbalah ci insegna che ciascuno di noi arriva in questo mondo portandosi dietro una valigia dalle esistenze precedenti contenente tutte le situazioni che ci hanno mandato in cortocircuito nelle nostre vite precedenti che saremo tenuti a correggerle in un determinato punto del futuro. E' il concetto di Tikkun. Tutto ciò che ci crea disagio è una parte del nostro Tikkun.

Entriamo nel concreto:
- preoccuparsi di quello che pensano gli altri è un comportamento reattivo al quale occorre resistere;
- occorre resistere alla pigrizia, che alimenta il pane della vergogna;
- occorre resistere al proprio ego;
- resistere al giudizio;
- cadere e rialzarsi è il modo in cui noi creiamo la trasformazione spirituale che è il vero fine della vita umana;
- dare uno stop al vittimismo, resistere a tutti i sentimenti di delusione;
- quando dare una cosa è difficile, quello è il momento della vera condivisione, il momento dal quale deriva Luce durevole.

FARE MIRACOLI:
Secondo molti insegnamenti spirituali la coscienza crea la nostra realtà. Ciò che desideriamo è quanto riceviamo. Se siamo incerti riceviamo l'energia dell'incertezza. Si deve smettere di dubitare dei risultati positivi. Concentrandosi sull'eliminazione del pane della vergogna e smettendo di fissarsi sugli esiti si otterranno miracoli. Si ricordi che i risultati esistono già nel mondo del 99 percento.

Il gene di Dio racchiuso nella nostra anima ci spinge a desiderare di trasformarci nei creatori del nostro appagamento.

Lo Zohar è una candela in un mondo di tenebra. Trascende la religione, la razza, la politica e la geografia.

Dio non comanda. Dio non ordina. Non punisce né premia.