lunedì 3 febbraio 2020

Storia del Necronomicon

lovecraft cthuluh
In Lovecraft non è mai chiaro dove finisca il reale e dove cominci il fantastico perchè i due territori non sono separati ma sovrapposti. Era un maestro del pensiero laterale, ovvero un modo di ragionare che non tiene conto della linearità, ma trova soluzioni originali affidandosi a collegamenti non palesi di per sé. (NdRC: un ambito nel quale tutti i cercatori devono specializzarsi.)
La banalità del quotidiano è l'esca che incendia l'incredibile fantasia visionaria. I seguaci delle tecniche di meditazione trascendentale impiegano i mandala per trasferirsi con la propria coscienza in "mondi" diversi, adoperandoli come porte su universi ignoti. Lovecraft, col suo metodo di scrittura, attua esattamente analogo procedimento. Da un contesto totalmente realistico la fantasia onirica va a contaminare il reale, assumendone tutte le caratteristiche. Quando ci si rende conto di aver oltrepassato la soglia labile e invisibile tra i due mondi è troppo tardi. 
Per gli arabi pre-islamici lo Spazio Vuoto (Abisso) era il dominio incontrastato dei Jinn. Questi abitavano in luoghi solitari e selvaggi, molti nel deserto. A differenza delle divinità, sono concepiti come costituenti società e classi particolari. Per la mistica araba, entrare nello Spazio Vuoto abitato dai Jinn equivaleva a superare la soglia segreta fra i mondi, entrando in un'altra dimensione della realtà. Il mistico raggiungeva uno stato definito di Annichilazione, durante il quale il suo Io era interamente dissoluto. 
Dal punto di vista leggendario Irem delle Colonne, più che un luogo, è un concetto molto importante del misticismo magico arabo. Gli Ad, il popolo che secondo tradizioni pre-islamiche l'eresse, erano una razza di jinn molto simili ai nephilim, i giganti figli degli angeli nominati nella Bibbia. Allegoricamente, scendere nei suoi ipogei come fece Alhazred equivale al passaggio dalla realtà esteriore a quella interiore: una vera e propria operazione alchemica. Abdul Alhazred doveva dunque far parte di coloro che si erano rifiutati di accogliere il Corano, rimanendo fedeli ai culti magico-animistici dell'Arabia pre-islamica.
L'epicedio è un canto funebre.
"Il nome Necronomicon vuol dire Prospetto delle leggi che governano i morti."
San Paolo, lettera ai Romani, 7:1 "Forse ignorate, fratelli, che le leggi governano gli uomini soltanto finché non sono morti?"
Carattere distintivo del grimorio lovecraftiano è di avere origini pre-umane: i suoi incantesimi risalirebbero alle sconosciute entità aliene che a più riprese giunsero sul nostro pianeta prima ancora che l'uomo si manifestasse. Tali entità non hanno troncato i legami con il nostro mondo ma sono pronte ad abbandonare le sconosciute pieghe del cosmo in cui dimorano per fare nuovamente irruzione nella realtà. 
COn stupore i maghi cerimoniali si sono accorti che le divinità del pantheon lovecraftiano rispondono prontamente ai loro richiami , come se già da tempo esistesse una tradizione culturale che le riguardava. Non solo ma essi hanno anche constatato che l'efficacia delle manifestazioni era addirittura più alta che nel caso delle entità"consuete", come quelle di cui trattano il Lemegeton di Salomone o il Quarto Libro di Cornelio Agrippa. 
Nelle lettere di Lovecraft filtra la sua idea che alla radice del Cosmo ci sia non Ordine, ma Caos.    
Tratta di una paura fondata sulla dissoluzione della personalità, annichilita di fronte agli abissi incommensurabili dello spazio, i recessi infiniti di un cosmo tenebroso nel quale la mente umana, tendendosi allo stremo per raggiungere i confini più remoti, si spezza e diviene preda di irreparabile follia. E' il terrore che la "coscienza del Giorno" finisca inglobata dalla "coscienza della Notte", che il caos prevalga sull'ordine dilatando Azathoth, "il dio cieco e idiota che bestemmia e gorgoglia al centro del Tutto", sino a epitome dell'intero universo.
Remota nel deserto d'Arabia giace la città senza nome, diroccata e sconnessa, le basse mura quasi nascoste dalle sabbie di ere innumerevoli... E' di tal luogo che sognò Abdoul Alhazred, il poeta folle, la notte prima di cantare il suo inesplicabile distico:
Non è morto ciò che in eterno può attendere, 
e col passare di strane ere, anche la morte muore.
Tema fondamentale della narrativa di Lovecraft è quello della catabasi, la discesa agli inferi, allegoria della presa di contatto con l'inconscio. 
La sommersa rocca di R'lyeh dalle geometrie non-euclidee è una sua versione orrorificata di Atlantide. Nella sua dimora di R'lyeh il morto Cthulhu attende sognando.
Shub Niggurath, un'entità definita come Capra Nera dai Mille Cuccioli, corrispondente a quanto sembra a una specie di simbolo infernale della fertilità deviata.
Sono entità adimensionali e a noi invisibili. Yog-Sothoth conosce la Soglia. Yog-Sothoth è la Soglia. Yog-Sothoth è la chiave e il Guardiano della Soglia. Passato, presente e futuro sono una sola cosa in Yog-Sothoth.
Alludere è letterariamente molto più efficace che descrivere. 
Fa riferimento al mostruoso caos nucleare che si annida al di là dello spazio dotato di forma, misericordiosamente celato sotto il nome di Azathoth.
Nyarlathotep, il messaggero degli Antichi. 
Oggi il web è il più potente moltiplicatore di miti che l'umanità abbia mai visto dai tempi di aedi e sibille e non c'è neppure bisogno di conoscere il greco antico per abbeverarsene.
La vita, come disse Pirandello, o si vive o si scrive: Lovecraft risolse di viverla e scriverla allo stesso tempo. 
Shob-Niggurath è un demone-femmina, consorte di Yog-Sothoth e genitrice delle infernali entità Nug e Yeb. Il suo culto, la simbolica adorazione della Nera Capra dai Mille Cuccioli, è una delle più mostruose tradizioni giunte all'umanità dal mondo pre-umano.E' compito precipuo della poesia parlare direttamente al profondo della coscienza, saltando le censure imposte dalla razionalità. La vera poesia si esprime in un linguaggio universale che non ha bisogno di supponenti intermediazioni. 
Gli incubi costituiscono la punizione inflitta all'anima per colpe commesse in una precedente incarnazione, forse milioni di anni prima. 
Talvolta, spiega Lovecraft, il caos universale ci ghermisce anche quando non siamo noi a cercarlo, seppure inconsapevolmente. Filtra dall'infinito raggiungendoci attraverso sogni, visioni, impressioni, schegge dell'orrore radicale che troneggia al centro del Tutto. 
Il rifugio dell'orrore è il deserto (NdRC: oggi le periferie, le fabbriche abbandonate ecc...): è lì che, remoti dagli uomini, ma in agguato, si nascondono i semi del caos, fra le rovine delle architetture, incomprensibili alla mente umana, che gli agenti delle tenebre avevano edificato. 
lovecraft
L'universo essendo infinito, non ha un centro unico: ogni suo punto è un centro. I temerari che provano ad addentrarsi nel labirinto dell'Essere, talvolta giungono ad avere percezione di Azatoth, l'amorfa abiezione che gorgoglia e bestemmia al centro dell'infinito. L'oscena divinità del caos è uno dei simboli più potenti creati da Lovecraft. 
Nell'ambito di certe suole alchemiche i sali essenziali sono il residuo stabile di corpi organici grazie al quale era possibile, con opportune manipolazioni, riprodurre il corpo stesso tal quale a com'era in vita. (NdRC: procedimento detto della palingenesi, vedi Paracelso)
E' palese che per Lovecraft la letteratura magica non aveva alcun significato intrinseco. Ne utilizza simboli, concetti e brani soltanto come puro materiale letterario, senza attribuire ad essi alcuna valenza trascendentale. 
il re in giallo
Il culto di Hastur nella primordiale Carcosa. Secondo quanto dice Chambers, il Re in Giallo è un'opera teatrale, nella quale sono narrate le misteriose vicende riguardanti la fanciulla Cassilda alla corte del Re in Giallo. Ma a parte ciò, il lettore non ha modo di sapere nulla del testo: né chi l'abbia scritto, né chi lo faccia circolare o perché, né chi siano la stessa Cassilda o l'enigmatico monarca. L'unica cosa certa è che quanti si avventurano a sfogliare il micidiale volume, inevitabilmente perdono la ragione, quando non la vita stessa. 
I manoscritti Pnakotici. 
Alle origini del mito, spiega Lovecraft, c'è sempre qualcosa di reale: qualcosa la cui concretezza può essere ancor più spaventosa dell'immaterialità del più orribile dei fantasmi. Il suo concetto dell'orrore non si basa più sull'ingenua paura del soprannaturale, ma sullo sbigottimento di fronte alle possibilità spaventose ospitate da un cosmo troppo vasto e troppo antico perché possa essere penetrato senza traumi dalla mente umana. 
Culti Innominabili (Unaussprechlichen Kulten di Friedrich von Juntz) è un'invenzione di Robert Erwin Howard. Si tratta di un trattato sulle religioni arcaiche di origine pre-umana, in cui sono descritti anche gli incantesimi e le località o gli oggetti che costituiscono le chiavi necessarie per accedere agli intermundia ove dimorano le relative divinità blasfeme. 
La Cosmologia dei Miti di Chtulhu, nella sua prima stesura, prevede un mondo reale assediato da entità trascendenti, caratterizzate da suprema indifferenza nei nostri confronti ma pronte a irrompere nel nostro piano esistenziale quando, con riti opportuni, si aprono determinate Soglie. In seguito Lovecraft precisò il suo atteggiamento, trasformando le entità trascendenti in creature aliene provenienti da universi remoti, possieditrici di conoscenze tali da sconvolgere le leggi fisiche conosciute e perciò identificate come dei dall'umanità primitiva. 
Quanti hanno commercio con gli abominii delle tenebre si trattengono dallo scrivere e dal pronunciare il nome di Cristo. 
Nel Cosmo agiscono Forze e Intelligenze che non percepiamo, ma che ci condizionano.
Il libro dell'arabo pazzo è una di quelle opere che si formano gradualmente nel corso del tempo, come, mutatis mutandis, la Bibbia, lo Zohar, l'Illiade e l'Odissea, il Mahabarata, i Veda, le Mille e una notte, il Corpus Hermeticum e tanti altri testi consimili. Raccolgono esperienze e apporti diversi, si determinano attraverso un processo trans-generazionale e di fissano in un codice ben definito quando giungono a maturazione. A quel punto non ha più neppure senso chiedersi chi ne sia l'autore. 


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