martedì 20 settembre 2022

L'Esicasmo

 



L'Esicasmo è una via che conduce alla pace del cuore.
L'eterno dilemma che affligge ogni cercatore è: Marta o Maria? Azione o contemplazione?
Pare che il più piccolo atto di puro amore sia più grande della più grande cattedrale.
Uomini in cerca di "esichia", ossia di pace interiore. Come?

1) Meditare come una montagna. Prendere peso, essere pesante di presenza. Compresa la nozione di tempo. Le montagne hanno un altro tempo, un altro ritmo. 
"Tu sei pietra e su questa pietra edificherò il mio tempio."
Anche vedere senza giudicare, il semplice fatto di essere, prima di ogni pensiero, di ogni piacere e di ogni dolore.

2) Meditare come un papavero. Ossia volgersi, come il papavero, verso il sole, volgersi dal più profondo di sé verso la luce. Farne l'aspirazione di tutto il proprio sangue, di tutta la propria linfa.
Bisogna imparare a fiorire, ma anche ad appassire. Per cosa fioriscono i papaveri? Senza scopo né interesse, è la loro natura, così come lo è la nostra. 

3) Medita come l'oceano. La goccia d'acqua conserva la propria identità e tuttavia sa di essere una con l'oceano. E seppure nell'oceano ci sono onde, sulla superficie, nella profondità esso è tranquillo. I pensieri vanno e vengono come la schiuma delle onde, noi dobbiamo imparare ad annegare e a mettere radici nelle profondità dell'oceano. 

4) Meditare come un uccello. Meditare deriva da mormorare a bassa voce. Meditare è respirare cantando: Kyrie eleison, Kyrie eleison...
Vuol dire non solo Signore pietà, ma Signore, manda il tuo Spirito!

5) Meditare come Abramo. L'uomo è il luogo dove la preghiera del mondo prende coscienza di se stessa. Con la meditazione di Abramo, entriamo in una nuova e più elevata coscienza che si chiama Fede. Meditare come Abramo vuol dire intercedere per la vita degli uomini, non ignorare nulla della loro putredine e tuttavia "mai disperare della misericordia di Dio." Questa meditazione libera il cuore da ogni giudizio e condanna. (NdRC: compiere ogni gesto quotidiano anche verso chi non si sopporta pensando di compierlo per il Padre).
In sostanza questa meditazione conduce alla spoliazione di se stessi e di ciò che si ha di più caro con cui si identifica il proprio "io", così come Abramo avrebbe dovuto separarsi da suo figlio.
 "Dio provvederà."
 
6) Meditare come Gesù. La notte si ritirava a pregare, nel segreto, e là mormorava come un bambino "Abba", che vuol dire papà.

Cristo con tre brevi parole ci offre tre esercizi o comandamenti da mettere in pratica per ritrovare la salute dello spirito, dell'anima e del corpo: Fuge, Tace, Quiesce, fuggi, taci, riposa.

- Fuge: uscire dal mondo e dalle sue mondanità. Il deserto psichico si trova alle frontiere dello spazio e del tempo, non vi è nulla da vedere, da trovare, è uno spazio per la luce.

Per rimanere normali non rimane altra scelta che quella di fuggire lontano dalle competizioni gerarchiche. Per i Padri del Deserto la santità è prendere le distanze dal mondo e dai suoi costumi, è affermare la propria autonomia e libertà, liberarsi da ogni attaccamento e dipendenza.

- Tace: Il silenzio fa parte dell'igiene mentale ed è condizione di salute. Con la parola consumiamo molta energia, con il silenzio raccogliamo quell'energia che ci farà capaci di pronunziare "parole degne del silenzio". 
"Di ogni parola senza fondamento dovremo rendere conto nel giorno del Giudizio." (Mt 12, 36)
Si può tacere con le labbra, però si pensa, e i danni di una parola inespressa possono essere peggiori di quelli della parola espressa. Serve l'apertura del cuore, "far uscire il veleno dalla gola del serpente", ossia ogni sera esprimere in parole i pensieri che ci hanno tormentato durante il giorno.
Bisogna "Spezzare la testa dei bambini di Babilonia contro la roccia." I bambini di Babilonia sono i pensieri, la roccia è il Nome di Gesù.
Per gli anziani il silenzio delle labbra doveva portare al silenzio del cuore, capace di condurre al silenzio dello Spirito. 

- Quiesce: "entra nel riposo", nella pace interiore, la pace di Dio, l'esichia. 
"Trova la pace interiore e una moltitudine verrà salvata con te." San Serafino. 
Non si medita mai solo per sé. L'uomo in pace è dimora di Dio. 
Il più ignorato e più importante dei diritti dell'uomo è il diritto dell'uomo alla contemplazione.
La Scala del Paradiso di Giovanni Climaco: l'amerimnia, il fatto di essere senza preoccupazioni, è una delle condizioni più importanti per realizzare l'esichia.
La pacificazione della mente è anche pacificazione dei desideri; si impara ad accontentarsi di ciò che si ha. Il credente è un uomo libero, non si da pensieri perché sa che la sua vita non dipende da lui; non è rinuncia o fatalismo, ma abbandono sicuro alla fede nei confronti di Colui che ci guida per vie talvolta incomprensibili.

La Practiké è il metodo spirituale che mira a purificare la parte passionale dell'anima. Ritornare da ciò che è contrario alla natura a ciò che le è proprio. L'elemento essenziale di questa pratica è la lotta contro i "logismoi", ossia i pensieri, anche detti "diabolis", letteralmente "ciò che divide" l'uomo in se stesso, lo lacera. 
Evagrio il Monaco distingue 8 "logismoi" alla radice dei nostri comportamenti, otto sitomi di una malattia dello spirito:
- La gastrimargia, non solo golosità, ma ogni forma di patologia orale;
- La philarguria, l'avarizia e tutte le forme di "stitichezza" dell'essere;
- La porneia, ogni forma di ossessione sessuale;
- Orgé, la collera;
- Lupé, la depressione, la tristezza, la malinconia;
- Acedia, la disperazione, la pulsione suicida (NdRC: si presenta quando le altre 7 malattie hanno già invaso l'uomo);
- Kenodoxia, la vanagloria, l'inflazione dell'io;
- Uperephania, l'orgoglio, la paranoia.
Questi vizi sono visti come un cancro psico-spirituale. Per stroncarlo si tratta di analizzare le loro influenze negative sulla nostra libertà. Vizi che disorientano l'uomo fino a fargli perdere il senso della propria finalità teo-antropica.
Ecco le soluzioni proposte:
1) Digiuno moderato e pratica della preghiera orale, ruminare e masticare la Parola di Dio. Essere libero dalla gastrimargia, da questa ansia del consumo, rende l'uomo capace di vivere ogni cosa in stato di "eucarestia",  di rendimento di grazie.
2) Non solo attaccamento alle cose materiali, ma anche alle idee, alle abitudini. La si combatte meditando sulla morte, e sul lavoro di presa di coscienza che tutto ciò che è composto andrà un giorno in decomposizione  per diventare così liberi da ogni possesso terreno. "L'unico vero tesoro è l'amore, che si moltiplica nella misura in cui lo spendiamo."
3) Per i Padri la castità è molto più che continenza, si tratta di non guardare gli altri e se stessi come si guarda agli oggetti. La persona è un essere di comunione, di relazione, non un essere di "consumo". Oltre al lavoro manuale che procura una sana fatica, Evagrio ricorda l'importanza della meditazione sulle Scritture, perché il cervello è il nostro principale organo sessuale, si tratta di sostituire un pensiero di lode a un pensiero ossessivo. La vera castità non si ottiene avendo paura di amare, ma al contrario amando di più!
4) Collera o impazienza, accomunate dalla brevità del respiro. E' come se l'uomo soffocasse, quasi fosse posseduto. "La loro collera è simile al serpente" Sal 58,5 
Il demonio non è diverso dall'uomo turbato dalla collera. 
"Che il sole non tramonti sulla vostra ira" Ef 4, 26 Prima di coricarsi perdonare tutto e tutti, imparare ad espirare. L'ira altrimenti non mancherà di turbare il nostro riposo. Il perdonare non è debolezza, anzi è la manifestazione della perfetta padronanza dello Spirito Santo sulla parte irascibile dell'essere.  
5) Ogni forma di frustrazione porta con se un certo grado di tristezza, di lupé. Mai dimenticare, che nulla ci è dovuto! Bisogna apprezzare anche le minime cose nella loro gratuità. "Desidera ciò che hai e avrai ciò che desideri." 
6) E' quella forma particolare di pulsione verso la morte che introduce il disgusto e la stanchezza in tutti i nostri atti. Conduce alla disperazione e fino al suicidio. I Padri lo definivano come il Demone di Mezzogiorno, perché flagellava i monaci nel mezzo del loro cammino. Può essere il momento chiave del passaggio dai valori dell'avere a quelli dell'essere.
Occorre occupare la mente con mansioni semplici, vivere il momento presente senza aspettare nulla né dal passato né dall'avvenire. Al culmine dell'angoscia si tratta di tener duro. E' il momento della Fede.
7) Tutte le paranoie positive o negative che vedono l'ego sentirsi protagonista, senza aggancio con la realtà. Una semplice osservazione e si sente odiato e perseguitato: pura vanagloria. Porta all'egocentrismo. Il rimedio è la Gnosi nel suo significato di conoscenza di se. Cos'è l'uomo realmente? E' come un filo d'erba: al mattino spunta, alla sera appassisce.
8) E' l'orgoglio la hybris, e manifesta un'ignoranza ancora più profonda della natura umana. Il grande rimedio è l'umiltà. Grazie ad essa l'uomo sperimenta la pace del cuore, non avendo alcuna pretesa né necessitando di ricevere segni di ammirazione o riconoscimento. 

Ci sono altri logismoi, ma sono tutti riconducibili agli 8 maggiori. 
L'ego si ribella quando viene contrastato. All'atteggiamento egocentrico dell'uomo patologico, i monaci vogliono sostituire l'atteggiamento Cristocentrico o Teocentrico dell'uomo senza patologie. Così si potrà essere nel mondo, senza essere del mondo. 

Scopo della vita cristiana è la gnosis, la visione di Dio, il mezzo è la practiké, la purificazione di cuore e mente dai logismoi. La purezza di cuore non è mai acquistata una volta per tutte, ogni mattina si tratta di lavare lo specchio dalle impurità. Fare qualcosa senza amore, ecco ciò ce rende l'uomo impuro. Mettere amore in tutti i nostri atti è ciò che li trasforma e li purifica dall'interno, come il fuoco, dicevano gli antichi alchimisti. 
Il ruolo dei contemplativi è ricordare che vi è nel mondo altra cosa che il mondo, che lo scopo della vita umana non è soltanto umano. 
Ciò che Gesù chiede a Marta è di amare nel servizio, così come Maria lo ama nella meditazione. Tutto ciò che si fa senza amore è tempo perduto. Tutto ciò che si fa con amore lo si ritrova nell'eternità.
 Al fine di tenere sempre il pensiero fisso in Dio si deve riproporsi continuamente questa formula di pietà: "Mio Dio, vieni in mio aiuto; affrettati a soccorrermi, Signore."
L'esperienza esicastica è caratterizzata da due affermazioni: la trascendenza di Dio, del suo carattere inaccessibile; e della vicinanza di Dio, della sua immanenza, della sua presenza in ciascuno di noi, ossia della divinizzazione reale dell'uomo attraverso le Energie del Verbo e dello Spirito. Umiltà e sicurezza. Per l'Esicasmo il corpo non è il sepolcro dell'anima, ma come dice San Paolo, il Tempio dello Spirito. Il Vangelo non contrappone lo Spirito alla materia, ma il soprannaturale increato al mondo creato. 
Il Signore ha detto: "Cercate prima il Regno e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù."
Dio non è solo questa vita mortale, vittima un giorno o l'altro delle leggi dell'entropia. No. Dio è la vita eterna, la vita increata che non passa. "Dio si è fatto uomo, perché l'uomo diventasse Dio."
E' l'insieme della scienza e dell'esperienza che fa lo staretz, ossia il maestro, o padre spirituale. 
Filocalia significa amore per la bellezza. Essa ci insegna l'arte delle arti che è la preghiera e i suoi segreti. Essa è la chiave che apre i misteri della Santa Scrittura.
Il metodo che lo staretz insegna al pellegrino è in estrema sintesi:
- siediti;
- taci;
- rimani in solitudine;
- respira più dolcemente;
- fa scendere l'intelligenza nel cuore;
- respirando invoca il Nome;
- abbandona i pensieri;
- sii paziente e ripeti spesso questo esercizio.
La preghiera esicastica ha come fine il risveglio del cuore, la sensibilità della presenza di Dio in tutte le cose. Per i Padri la pietà di Dio è lo Spirito Santo, è il Dono del suo Amore. "Signore, abbi pietà." vuol dire: "Tu che sei, manda su di me, su tutti, il tuo Soffio (Ruah, l'alito di Dio), il tuo Spirito e tutto sarà rinnovato. Gesù non è più solo un Maestro del passato, ma il mio Maestro interiore. 
Lo staretz ci ricorda che se la qualità della preghiera non dipende da noi, è Dio che la dona, la quantità è ciò che noi possiamo offrire a Dio: "E' il tempo che dedichi alla rosa che rende la tua rosa così preziosa."
Più l'orientamento al soprannaturale è netto, più è determinato l'impegno dell'uomo al suo servizio, più sicuramente egli trova davanti a sé il nemico ad allontanarlo dalla giusta via.     
Shatan è una creatura, la cui funzione è di metterci alla prova, di tentarci, al fine di renderci più forti e di aiutarci a prendere coscienza del nostro grado di fede e di fiducia in Dio.
"Senza i demoni e le loro insidie non potremmo fare progressi", dicevano gli antichi Padri del deserto.
Il cammino del pellegrino non contrasta con le preoccupazioni sociali e con il desiderio di giustizia dell'uomo contemporaneo; esso ci ricorda soltanto che un cambiamento di società senza un cambiamento di cuore nell'uomo è, presto o tardi, destinato al fallimento, e il cuore dell'uomo non può cambiare se non si sente almeno per una volta infinitamente amato.
"E' l'amore che divinizza. E' la devozione che è per se stessa liberatrice."
Per i Padri del Deserto la missione della Chiesa sarà quella di far tremare le basi demoniache di questo mondo e introdurvi la Pace e la Carità del Regno di Dio. (Sant'Antonio).
E' facendo appello al Nome di Gesù che i discepoli guariscono i malati, cacciano i demoni, compiono ogni sorta di miracoli. Il significato del Nome è proprio "colui che salva".
L'efficacia del Nome dipende dalla fede d colui che lo pronuncia. 
Tutti gli ieromonaci ripetono questa frase: "L'inizio della salvezza è la condanna del sé".
L'uomo è per essenza ricettacolo della bontà di Dio, occorre però che la accetti: pregando prima di ricevere e ringraziando dopo aver ricevuto. La mistica sorpassa nello stesso tempo tutti i sensi e l'intelligenza. 
Se non hai maestri, cercane uno ad ogni costo. Se non ne trovi, invoca Dio nella contrizione dello spirito e nelle lacrime, supplicalo nella privazione e fai ciò che ti dice.
Si dice siedi nella tua cella e la cella ti insegnerà ogni cosa.  
"Seduto nella calma della tua cella e raccogliendo l'intelletto, fallo entrare per la via dove il respiro penetra nel cuore. Per mezzo dell'inspirazione spingilo e forzalo a dimorare nel cuore. Dal momento in cui vi è entrato spariranno la pena e lo sforzo, la gioia e la grazia si faranno sentire e le cose che attendono di essere fatte si faranno da sole per te. L'intelletto quando si unisce all'anima si riempie di contentezza e di giubilo ineffabili." 
Senza la partecipazione dell'intelligenza le intuizioni del cuore rimangono oscuri impulsi. Nello stesso modo, senza il cuore, che è il centro di tutte le attività e la radice profonda della propria vita, l'intelletto-intelligenza è impotente. 
Invocazione:
"Mandami anche o Misericordioso, il tuo Paraclito, perché egli stesso mi insegni la conoscenza di Te e mi annunzi i tuoi segreti, o Dio di tutte le cose".
Arriva un momento in cui l'esicasta non dice più la preghiera, ma diventa egli stesso preghiera.
Senza la preghiera tutte le virtù sono come alberi senza terra; la preghiera è la terra fertile che permette a tutte le virtù di crescere. Gli uomini credono che si debba prima amare gli uomini e in seguito Dio, ma non serve a niente. Quando si comincia ad amare Dio, in quell'amore di Dio si trova il prossimo. 
Il fine è elevarsi dalla sfera del sensibile al Regno che "è al di là dei sensi", andare da queste realtà che passano alla realtà che non passa, eterna. I sensi non sono distrutti, ma trasfigurati. Diventano sensi divini, che rendono l'uomo sempre più "capax Dei".
Pregare non è pensare a Dio; è mantenere la sensazione di una Presenza che ci avvolge e che ci guida. La Presenza sfugge da ogni parte alla nostra presa; nondimeno, essa si comunica realmente a noi "secondo la nostra capacità", capacità che può essere sempre ulteriormente dilatata. Tutti i sensi devono essere coinvolti nella preghiera e nella lode. E' l'uomo tutto intero che deve mettersi alla presenza di Dio: è il processo stesso della trasfigurazione. 

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